La tregua

Ecco che cosa prevede l’accordo tra Israele e Hamas

Intesa in 3 fasi: nella prima tregua di 42 giorni e 33 ostaggi liberi

Aggiornato il 19 gennaio 2025 alle ore 15.44

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Gaza, le famiglie degli ostaggi palestinesi sperano nell'accordo per cessate il fuoco

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Un accordo in tre fasi, con una prima tregua di 42 giorni durante i quali sarebbe previsto un graduale rilascio dei primi 33 ostaggi e un altrettanto graduale inizio del ritiro delle forze israeliane dalle aeree popolate della Striscia di Gaza.

È quanto prevede l’accordo tra Israele e Hamas per la tregua a Gaza, entrato in vigore domenica 19 gennaio con il cessate il fuoco dalla mattina.

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Ostaggi

Una copia dell’accordo trapelata sui media israeliani mostra che in cambio del rilascio di 33 rapiti nella prima fase del piano torneranno in libertà oltre 1.700 detenuti palestinesi: 700 terroristi, di cui 250-300 stanno scontando l’ergastolo; 1.000 cittadini di Gaza catturati dall’8 ottobre durante i combattimenti nella Striscia; e 47 prigionieri nuovamente arrestati dopo essere stati liberati nello scambio con il soldato Gilad Shalit (tenuto prigioniero per 5 anni e mezzo a Gaza) nel 2011.

Dopo la riunione del gabinetto, il ministero della Giustizia ha pubblicato l’elenco dei detenuti palestinesi il cui rilascio è previsto nel primo round, dopo le 16 del 19 gennaio. Al Jazeera ha ottenuto un elenco dei nomi dei 90 prigionieri palestinesi che saranno rilasciati oggi come parte del primo scambio con gli ostaggi a Gaza. L’elenco - scrive l’emittente - comprende 69 donne e 21 minori, 76 prigionieri provenienti dalla Cisgiordania e 14 da Gerusalemme Est. Tra i nomi c’è anche quello di Khalida Jarrar, parlamentare palestinese membro di spicco del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Tutti sono stati arrestati dal 2020 in poi.

Oltre ai 33 che saranno rilasciati nella prima fase, altri 65 ostaggi sono ancora a Gaza, compresi i corpi di almeno 36 morti confermati dall’Idf. Con l’avanzare della prima fase, le parti terranno colloqui sulla seconda, che vedrebbe il rilascio di tutti i rapiti rimasti in cambio della fine della guerra e di accordi sul futuro e la ricostruzione di Gaza.

Il meccanismo di rilascio

Secondo quanto riportano i media internazionali, Hamas ha affermato che il meccanismo di rilascio degli ostaggi israeliani detenuti a Gaza dipenderà dal numero di prigionieri palestinesi che Israele libererà. Nella giornata di domenica 19 gennaio, Hamas ha annunciato di aspettarsi “a breve” da Israele una lista di 90 prigionieri palestinesi per lo scambio.

L’Idf ha allestito tre complessi vicino al confine con la Striscia di Gaza per accogliere gli ostaggi che saranno liberati da Hamas. Le strutture si trovano a Reem, Kerem Shalom ed Erez. Gli ostaggi riceveranno un iniziale trattamento medico e psicologico prima di essere trasferiti negli ospedali israeliani, dove incontreranno le loro famiglie.

A nessuno sarà permesso di andare in Cisgiordania e non sarà rilasciato nessuno dei miliziani che hanno partecipato all’attacco del 7 ottobre 2023, così come non sarà liberato Marwan Barghouti, il leader della prima Intifada condannato all’ergastolo. Israele avrebbe anche respinto la richiesta di Hamas di riavere il corpo di Yahya Sinwar, il leader dei miliziani ucciso ad ottobre scorso.

Le 3 fasi dell’intesa

L’accordo si articolerebbe in tre fasi (che secondo alcune fonti potrebbero essere ridotte a due):

1) al 16mo giorno dall’accordo inizierebbero i colloqui per la definizione della successive:

2) nella seconda dovrebbero essere rilasciati tutti i rimanenti ostaggi maschi e le forze israeliane dovrebbero ritirarsi quasi completamente dalla Striscia.

3) Una terza fase vedrebbe la restituzione dei corpi degli ostaggi uccisi mentre erano detenuti a Gaza e la creazione di un piano di ricostruzione e di una nuova struttura di governo.

La presenza di Israele nella Striscia di Gaza

Veicoli e altri mezzi di trasporto potranno attraversare un passaggio adiacente alla Salah al-Din Road, monitorato da una macchina a raggi X gestita da un team di sicurezza qatariota-egiziano.

L’accordo, secondo quanto riferito, prevedrebbe che le forze israeliane rimangano nel corridoio Filadelfia, che separa Gaza dal Sinai egiziano a sud della Striscia, mantenendo una zona cuscinetto di circa 800 metri lungo i confini orientali e settentrionali durante la prima fase di 42 giorni. Le forze israeliane dovrebbero poi ritirarsi anche dal corridoio di Netzarim, che divide la Striscia in due e conduce fino al Mediterraneo.

Aiuti

Nell’intesa previsto anche un aumento degli aiuti umanitari inviati nella Striscia da parte delle organizzazioni internazionali, tra cui le Nazioni Unite (si ipotizzano almeno 600 camion al giorno).

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