Il primato del Pd nelle grandi città, il crollo di M5S, la crescita di Fdi al Nord: i numeri dei partiti
A Roma la lista più votata è quella di Calenda. A Milano il partito di Meloni quadruplica i consensi
di Riccardo Ferrazza
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I punti chiave
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L’unico a poter festaggiare è il Pd, mentre il Movimento 5 Stelle esce fortemente ridimensionato. In una tornata negativa per il centrodestra, Fratelli d’Italia si consola con l’affermazione di primo partito della coalizione a Roma (e la crescita nei grandi centri del Nord) e se Forza Italia può almeno rivendicare la conferma della guida della Calabria è soprattutto la Lega a dover fare i conti con risultati negativi, a partire dalla sua capitale Milano, dove il Carroccio è tornato ai livelli del 2016. Ecco nel dettaglio i risultati del primo turno delle amministrative letti con le percentuali ottenute dalle forze politiche.
Pd primo nelle grandi città ma a Roma superato da Calenda
Vittoria nelle tre grandi città (Milano, Bologna e Napoli) e conquista del collegio di Siena alle suppletive da parte di Enrico Letta (era il seggio di Pier Carlo Padoan, lasciato per passare a Unicredit: una sfida a cui il segretario del Pd aveva legato la prosecuzione della propria esperienza politica): per il Partito democratico il primo turno del voto amministrativo è stato un successo. La conquista di Napoli con Manfredi (attesa), la conferma di Bologna con Lepore (scontata) e quella di Milano (nel conto ma senza la sicurezza del primo turno per Beppe Sala: prima volta per un sindaco di centrosinistra nel capoluogo lombardo ) sono state accompagnate dall’affermazione come primo partito: nel capoluogo campano con il 12,2%, in quello emiliano con il 36,5% e a Milano con il 33,8%.
C’è poi la sorpresa di Stefano Lo Russo che a Torino va al secondo turno davanti al candidato di centrodestra, Paolo Damilano, grazie al 28,5% ottenuto dalla lista dei democratici (poco meno del risultato delle comunali del 2016). Tra due settimane il ballottaggio a Roma potrebbe portare il centrosinistra al Campidoglio con Roberto Gualtieri: nella capitale il Pd ha raccolto il 16,4%, un livello appena al di sotto del 17,2% registrato alle comunali del 2016 (ma alle Europee i consensi erano stati addirittura del 30,6%). I democratici sono la seconda forza in città, superati da Carlo Calenda (primo con il 19,8%) e da Fratelli d’Italia (17,4%).
Il M5S in perdita
La sindaca uscente di Roma, Virginia Raggi, non ha raggiunto il 20% (si è fermata al 19,1% con un 1,4% di romani che ha però votato lei ma non le liste che la sostenevano). Non solo non andrà al ballottaggio ma è stata superata da Carlo Calenda per 8mila voti. A Torino, l’altra grande città guidata finora da una pentastellata (Chiara Appendino), la candidata Cinque Stelle, Valentina Sganga, non è arrivata al 10% (9,1%): i consiglieri comunali pentastellati potrebbero passare dai 24 ucenti a uno.
Sono i due risultati che danno l’idea del momento che vivono i Cinque Stelle: a Roma il Movimento è passato dal 35,3% del 2016 all’11% (-24,3%), nel capoluogo piemontese dal 30 all’8% (-20 punti, persi anche nelle periferie che lo avevano premiato 5 anni fa, dove ha prevalso la candidatura di centrodstra di Paolo Damilano). I voti a Torino e a Milano (qui il M5S ha raccolto solo il 2,8%, il dato più basso tra i grandi centr, resterà fuori dal consiglio, superato anche da Italexit di Gianluigi Paragone) hanno dimostrato che l’apporto del Movimento 5 Stelle al momento non è fondamentale nell’alleanza con il Pd, visto che la forza di Giuseppe Conte ha corso da sola senza impedire al centrosinistra di andare al ballottaggio nel capoluogo piemontese e di vincere al primo turno in quello lombardo.
