Beniamino Zuncheddu assolto per non aver commesso il fatto
Lo hanno deciso i giudici al termine del processo di revisione. L’ex pastore sardo ha scontato quasi 33 anni di carcere
di Nicoletta Cottone
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I punti chiave
- La requisitoria del pg
- Trogu: Beniamino non meritava ciò che ha subito
- Irene Testa: oggi è un grande giorno
- La strage di Sinnai l’8 gennaio 1991
- La tesi dei dissidi fra allevatori
- L’autore arrivò a bordo di uno scooter
- Zuncheddu fu arrestato il 28 febbraio 1991
- Il processo di revisione e la carta vincente delle intercettazioni
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È stato assolto ed è finalmente un uomo libero Beniamino Zuncheddu, l’ex pastore sardo in carcere da quasi 33 anni, condannato all’ergastolo per la strage di Sinnai dell’8 gennaio 1991. Lo hanno deciso i giudici della Corte d’Appello di Roma al termine del processo di revisione. I giudici della Corte di Appello di Roma hanno anche disposto la trasmissione degli atti alla procura capitolina in relazione a tre testimonianze rese in aula, tra cui quella dell’ex poliziotto che si occupò delle indagini all’epoca. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.
La requisitoria del pg
Nella requisitoria il pg Francesco Piantoni ha ripercorso le vicende che si sono susseguite dopo la strage di Sinnai. Si è soffermato sull’identificazione dell’assassino di Cuile is coccus, sul cambio di rotta della testimonianza del sopravvissuto Luigi Pinna, che prima aveva dichiarato che l’assassino aveva il volto coperto da una calza da donna e poi si era trasformato nel principale accusatore di Zuncheddu. Ha parlato del sovrintendente di Polizia Mario Uda che avrebbe mostrato al teste Luigi Pinna la foto di Zuncheddu prima del riconoscimento formale. Piantoni ha ricordato tutte le intercettazioni che hanno svelato le menzogne che hanno tenuto in carcere Zuncheddu per quasi 33 anni. Il pg ha affermato che «quell’accordo fraudolento è durato 30 anni».
Trogu: Beniamino non meritava ciò che ha subito
«Beniamino è una persona incredibile che non meritava quello che ha subito», ha dichiarato l’avvocato Mauro Trogu, difensore di Beniamino Zuncheddu, a margine della lettura della sentenza di assoluzione nell’ambito del processo di revisione. «Abbiamo studiato tanto con i consulenti che mi hanno supportato, ci siamo convinti nell’intimo dell’innocenza di Beniamino: le carte parlavano di prove a carico assolutamente contradditorie - ha aggiunto il difensore - le indagini difensive hanno dimostrato la falsità di quelle prove a carico e rimanevano solo quelle a discarico. E poi perché abbiamo conosciuto Beniamino. Io auguro a chi abbia anche solo un minimo dubbio di berci un caffè insieme e questo dubbio verrà cancellato».
Irene Testa: oggi è un grande giorno
Emozionata la garante dei detenuti della Sardegna e tesoriera del Partito Radicale Irene Testa, che ha seguito e portato sotto i riflettori nazionali la vicenda di Beniamino Zuncheddu. «Per tutti noi è un grande giorno. Sono contenta e commossa per l’assoluzione di Beniamino Zuncheddu. Ma molto preoccupata per lo stato della giustizia nel nostro Paese. Se da una parte oggi la giustizia ha trionfato, dall’altra c’è una giustizia che fa paura, una giustizia che ha rubato 33 anni di vita a un uomo. Una riflessione viene spontanea. Quanti Beniamino ci sono nelle carceri italiane? La giustizia italiana va riformata perché così è una giustizia che fa paura e quanto accaduto a Beniamino potrebbe accadere a chiunque. Che la vicenda di Beniamino possa essere da monito a chi conduce le indagini e a chi è chiamato a giudicare».
La strage di Sinnai l’8 gennaio 1991
La strage di Sinnai risale all’8 gennaio del 1991. Nell’ovile di Cuile is coccus furono uccisi a colpi di fucile Gesuino Fadda, 56 anni, il figlio Giuseppe, di 24 anni e Ignazio Pusceddu, 55enne, che lavorava alle dipendenze dei due. Nell’agguato si salvò Luigi Pinna, genero di Fadda, che all’epoca aveva 29 anni. Solo un paio di più di Beniamino che entrerà in carcere due mesi prima di compiere 27 anni e ne uscirà solo a 59 anni.


