Inps: una pensione su tre è minima, più ricche quelle degli uomini rispetto alle donne

di Claudio Testuzza

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Nel 2023 le prestazioni del sistema pensionistico italiano hanno toccato quota 22.919.888 (+ 0,6% rispetto al 2022), per un ammontare complessivo annuo di 347.032 milioni di euro (+ 7,7% rispetto al 2022).
I beneficiari di prestazioni pensionistiche sono 16.230.157 (+0,6% rispetto al 2022), Le donne rappresentano la quota maggioritaria sul totale dei pensionati con il 52%, ma gli uomini percepiscono il 56% dei redditi pensionistici. L’importo medio dei redditi percepiti dagli uomini è infatti superiore a quello delle donne del 35%.
Il 77,5% delle pensioni è di tipo previdenziale (IVS=invalidità, vecchiaia, superstiti), mentre le assistenziali (invalidità civili, assegni e pensioni sociali, pensioni di guerra) costituiscono il 19,8% del totale. Il rimanente 2,7% circa è rappresentato dalle prestazioni di tipo indennitario. Il gruppo più numeroso di pensionati è quello dei titolari di pensioni di vecchiaia, 11,4 milioni di cui il 28% è anche titolare di trattamenti di altro tipo. I pensionati titolari di invalidità previdenziale sono poco meno di 1 milione (922.044), il 47% dei quali cumula pensioni di tipo diverso. I titolari di pensioni ai superstiti sono 4,2 milioni. Di essi il 32% percepisce solo pensioni ai superstiti, mentre il restante 68% percepisce anche pensioni di altro tipo.
I beneficiari di prestazioni assistenziali sono 3,8 milioni e di essi il 49% è titolare anche di prestazioni diverse da quelle assistenziali. Sono principalmente i beneficiari di indennità di accompagnamento che percepiscono anche pensioni di tipo previdenziale. Infine, ci sono 618 mila titolari di rendite di tipo indennitario, di cui la grande maggioranza (il 72%) cumula tale prestazione con altri tipi di prestazione previdenziale e/o assistenziale.
A livello territoriale si osserva che sia pensioni che pensionati si concentrano maggiormente nelle regioni settentrionali (rispettivamente il 47,4% e il 47,8% del totale).
Una considerazione essenziale riguardante il mondo previdenziale è rappresentata dall’importo dei trattamenti e degli assegni che in diversi casi tendono a far rilevare una differenza possibile fra pensionati ricchi e pensionati poveri.
Occorre considerare ai fini di una corretta informazione, la distinzione tra importo medio della prestazione pensionistica e reddito pensionistico medio per pensionato. Entrambi sono valori fondamentali per valutare correttamente l’adeguatezza degli assegni.
Essendo le prestazioni del sistema pensionistico italiano vigenti al 31 dicembre 2023 22.919.888, per un ammontare complessivo annuo pari a 347,032 miliardi di euro, si realizza un importo medio per prestazione di 15.141,08 euro annui lordi (1.164,70 euro lordi al mese per 13 mensilità). Poiché i pensionati beneficiari di queste prestazioni sono 16.230.157, il reddito pensionistico medio pro capite è pari a 21.381,92 euro annui lordi (circa 17.381 euro annui netti), quindi 1.645 euro lordi mensili (circa 1.337 euro mensili netti), sempre per 13 mensilità.
Scomponendo per classi di importo, le prestazioni fino a una volta il minimo (567,94 euro mensili) sono circa 7,503 milioni, ma i pensionati che poi ricevono effettivamente un reddito pensionistico fino a una volta il minimo sono circa 2,208 milioni su 16,230 milioni di pensionati totali.
Anche alla successiva classe di importo (da 567,95 euro a 1.135,88 euro lordi mensili) appartengono 6,8 milioni di prestazioni, ma ne beneficiano solo 3,77 milioni di pensionati.
La condizione dipende dal fatto che un soggetto può essere beneficiario di più prestazioni. Ad esempio, una pensione di importo medio-alto e uno o più trattamenti più bassi come un’indennità di accompagnamento o una pensione di reversibilità che si cumulano tra loro, facendo sì che il pensionato si collochi in una classe di reddito più elevata rispetto a quella più bassa in cui si erano posizionate le singole prestazioni o pensioni. Nel dettaglio, il 68% dei pensionati percepisce una prestazione, il 24,1% ne percepisce due, il 6,7% dei pensionati tre prestazioni e l’1,2% quattro o più.
