Il caso

In Svezia non consegnano le targhe, Tesla fa causa e vince il primo round

Tesla ha citato in giudizio l’Agenzia dei trasporti per il mancato accesso alle targhe. Se perdesse la sua attività in Europa potrebbe risentirne

di Biagio Simonetta

Aggiornato il 28 novembre 2023, ore 12:30

Aggiungi Il Sole 24 Ore
ai preferiti su Google
Uno degli stabilimenti di Tesla in Texas . (Photo by SUZANNE CORDEIRO / AFP)

3' min read

3' min read

Primo round giudiziario a Tesla nella contesa in corso da un mese in Svezia con i sindacati, che vogliono ottenere il passaggio alla contrattazione collettiva. Un tribunale di contea svedese ha emesso un’ingiunzione temporanea che garantisce al costruttore texano il diritto di ritirare le targhe delle sue auto, offrendo potenzialmente alla società una parziale tregua. Dalla scorsa settimana, le azioni di solidarietà allo sciopero tra gli impiegati delle poste avevano interrotto la consegna delle targhe a Tesla da parte dell’Agenzia svedese dei trasporti (la Motorizzazione), poiché le normative attuali richiedono che vengano spedite tramite il servizio postale svedese, PostNord AB. L’ingiunzione arriva pochi giorni dopo che il ceo di Tesla, Elon Musk, ha definito «folli» le azioni dei lavoratori svedesi. Il tribunale ordina che la Motorizzazione fornisca alla casa di Austin (Texas) le targhe entro sette giorni, pena una multa di 1 milione di corone svedesi (87mila euro).

Tesla ha dichiarato di aver citato in giudizio «lo Stato svedese attraverso l’Agenzia dei trasporti» perché il mancato accesso alle targhe di immatricolazione «costituisce un attacco discriminatorio illegale diretto a Tesla». Proprio così, quello che sta succedendo in Svezia è una storia destinata a far discutere, con possibili impatti in tutta Europa. Anche perché continua ad allargarsi a macchia d’olio, e quella delle targhe è solo l’ultima vicissitudine.

Loading...

Tutto nasce dal fatto che Tesla non è sindacalizzata a livello globale. I suoi 130 metalmeccanici non sono tutelati come nel caso, ad esempio di GM, Ford e Stellantis negli Stati Uniti, dove la United Auto Workers ha appena ottenuto migliori condizioni contrattuali dopo un duro sciopero di sei settimane, costato miliardi alle tre Big di Detroit. Ora però i lavoratori svedesi chiedono che la casa automobilistica firmi un contratto collettivo di lavoro, come la maggior parte dei dipendenti in Svezia e hanno ricevuto il sostegno di altre categorie, come i portuali.

La casa di Elon Musk , a quanto pare, non sembra molto propensa. E dalla Motorizzazione non consegnano le targhe per le nuove Tesla in un atto di solidarietà verso i metalmeccanici. Va detto che Tesla non ha uno stabilimento di produzione in Svezia, ma ha diversi centri di assistenza. E il mercato svedese rappresenta un mercato di punta per la casa leader del mercato elettrico. Secondo Mobility Sweden, la Model Y il veicolo più venduto del paese quest’anno, con 14.078 immatricolazioni. L’azienda americana in ottobre ha venduto altre 2.600 tra Model 3 e Model S.

Netanyahu e Elon Musk visitano il kibbutz Kfar Aza

La causa di Tesla contro la Svezia per la mancata consegna delle targhe è una storia molto arzigogolata, insomma. La casa automobilistica chiede al tribunale distrettuale di infliggere alla Motorizzazione svedese una multa di 1 milione di corone per “obbligare” la stessa a «recuperare le targhe» entro tre giorni dalla notifica della decisione del tribunale distrettuale.

La causa è stata presentata il 27 novembre. E secondo Tesla, l’Agenzia ha «l’obbligo costituzionale di fornire le targhe ai proprietari dei veicoli». Il fatto che le targhe vengano trattenute «non può essere descritto in altro modo se non come un attacco unico a un’azienda che opera in Svezia».

Esattamente un mese fa, il 27 ottobre, 130 membri del potente sindacato dei metalmeccanici svedesi, IF Metall, hanno scioperato in sette officine del Paese dove vengono revisionate le popolari auto elettriche, chiedendo un contratto collettivo di lavoro. I meccanici svedesi hanno interrotto la manutenzione delle auto Tesla e diversi sindacati, tra cui i lavoratori postali, si sono uniti in un’ondata di solidarietà molto comune in Svezia. Anche i lavoratori portuali dei quattro maggiori porti svedesi hanno interrotto le consegne di veicoli Tesla per esercitare maggiore pressione sulla casa automobilistica.

Il caos svedese rischia di avere impatti, per Tesla, in tutta Europa. In Svezia, infatti, c’è la Hydra Extrusions , che di fatto è l’unico fornitore per la Gigafactory di Berlino di profilati (e altra componentistica in alluminio). Se alla Hydra Extrusions incrociano le braccia, potrebbero mancare i pezzi per produrre nuove Tesla in Europa. Un fuoco appena acceso, insomma.

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti