Influenza, con «il debito di immunità» si rischia la peggior ondata da 15 anni
È arrivata in anticipo ed è più intensa degli anni passati. Sarà l’ultimo inverno così eccezionale?
di Francesca Cerati
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Come Israele ha fatto da apripista per il contrasto al Covid, anche l'influenza registrata in Australia ha anticipato quello che sarebbe successo nel nostro inverno, ovvero un inizio anticipato con numeri da record di A(H3N2), il virus influenzale di quest’anno, che sta mettendo a dura prova gli ospedali, accanto al Covid e al virus respiratorio sinciziale (Rsv).
Ma cosa c’è dietro l’attuale impennata e quale sarà la nuova normalità?
Secondo Scott Hensley, immunologo presso l’Università della Pennsylvania a Filadelfia, ciò è dovuto al fatto che la popolazione «è più immunologicamente “naive” di quanto ci aspetteremmo. In genere, i bambini vengono infettati dal loro secondo compleanno. Oggi, invece, ci sono bambini di 3-4 anni che non hanno mai visto Rsv».
Per i bambini più grandi e gli adulti che sono stati precedentemente infettati, il problema è invece la diminuzione dell’immunità. In assenza di esposizione a un virus, i livelli di anticorpi diminuiscono.
In un anno tipico, «possiamo essere esposti a una piccola quantità di virus che l’organismo combatte -, spiega John Tregoning, immunologo dell’Imperial College di Londra -. Ma questo tipo di potenziamento asintomatico forse negli ultimi due anni c’è stato».
Il mascheramento, l’allontanamento sociale e il lavaggio delle mani durante le ondate di Covid-19 potrebbero quindi averci resi più suscettibili all’influenza e al virus respiratorio sinciziale (che di solito provoca lievi sintomi simili al raffreddore, ma che può essere pericoloso per i bambini piccoli e gli adulti più anziani).