Nel calcolo degli importi medi dei singoli trattamenti pensionistici, è necessario procedere per tipologia e analizzare separatamente le medie delle prestazioni assistenziali, delle rendite indennitarie, delle prestazioni dirette e di quelle ai superstiti, per evitare di mischiare prestazioni di natura non omogenea.
In questa classificazione del reddito pensionistico medio occorre poi tener conto dell’età anagrafica del beneficiario, così da escludere i circa 550mila beneficiari di un trattamento assistenziale di invalidità civile con meno di 40 anni e i circa 32.000 superstiti orfani minori con una quota del 20% della pensione reversibile e il resto di giovani superstiti.
Dall’analisi prodotta dall’Inps che riporta la distribuzione delle pensioni per classe di importo, si osserva che 15,9 milioni delle pensioni (il 69,5% del totale) ha importi inferiori a 1.500 euro lordi mensili. Circa la metà di esse (8,1 milioni) ha importi compresi tra 500 e 1.000 euro mensili e rappresenta il 35,3% del numero totale delle pensioni. Le pensioni fino a 500 euro sono 4,6 milioni e costituiscono il 20% del totale, mentre quelle tra 1.000 e 1.500 euro sono 3,3 milioni, pari al 14,1% del totale. I restanti 7 milioni di pensioni (il 30,5% del totale) superano i 1.500 euro lordi mensili. La classe dove si riscontra l’importo medio più elevato è, per i maschi tra 70 e 74 anni, mentre per le femmine quella tra 65 e 69 anni. Dalla distribuzione emerge che per ogni classe di età, ma in particolare dai 55 anni in su, gli importi medi dei maschi sono sempre più elevati di quelli delle femmine.
Dall’analisi della distribuzione territoriale di pensioni e pensionati si osserva che nelle regioni settentrionali si ha un maggior numero sia di pensioni sia di pensionati, rispettivamente il 47,4% e il 47,8% del totale.
La spesa pensionistica italiana relativa all’anno 2023, si distribuisce per il 51% nelle regioni settentrionali e per il 28% in quelle meridionali e nelle isole; il restante 21% è erogato a beneficiari residenti nelle regioni del Centro.
La distribuzione dei pensionati per classe di reddito pensionistico e ripartizione geografica, rileva che i pensionati delle regioni meridionali e delle isole percepiscono redditi più bassi rispetto a quelli residenti nelle altre zone geografiche.
Nel Mezzogiorno, infatti, il numero dei pensionati con redditi pensionistici sotto i 500 euro mensili rappresenta il 12,8%, nel Centro l’8,8% e nelle regioni settentrionali il 6,4%. In termini assoluti, il distacco si accentua ancor più se si osservano i pensionati con redditi pensionistici compresi tra 500 e 1.000 euro mensili che nel Mezzogiorno sono pari al 24,7%, quota che scende al 18,3% nelle regioni del Centro e ancora al 15,8% in quelle settentrionali.
Di conseguenza, i pensionati residenti al Nord che percepiscono redditi più elevati, in particolare compresi tra 1.500 e 2.000 euro mensili, superano di circa 5 punti percentuali quelli del Mezzogiorno e di circa 3 punti quelli del Centro.
Infine, i pensionati delle classi di reddito pensionistico più alte, oltre i 2.000 euro mensili, residenti nel Mezzogiorno sono il 27,1%, contro oltre il 37% in ognuna delle due altre aree geografiche.
Gli importi medi delle pensioni sono più elevati al Nord rispetto al resto dell’Italia (+7,7 punti percentuali rispetto alla media nazionale). Osservando i redditi pensionistici pro capite, si nota anche in questo caso che è il Nord la zona geografica con redditi mediamente più alti (+6,7 punti percentuali rispetto al totale nazionale), seguito a breve distanza dal Centro (+5,1 punti percentuali).

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