L’intervista

Iliad sbarca nel fisso in Italia. Levi: «Pronti alle occasioni di M&A»

L'ad per l'Italia racconta le strategie dell'operatore francese: «Inizialmente ci appoggeremo sulla rete di Open Fiber, su Fibercop in un secondo tempo»

di Andrea Biondi

Dossier telecomunicazioni in Italia all'ombra del Pnrr

4' min read

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«È ormai imminente lo sbarco sul fisso. A breve saremo sul mercato con le nostre offerte». Pur senza fare disclosure sulla data di partenza, fa capire che si tratta di questione di giorni Benedetto Levi, amministratore delegato di Iliad Italia. Dopodiché quello che attualmente è il quarto operatore mobile infrastrutturato in Italia – entrato nel mercato delle Tlc nella Penisola nel 2018 per volere della Commissione Ue che lo ha richiesto per dare l’ok al matrimonio fra Wind e 3 Italia – inizierà a dare battaglia anche nel comparto dell’ultrabroadband fisso.

La compagnia telefonica ha raggiunto 8,5 milioni di clienti a fine 2021 e nel 2020, stando all’ultimo bilancio depositato, ha realizzato ricavi da vendite per 667 milioni di euro (+58,1%) seppur con ultima riga del conto economico in rosso per 350,6 milioni. Alla fine del 2022, il giro d’affari si attesterà a quota «1 miliardo di euro». Questo però allo stato attuale delle cose. La eventuale partenza delle offerte B2b nella telefonia mobile con proposte a imprese e professionisti porterebbe altro fieno in cascina, così come un’apertura della propria rete al wholesale, mettendola a disposizione di eventuali operatori virtuali. «Vedremo se si presenteranno occasioni».

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Invece siete pronti con le offerte per il fisso.

Esattamente. Siamo pronti per arrivare sul mercato dell’ultrabroadband e fare la stessa operazione di trasparenza che è seguita al nostro arrivo in Italia nel mobile. I numeri ci stanno dando ragione. In tre anni e mezzo un italiano su 7 è utente Iliad. Parliamo di 8,5 milioni. E abbiamo capito da tempo che anche sul fisso c’è spazio, con il desiderio della gente di poter accedere a offerte finalmente trasparenti.

Certo il mercato delle Tlc, del mobile ma anche del fisso, sta mostrando delle difficoltà: 1,5 miliardi di ricavi persi solo nel 2020. Davvero pensate sia il momento giusto?

Quest’anno finiremo con 1 miliardo di euro di giro d’affari. E riteniamo che facendo le cose per bene, con offerte semplici, chiare e trasparenti, ci sia spazio di crescita. Il bisogno di connettività oggi è più forte che mai. Come quello di chiarezza e prezzi stabili.

Dagli analisti agli altri operatori, è però un parere abbastanza condiviso considerarvi più che altro causa di una guerra dei prezzi che sta distruggendo valore.

Sul mobile abbiamo fatto la guerra della trasparenza, altroché. E il mercato ci ha premiati. Tutto lì. Al contrario di quello che è stato fatto da altri, con i loro second brand (che hanno sia Tim, sia Vodafone, sia Wind Tre, ndr.) creati - quelli sì - solo per fare competizione sui prezzi.

Le vostre offerte ultrabroadband sfrutteranno il bundle con i contenuti?

Senza voler entrare in dettagli, che leggerete al momento del lancio, dico che le nostre offerte saranno coerenti con i valori di semplicità, trasparenza e chiarezza di Iliad. Credo che le persone vogliano sapere per cosa stanno pagando. Il concetto di bundle va a rendere tutto meno chiaro.

Avete accordi sia con Open Fiber sia con Fibercop. Partirete appoggiando le vostre offerte sulle reti di entrambi?

Inizialmente ci appoggeremo sulla rete di Open Fiber, in particolare nelle aree nere, quelle più servite del Paese. Su rete Fibercop arriveremo in un secondo momento.

Ma potreste entrare nella società in cui è stata scorporata la rete secondaria di Telecom, che vede nel capitale Tim al 58%, insieme con il fondo di private equity Usa Kkr, che ha il 37,5%, e Fastweb con il restante 4,5%?

Non escludiamo nessuna opzione per il futuro.

Kkr, che ha il vostro azionista di riferimento Xavier Niel nel board, ha manifestato interesse per Tim. Si è parlato anche di spezzatino della società con la parte di servizi da valorizzare.

Si sono dette varie cose. Ma parliamo di speculazioni su questioni sulle quali va fatta ancora chiarezza. Io posso dire solo che dal lato nostro, come abbiamo sempre dimostrato, saremo pragmatici. Proseguiremo sulla nostra strategia. Poi, se uno dei tre principali operatori sarà in vendita, valuteremo tutte le opzioni anche in chiave M&A.

Quindi pronti al consolidamento?

Ripeto: se ci saranno società in vendita, totale o parziale, valuteremo senza preclusioni.

Tanto più che Iliad si è delistata a Parigi.

È evidente che da quando siamo delistati abbiamo totale indipendenza strategica. E questo per noi, a livello di gruppo, rappresenta un elemento di forza.

Però, come alfieri della trasparenza non è contraddittorio esservi delistati? Non avremo più informazioni di dettaglio sui conti.

Non è così, abbiamo bond quotati. Comunque la nostra decisione, presa come gruppo, è continuare a comunicare al mercato.

Un’operazione l’avete già fatta in realtà, diventando con il 12% il primo azionista di Unieuro.

La nostra partnership sta andando molto bene da tutti i punti di vista. Lo riteniamo, come abbiamo detto da subito, un ottimo investimento dal punto di vista finanziario. Ed è una società con la quale siamo accomunati dalla voglia di innovare.

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