La mostra

Industrializzazione e leadership, una storia italiana

La rassegna “Transizioni. Impresa - Lavoro - Società” allestita da Fondazione Ansaldo in collaborazione con il Politecnico di Milano abbraccia 150 anni di storia mettendo quell’ispirazione che ha reso possibili le eccezionali imprese del Novecento industriale italiano

di Luca Brambilla* e Lorenzo Fiori**

Contadini in via Trenno nel quartiere Lampugnano a Milano; 1960-1970

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È il 6 febbraio 1853 quando alcune centinaia di insorti attaccano a Milano i posti di guardia austriaci. La rivolta viene soffocata nel sangue ma l’avvenimento ha una così ampia eco nell’opinione pubblica internazionale da trovare spazio anche sul “New York Daily Tribune”. Per la città meneghina quell’anno sarà cruciale, foriero di profondi cambiamenti. E a quella data, a imperitura memoria, sarà intitolata la piazza dove negli anni Venti del successivo secolo verranno poste le fondamenta della Fiera Campionaria, avveniristico ponte di una città proiettata nel futuro e monito visivo del tipico “saper fare” milanese. Una struttura oltre la dimensione del tempo, riqualificata nel 2017 con la nascente Milano City Life a simboleggiare una nuova vocazione della città: non più soltanto culla dell’innovazione industriale ma anche capitale del lusso, della moda, del design, della finanza, delle scienze umane, delle università.

Le rivoluzioni industriali avvenute in quel periodo, tra la seconda metà dell’Ottocento e il Novecento, hanno portato grandi transizioni nelle imprese e nella società. Il primo conflitto bellico, con il suo funereo carico di milioni di morti, ha dato l’impulso per una spinta tecnologica portatrice di un benessere diffuso. Un flusso di innovazioni capaci di stravolgere l’ambiente urbano, le convenzioni sociali e le abitudini, ma anche, soprattutto, di determinare un’evoluzione della leadership sempre più orientata alla ricerca e alla definizione di nuovi orizzonti.

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Una nuova leadership per l’Italia

È stata proprio questa nuova propensione alla leadership a consentire all’Italia di andare oltre la definizione di Metternich del 1847, una “mera espressione geografica”, formandosi come nazione, recuperando un gap non trascurabile rispetto agli altri grandi Paesi europei e sviluppandosi fino a consolidarsi tra le prime dieci economie mondiali. Una leadership nazionale con il coraggio come virtù condivisa: da chi decideva cosa e come fare, garantendo visione e fornendo risorse, a chi si assumeva la successiva responsabilità di concretizzare le idee con entusiasmo e dedizione.

La Centrale di Santa Redegonda, il traforo del Sempione, i piani regolatori, la Fiera Campionaria, il grattacielo Pirelli, la grande industria cantieristica, ferroviaria, elettrotecnica, energetica e metallurgica. Esempi rappresentativi dell’altra distintiva caratteristica della leadership: credere nel conseguimento dell’obiettivo fino a porsi traguardi oltre il limite. Credere come condizione necessaria per condurre le persone a realizzare qualsiasi forma di cambiamento.

Particolarmente significativo in questo senso risulta l’accorato appello di Carlo Cattaneo a formare una nuova classe sociale di imprenditori e lavoratori in grado di trasformare la creatività tipicamente italiana, capace di poliedriche intuizioni e innovazioni, in iniziative all’avanguardia non soltanto in ambito industriale. Una visione che esprime il desiderio di migliorare la qualità del vivere quotidiano, producendo un benessere comune che trascende il lavoro e proietta la società verso una trasformazione culturale.

Il ruolo di Olivetti

Tra i fautori dell’evoluzione della leadership italiana ci fu certamente Adriano Olivetti, che per primo valorizzò la centralità della persona e del suo potenziale all’interno dell’azienda. “La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica.” Erano queste le parole con le quali l’imprenditore esprimeva la sua costante ricerca di un equilibrio sostenibile tra profitto, benessere sociale e sviluppo culturale; una filosofia umanistica ispiratrice degli attuali modelli di leadership che si configurano sempre più orizzontalmente e volti a valorizzare non solo l’azienda ma anche gli stakeholder e il contesto sociale, economico e ambientale. Testimonianza di questo processo evolutivo verso la sostenibilità sono, ad esempio, le linee guida ESG, che valutano l’impatto etico delle attività aziendali dal punto di vista ambientale, sociale e di governance.

Su questi grandi cambiamenti sociali, tecnologici e imprenditoriali si incentra la mostra “Transizioni. Impresa - Lavoro - Società” allestita da Fondazione Ansaldo in collaborazione con il Politecnico di Milano presso lo Spazio Nardi. Il materiale archivistico e foto-cinetecario selezionato abbraccia 150 anni di storia mettendo in luce la poliedricità, l’ambizione, il coraggio, la convinzione e la fiducia necessari per dare continuità a questa propensione alla leadership.

In un’era in cui la tecnologia avanza incessantemente è essenziale riflettere sul passato per ricavare insegnamenti utili a plasmare un futuro migliore. Gli archivi di impresa permettono di trovare quell’ispirazione che ha reso possibili le eccezionali imprese del Novecento, concentrandosi su valori che pongano sempre maggiore centralità su persona e ambiente. Valorizzare il passato è essenziale per progettare il futuro, lasciandosi guidare dalla visione e dai valori di chi ha progettato e realizzato il presente con moltissime luci e poche ombre.

* Direttore Accademia di Comunicazione Strategica

** Curatore della Mostra Transizioni. Già Direttore della Fondazione Ansaldo e SVP – CTO del Gruppo Finmeccanica

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