Competitività

Industria, allarme caro-energia: impatto per oltre 10 miliardi

Il peso stimato da Confindustria su imprese e famiglie. Regina: disaccoppiare il prezzo delle rinnovabili da quello del gas. Rafforzare il ruolo del Gestore dei servizi energetici

I costi della transizione alle rinnovabili: cosa pensano gli italiani

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Un allarme sui costi dell’energia, che mettono in grave difficoltà la competitività dell’industria italiana. È a rischio la ripresa industriale e potrebbero rallentare ulteriormente gli investimenti innovativi necessari ad accelerare la transizione energetica.

«Lanciamo un grido d’allarme di grande preoccupazione. In attesa del ritorno al nucleare di nuova generazione, dovremo fronteggiare una situazione che ci vede in grande svantaggio rispetto ai competitori internazionali ed europei», ha detto Aurelio Regina, delegato del presidente di Confindustria per l’energia, nell’audizione che c’è stata lunedì nelle Commissioni riunite Bilancio e Ambiente della Camera, focalizzata sull’articolo 8 del decreto legge 208/2024 (misure organizzative per fronteggiare situazioni di particolare emergenza e l’attuazione del Pnrr).

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Un contesto generale di difficoltà competitiva

Audizione che è stata anche l’occasione per mettere in evidenza in contesto generale di difficoltà competitiva dell’industria italiana a causa dei costi dell’energia. «Le prospettive per il 2025 non sono serene – ha detto Regina - per l’Italia è un doppio problema, il prezzo dell’energia elettrica è formato sul prezzo del gas e già tra fine 2024 e le prime settimane del 2025 stiamo riscontrando dei livelli record. A fronte di una media che era 108 euro a mwh nel 2024, siamo arrivati a oltre i 150 euro a mwh con un aumento che supera il 50% rispetto alla media dell’anno scorso. Sono prezzi che influiranno in modo pesante, stimiamo che potrà avere un impatto di oltre 10 miliardi sulla spesa delle famiglie e dell’industria italiana», una cifra che «può vanificare le misure messe in campo dal governo per sostenere il potere d’acquisto».

La situazione italiana emerge con evidenza da un documento di analisi messo a punto da Confindustria: il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso si è attestato sui 108,5 euro mwh in Italia, il 38% in più rispetto alla Germania, che mantiene la produzione a carbone/lignite e può sfruttare l’eolico del mare del Nord; il 72% in più della Spagna, dove sono stati installati impianti rinnovabili utility scale, anche con Power Purchase Agreement; l’87% in più rispetto alla Francia, forte della generazione da fissione nucleare, che esporta anche in Italia. Per quanto riguarda il gas naturale, tutta l’Europa ha un prezzo assai più alto degli Stati Uniti, dal momento che la Ue è importatore netto di gas. In Italia ha una situazione penalizzata dal fatto che il gas naturale forma il prezzo dell’elettricità. La media del prezzo di mercato del gas naturale nel 2024 è stata di 7,4 euro negli Usa a mwh, 36,3 euro in Italia, 34,4 in Europa.

IL CONFRONTO DEI MIX ENERGETICI

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Verso l’avvio del disaccoppiamento del prezzo delle fonti rinnovabili da quello delle fonti fossili

Un differenziale che permane anche nel 2025 (vedi grafico sopra). Bene quindi per Confindustria l’articolo 8 che è stato al centro dell’audizione, articolo che «recepisce parte della proposta di Confindustria per l’avvio del disaccoppiamento del prezzo delle fonti rinnovabili da quello delle fonti fossili attraverso il rafforzamento del mercato secondario dei contratti di lungo termine che hanno come oggetto la cessione di energia rinnovabile».

La norma affida al GSE il ruolo di garante di ultima istanza per il rischio controparte nei contratti di lungo termine tra produttori di energia rinnovabile e imprese consumatrici. Bisognerebbe però andare oltre dando un «ruolo attivo» al GSE affinché come «acquirente centralizzato di energia rinnovabile possa stipulare direttamente contratti di lungo termine in modo da aumentare la liquidità del mercato» e «ricontrattualizzare l’energia, a beneficio di tutte le imprese consumatrici». Se nella piattaforma venisse contrattualizzata l’energia a 65 euro mwh, ossia il livello di prezzo di generazione efficiente delle rinnovabili in grande scala, questa proposta potrebbe garantire un risparmio pari a circa 5 miliardi a regime. Non ci sarebbe un peso sul bilancio statale o sulle famiglie perché costi e differenziali finanziari sarebbero coperti dall’utilizzo di una quota parte dei fondi derivanti dalle aste annuali Ets, in sintonia con le norme Ue.

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