Decreto PA

Infermieri: nei policlinici universitari l’anomalia dei contratti Istruzione e non Sanità

In audizione il sindacato Nursind chiede di uniformare il trattamento economico e normativo superando l’evidente difformità che perdura da 25 anni

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Dopo il travagliato iter della pubblicazione del decreto PA 2025 sulla Gazzetta ufficiale del 14 marzo dopo ben 22 giorni, hanno preso il via le fasi della conversione in legge del decreto. Nell’articolo pubblicato il 17 marzo su questo sito, si segnalava come nell’intero decreto “della Sanità pubblica non c’è traccia”, circostanza piuttosto singolare dato che il provvedimento riguarda “la funzionalità delle pubbliche amministrazioni”. Sono state avviate le audizioni informali e il 24 marzo è stato il turno, tra gli altri, del sindacato Nursind che ha presentato alle Commissioni interessate due proposte particolari di emendamanto. La prima concerne la richiesta di una deroga temporanea al concorso per il passaggio dall’area dei professionisti sanitari e dei funzionari a quella dell’elevata qualificazione, tematica estremamente complicata, soprattutto se non si pone mano alle necessarie modifiche alle norme concorsuali di cui al DPR 220/2001. La seconda è molto più peculiare e si riferisce al personale sanitario non dirigenziale che lavora nei policlinici universitari che, secondo il sindacato, va inquadrato all’interno del CCNL del comparto sanità.

Quali e dove sono le aziende ospedaliere universitarie

Quest’ultima richiesta di Nursind è molto tecnica e difficile da comprendere nei suoi contenuti se non si conoscono i precedenti storici. Gli interessati lavorano nelle aziende ospedaliere costituite in seguito alla trasformazione dei policlinici universitari a gestione diretta, denominate “aziende ospedaliere universitarie integrate con il Servizio sanitario nazionale”, rispetto alle quali qualche precisazione è necessaria. Sono soltanto nove in tutta Italia su 36 aziende ospedaliero-universitarie e sul totale di 224 aziende ed enti del S.s.n. (numero al netto di RSA e ASP). Risalgono al decreto “Bindi-Zecchino” (d.lgs. 517/1999, art. 2, comma 2, lettera a) e costituiscono il 4% delle strutture sanitarie pubbliche. Nella seconda modificazione introdotta nel decreto si rileva la seguente frase “nella forma ivi prevista dopo il periodo di sperimentazione”: ebbene, questa sperimentazione doveva durare quattro anni ma sono venticinque anni esatti che quelle strutture sono rimaste le stesse. Può essere interessante ricordare quali sono: una nel Lazio (AOU Policlinico Umberto I di Roma), due in Campania (AOU Federico II e AOU Luigi Vanvitelli UNICAM di Napoli), una in Puglia (AOU Consorziale Policlinico di Bari Giovanni XXIII), tre in Sicilia (AOU Gaetano Martino di Messina, AOU Policlinico Paolo Giaccone di Palermo, AOU Policlinico Gaspare Rodilico – San Marco di Catania) e, infine, due in Sardegna (AOU di Cagliari e di Sassari).

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I tentativi del Contratto collettivo nazionale quadro

Una ulteriore segnalazione di interesse riguarda il contesto del Contratto collettivo nazionale quadro (Ccnq) del 22 febbraio 2024. Nel testo firmato un anno fa nulla è mutato rispetto al precedente Ccnq del 10 agosto 2022, anche se una variazione sostanziale che poteva essere attuata – in pratica, la odierna richiesta di Nursind - era quella relativa proprio alle aziende ove prevale l’aspetto didattico, cioè le nove “aziende ospedaliere universitarie integrate con il Servizio sanitario nazionale” (appunto, i vecchi Policlinici a gestione diretta), da sempre nel comparto Istruzione e ricerca (art. 5) mentre quelle dove prevale l’aspetto assistenziale – le “aziende ospedaliere integrate con l’università” – sono rimaste ovviamente da sempre nel comparto della Sanità (art. 6). In merito, si era profilata l’idea di unificare tutte le aziende ospedaliere nella sanità ma, come si è visto, non si realizzato nulla di ciò per ragioni sconosciute, sebbene intuibili.

Perché i contratti di riferimento sono dell’Istruzione

Lo scenario vede dunque una ristretta cerchia di aziende che utilizzano organici non dirigenziali (infermieri e altre professioni sanitarie) costituiti da personale che, di fatto, non afferisce contrattualmente al S.s.n. ma a quello dell’Istruzione e ricerca mentre la dirigenza sanitaria è composta da docenti universitari i quali, come è noto, non sono contrattualizzati e versano in regime di diritto pubblico, alla stregua di magistrati, avvocati dello Stato, militari e forze dell’ordine. I professori e ricercatori universitari che operano nelle AOU coprono parte della attività assistenziale della azienda, mantenendo il proprio stato giuridico e le norme legislative che lo disciplinano. Sostiene a buona ragione il sindacato che se lo stato giuridico dei medici è del tutto distinto da quello della dirigenza contrattualizzata, non c’è ragione al mondo per la quale un infermiere di un ex policlinico debba avere un contratto diverso da quello dei colleghi delle aziende sanitarie.

I sindacati infermieri nell’Istruzione pesano per lo 0,01%

Non si tratta soltanto di omogeneità e buon senso, perché i riflessi della proposta hanno ricadute di tipo politico-sindacale. I due sindacati che rappresentano gli infermieri nel comparto del S.s.n. hanno un peso di rappresentatività del 17,84 % del totale. Nel comparto dell’Istruzione e ricerca raggiungono a malapena lo 0,01 %, a fronte di complessive 201 adesioni e 60 voti nelle elezioni RSU. Nell’Istruzione e ricerca si contano 201 sigle sindacali (ma le maggiormente rappresentative sono soltanto sei) e addirittura esistono una ventina di sindacati con un solo iscritto. Nondimeno, i dipendenti sindacalizzati in quel comparto sono 693.494 e quelli che hanno votato alle ultime elezioni addirittura 961.908: con tali numeri nel denominatore della formula la rappresentatività di migliaia degli infermieri rimane schiacciata da quasi un milione di insegnanti e personale ATA.

È perfettamente logico e condivisibile, allora, che si cerchi di uniformare il trattamento economico e normativo degli infermieri, superando una evidente anomalia contrattuale che perdura da 25 anni in modo francamente irrazionale.

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