Consumi

Inflazione e diete proteiche: acquisti di uova in forte aumento (e prezzi record)

Il basso costo unitario e la ricerca di alternative a carne, latte e formaggi hanno spinto le vendite cresciute nel 2023 in quantità (+3,5%) e in valore (+20%), nonostante i prezzi medi in rialzo del 15%

di Emiliano Sgambato

Nel 2022 la bilancia commerciale italiana delle uova è risultata in negativo per 98 milioni, soprattutto a causa dell’aumento dell’import, ma per i consumi domestici la produzione è sostanzialmente tutta nazionale, con il nostro Paese che, secondo i dati Ismea, è al quinto posto in Europa, grazie a 41,5 milioni di galline ovaiole negli allevamenti

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Gli italiani riscoprono le uova. Già durante la pandemia avevano conquistato un ruolo da protagonista nelle preparazioni casalinghe di torte e altre ricette fatte in casa, anche se erano state svantaggiate dalla scarsa possibilità di “stoccaggio” (erano i tempi delle spese abbondanti e poco frequenti, sostituite oggi da quelle ravvicinate e che si limitano al “quanto basta”). Ora, in tempi di inflazione, a decretare il successo della versatilità delle uova è la diffusione delle diete proteiche, combinata al basso costo in termini assoluti (anche se i prezzi sono aumentati più della media degli alimentari).

Lo sprint dei consumi

Nei primi nove mesi del 2023 gli acquisti di uova sono infatti cresciuti del 3,5% in quantità e di quasi un quinto in termini di euro spesi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (per la precisione +19,8% nelle vendite nella grande distribuzione secondo dati Ismea/ Nielsen).
Un aumento di valore che si va a sommare a quello del 12,6% che si era già registrato tra il 2021 e il 2022. Allora oltre al rialzo dei costi energetici e dei mangimi era stata una forte ondata di influenza aviaria ad abbattere le quantità sul mercato e di conseguenza a sostenere le quotazioni. Rimane il fatto che il consumo di uova non si ferma davanti all’aumento dei prezzi, che per la varietà più venduta (quelle da allevamento a terra) sono cresciuti del 15 per cento.

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Un dato che assume rilevanza soprattutto se confrontato con il calo delle quantità acquistate riscontrato nello stesso periodo da latte e derivati (-3,2%), salumi (-4%) e pesce (-1,9%). Tra i proteici il segno più è stato registrato solo da carni (+1,7%) e legumi (+1,4%). Le uova sono quindi al primo posto per crescita.

A completare il quadro la composizione del “paniere delle proteine”: per quasi due terzi è composto da latte e formaggi, per circa un quarto da carni e salumi, il pesce vale il 9%, mentre le uova, come i legumi, coprono un fetta del 4%; ma certo hanno un “peso specifico” più importante se si guarda al valore nutritivo rispetto al peso.

I produttori: ritorno ai ricavi

È insomma un momento positivo per i produttori di uova, e per i prossimi mesi si prevede una fase di stabilizzazione di un mercato che supera ormai di molto i 2 miliardi di euro (compresa la parte destinata alla produzione industriale che vale circa la metà della torta). Secondo l’ultimo report di Ismea sul settore uscito nelle scorse settimane, nel 2023 «sul piano produttivo per l’Italia le attese sono di un +0,6% su base annua che segna un graduale ritorno ai livelli pre-influenza aviaria, dopo la flessione del 2022 (-0,6% vs 2021)». Da Ismea notano inoltre come «il mercato si presenta con un buon livello della domanda interna e una robusta ripresa della domanda industriale»; di conseguenza si prevede «un consolidamento dei prezzi sugli attuali livelli».

«I consumi in effetti vanno bene nonostante gli aumenti – conferma Ruggero Moretti, presidente del Comitato uova di UnaItalia (associazione produttori carni bianche) –. Va considerato che l’uovo è un prodotto economico e quindi molto accessibile per le famiglie. Inoltre sono state rivalutate non solo le sue proteine, ma in generale tutto il valore nutrizionale dell’uovo, in passato a volte criminalizzato per via del colesterolo, per poi scoprire che in realtà si trattava della sua parte buona. La previsione è che la crescita dei volumi possa continuare, magari non con i ritmi attuali, ma comunque le prospettive sono di crescita».

Per le aziende quindi i risultati economici cominciano a vedersi: «Gli aumenti di prezzo a doppia cifra – tiene a precisare Moretti – nascono dal boom dei costi energetici e dei mangimi, che rappresentano la maggior parte delle uscite per gli operatori del settore. Aumenti che non sono stati subito riconosciuti dalla grande distribuzione, con un adeguamento che c’è stato soltanto nel 2023 e ha coperto solo in parte le perdite. Ora però il mercato si sta stabilizzando, anche grazie a una filiera integrata che garantisce la remunerazione corretta degli allevatori, e la marginalità da giugno è tornata su livelli normali».

Uova biologiche e da allevamento all’aperto in frenata

L’inflazione tende a dirottare gli acquisti verso alternative più economiche, e in questo caso le uova non fanno eccezione: è vero che ormai la domanda di uova da galline allevate in “gabbie arricchite” (meno di un quinto dell’offerta) è in continuo calo (-10% nel 2023)  tuttavia le biologiche e quelle da allevamento all’aperto (sommandole si arriva al 13% dell’offerta) stanno crescendo meno delle altre tipologie. Del resto in questo caso i prezzi sono aumentati di più e le bio costano fino al doppio delle altre categorie.

Bilancia commerciale in negativo

Un elemento negativo arriva dalla bilancia commerciale: il deficit – nota Ismea – «è di quasi 98 milioni di euro su cui pesa soprattutto l’aumento delle importazioni, nel 2022 più che raddoppiate sia per le uova in guscio che per quelle sgusciate»

Ma la situazione è in miglioramento. «Si tratta di normali oscillazioni di mercato influenzate da quotazioni internazionali che riguardano soprattutto la produzione industriale, per i consumi del fresco siamo autosufficienti», commenta Moretti. Del resto l’Italia è al quinto posto tra i produttori europei, grazie a  41, 5 milioni di galline ovaiole.

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