La crisi della Nato accelera il dibattito Ue sulla clausola di mutua difesa
Dal nostro corrispondente Beda Romano
di Antonio Noto
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Cresce l’allarme sui rincari in Italia, trainati dall’escalation dell’energia e dalla forte ripresa di attività nell’edilizia, con ricadute importanti soprattutto per alcune tipologie di beni. In questo contesto, l’inflazione percepita dalla popolazione, un parametro importante per cogliere la rilevanza acquisita da questi fenomeni nella consapevolezza dei cittadini, arriva al 5,3%, mentre il tasso ufficiale ha raggiunto il 3,7% a novembre.
È la prima volta che non si registra una differenza molto elevata tra ciò che è la percezione del carovita e quanto rilevato invece su base scientifica da Istat. In passato la percezione dell’inflazione è stata sempre maggiore, anche con una differenza di 7-8 punti rispetto al dato reale, mentre adesso il divario è solo di 1,5 punti. Questa tendenza si ripropone anche nei principali Paesi europei, nei quali la percezione dell’inflazione assume numeri molto simili ai dati ufficiali.
In un periodo di crisi sanitaria ed economica la valutazione del fenomeno assume un aspetto più razionale che emotivo, nel senso che si fa più attenzione al reale aumento dei prezzi e si riescono ad esprimere considerazione più realistiche.
L’analisi effettuata per Il Sole 24 Ore dall’Istituto Noto Sondaggi è stata condotta sugli stessi prodotti e servizi contenuti nel paniere Istat: quindi, la comparazione tra inflazione reale e percepita assume in questo caso una maggiore rappresentatività.
Anche se l’aumento medio nel 2021 è valutato dalla popolazione in misura del +5,3%, diventa di particolare interesse analizzare anche in quali comparti i prezzi nel corso di quest’anno sono aumentati ancor di più secondo gli italiani. Tra tutti svettano i costi per la gestione dell’abitazione: in questo capitolo di spesa il tasso medio percepito si alza al +11,3 per cento. Non solo, scendendo nel dettaglio dei singoli beni e servizi, l’energia elettrica arriva al massimo del +17,5%, seguita dalle spese dedicate per il gas che segnano un +16,6% e quelle per il gasolio con +15,3 per cento.