Transparency International

In Italia cresce la corruzione percepita: siamo al 52° posto nel mondo

Per TI, “le più recenti riforme ed alcune questioni irrisolte stanno indebolendo i progressi nel contrasto alla corruzione”. Tra le questioni aperte “la mancanza di una regolamentazione in tema di conflitto di interessi nei rapporti tra pubblico e privato” e “l’assenza di una disciplina in materia di lobbying”

Nella foto la targa dell'Anac

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Con 54 punti, su una scala di rilevazione che va da 0 (alto livello di corruzione percepita) a 100 (basso livello di corruzione percepita), l’Italia si piazza al 52° posto nel mondo e 19esima tra i 27 Paesi dell’Unione Europea nella classifica per indice di corruzione percepita (Cpi) stilata da Transparency International.

Nell’ambito di una tendenza alla crescita, con +14 punti dal 2012, il CPI 2024 segna il primo calo dell’Italia (-2 punti rispetto ai 56 registrati nel 2023), che peggiora di dieci step la sua posizione rispetto all’ultima rilevazione Cpi: era infatti al 42° posto due anni fa. Le più recenti riforme ed alcune questioni irrisolte stanno infatti indebolendo i progressi nel contrasto alla corruzione. Il nostro paese rimane poi ben al di sopra la media globale di 43 punti. L’Indice Cpi assegna un punteggio a 180 Paesi e territori di tutto il mondo in base alla percezione della corruzione nel settore pubblico, utilizzando dati provenienti da 13 fonti esterne. I punteggi riflettono le opinioni di esperti.

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“Nell’ambito di una tendenza alla crescita, con +14 punti dal 2012 - sottolinea Transparency International - il Cpi 2024 segna il primo calo dell’Italia (-2)”. Negli ultimi 13 anni, evidenzia Transparency, “il sistema nazionale ha innescato positivi cambiamenti in chiave anticorruzione. Un risultato che è anche frutto delle misure anticorruzione adottate nell’ultimo decennio con l’applicazione di alcune misure normative adottate in materia di whistleblowing e di appalti pubblici. Ancora, il ruolo dell’Autorità Nazionale Anticorruzione che, negli ultimi anni, ha rafforzato la disciplina sugli appalti e creato un database pubblico che rappresenta un esempio regionale di rinnovata fiducia nei sistemi di trasparenza”.

Tuttavia “le più recenti riforme ed alcune questioni irrisolte stanno indebolendo i progressi nel contrasto alla corruzione. Ad oggi rimangono aperte alcune questioni che continuano ad incidere negativamente sulla capacità del sistema di prevenzione della corruzione nel settore pubblico. Dalla mancanza di una regolamentazione in tema di conflitto di interessi nei rapporti tra pubblico e privato, all’assenza di una disciplina in materia di lobbying”.

Busia (Anc): Italia perde 10 posizioni, fatto estremamente preoccupante, paghiamo scelte fatte

“Il passaggio dalla 42esima alla 52esima posizione nella classifica globale dell’indice di Transparency International segna per l’Italia un brusco salto indietro, estremamente preoccupante, e vanifica tanti sforzi fatti negli ultimi anni, guadagnando credibilità interna ed internazionale” Lo ha detto Giuseppe Busìa, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), alla presentazione dell’indice CPI 2024 di Transaprency International questa mattina a Roma.

“Tale risultato incide negativamente sulla fiducia dei cittadini, quanto mai preziosa in questo delicato momento storico, oltre a ridurre l’attrattività del nostro Paese agli occhi degli investitori esteri, con conseguente perdita di occasioni di crescita e sviluppo” ha proseguito il presidente dell’Anac, aggiungendo che “purtroppo, pesano alcune scelte recenti, quali l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, che ha lasciato aperti diversi vuoti di tutela, o l’innalzamento delle soglie per gli affidamenti diretti di servizi e forniture fino a 140mila euro, che oltre a ridurre la trasparenza, rischia di far lievitare la spesa pubblica. E pesa - ha continuato Busia - il mancato impegno rispetto a interventi normativi che a livello internazionale ci sollecitano da troppi anni, come l’assenza di una seria disciplina sulle lobby, non criminalizzatrice ma improntata alla assoluta trasparenza, e l’estensione delle regole su conflitti di interessi, sulle incompatibilità e sulle incoferibilità anche alle cariche politiche, mentre noi, pur con una normativa certamente da rivedere, ci siamo fermati a livello amministrativo e dirigenziale”.

“Recuperare è possibile - ha concluso Busia - ma richiede volontà politica di tutti: ricordo solo che tre anni fa, presentando nel 2022 lo stesso indice, avevamo festeggiato il fatto di aver scalato ben 10 posizioni”.

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