L’Iran rischia di diventare l’Alcatraz di Trump
di Giuliano Noci
di Giovanni Negri
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Ancora la scorsa settimana, in Parlamento, nella Relazione sull’amministrazione della giustizia per il 2022, il ministro Carlo Nordio le ha giudicate «sproporzionate» nel numero e nei costi, «inutili e dannose» nella maggior parte, colpevoli di coinvolgere «persone ignare e innocenti, alcune hanno coinvolto anche parlamentari e sfiorato un paio di Presidenti della Repubblica». Dove sul banco degli imputati, ma è una costante per Governo e maggioranza, ci sono le intercettazioni.
Eppure a fare riferimento agli ultimissimi dati resi disponibili proprio dalle statistiche ufficiali del ministero della Giustizia il numero delle intercettazioni ha toccato nel 2022 il minimo storico attestandosi a 82.206 bersagli (numero che non equivale a quello delle persone intercettate, visto che ciascuna di esse potrebbe essere titolare di una pluralità di utenze). Quasi 13.000 in meno rispetto all’anno precedente e quasi 70.000 in meno rispetto alle circa 140.000 di 10 ani fa, nel 2012. Una diminuzione costante, che sembra testimoniare tutt’altro che una proliferazione fuori controllo delle operazioni di ascolto e semmai di una sempre maggiore attenzione delle Procure nell’utilizzo di uno strumento d’indagine indispensabile per unanime riconoscimento da parte di tutte le forze investigative. Napoli, Roma e Palermo, nell’ordine, gli uffici giudiziari dove si interectta di più.
Semmai a cambiare sono le forme di controllo degli ascolti. Perchè i numeri adesso disponibili permettono, per la prima volta, di mettere a confronto due annualità nell’utilizzo dei trojan. Dove questa modalità è invece in aumento passando da 2.894 bersagli a 3.584. Quanto però al contesto investigativo nel quale i trojan sono stati utilizzati, i dati raccontano di un impiego maggioritario in indagini indirizzate contro la criminalità organizzata (1.956 sono infatti le operazioni disposte dalle Direzioni distrettuali antimafia e 1.585 quelle decise dalle Procure, 4 infine quelle della Procura dei minori).
Quanto alle spese, è la stessa relazione messa a punto dalla commissione Giustizia del Senato guidata da Giulia Bongiorno dopo una lunga operazione di analisi (più volte citata come esemplare da Nordio e ai cui esiti il ministro ha ricordato di volere attenersi) anche comparatistica a sottolineare come i costi delle intercettazioni sono in costante diminuzione, per effetto anche dei due decreti ministeriali che hanno uniformato e calmierato le tariffe delle società private: si è passati infatti dai 280/300 milioni di euro all’anno del 2010 e 2009, ai 203 del 2021.
E sul piano di future modifiche alla disciplina esistente (peraltro ormai individuabile con una certa difficoltà, considerate le numerose seppure frammentarie novità introdotte nell’arco degli ultimi mesi, alcune tuttora in fase di approvazione da parte del Parlamento per esempio nel ddl Nordio) la relazione della commissione Giustizia del Senato propone di rendere tracciabili tutte le operazioni effettuate con riferimento al captatore, istituendo una specifica blokchain, come richiesto anche dal procuratore antimafia, per controllare la genuinità delle fonti e delle tecniche di inserimento. Inoltre andrebbe espressamente inserita una previsione di inutilizzabilità per sanzionare il ricorso a programmi informatici non aderenti a sufficienti standard di sicurezza.