Iva, più incassi e meno evasione. Ma la riforma resta in stand-by
Bruxelles stima per l’Italia un tax gap 2023 al 14,7%: in rialzo ma molto inferiore al pre Covid. Inattuato il capitolo della delega fiscale e il recepimento della direttiva Ue per la revisione delle aliquote
4' min read
4' min read
Per le casse pubbliche, l’Iva è seconda solo all’Irpef. Se invece si guarda al peso che ha nel dibattito pubblico, si resta quasi stupiti: pochi annunci, poche discussioni e la delega per la riforma fiscale ancora inattuata, sia pure in un quadro normativo che vede diverse novità in vigore dal 1° gennaio scorso.
Eppure parliamo di un’imposta che nei primi 11 mesi del 2024, secondo le Finanze, ha generato 156,1 miliardi di entrate, in aumento di circa un terzo dal periodo pre-Covid del 2019. E rispetto alla quale l’Italia ha un livello di evasione ancora elevato: la stima provvisoria del tax gap per il 2023 da parte della Commissione europea (misurato come divario tra gettito teorico ed effettivo) indica il 14,7 per cento.
Il peso dell’evasione
Quanto ai numeri già acclarati, nel 2022 tutti gli Stati membri dell’Unione europea hanno visto svanire 89,3 miliardi di Iva. Frodi, omessi versamenti, altre irregolarità. È una cifra sulla quale l’Italia incide per 16,3 miliardi: come dire che gli operatori economici del nostro Paese sono stati responsabili del 18% dell’evasione Iva a livello comunitario, pur pesando per circa il 13% del prodotto interno lordo complessivo.
Visto in prospettiva, in realtà, il tax gap dell’Iva in Italia ha avuto un andamento improntato a una tendenziale riduzione. E infatti la stessa Commissione, pur aspettandosi un aumento nel 2023 (al già citato 14,7% rispetto al 10,6% del 2022), sottolinea che si rimarrà comunque «molto al di sotto dei valori osservati prima del 2021». Non solo. La stima di Bruxelles – come evidenziato dal sottosegretario all’Economia, Lucia Albano, in risposta a un question time in commissione Finanze della Camera – «non tiene conto della variazione dello stock dei crediti Iva, che, secondo dati preliminari, proprio nell’anno d’imposta 2023, potrebbe aver contribuito all’incremento» dell’imposta effettiva (e quindi alla riduzione del gap). La quantificazione arriverà dall’agenzia delle Entrate e sarà riportata nella prossima Relazione sull’evasione.
La riduzione del tax gap può aiutare a spiegare perché il gettito Iva sia cresciuto così tanto negli ultimi anni, passando appunto dai 117,5 miliardi dei primi 11 mesi del 2019 ai 156,1 rilevati nello stesso periodo del 2024. Il solo aumento dell’inflazione sui consumi delle famiglie (+17,5% nell’arco temporale considerato) non giustificherebbe l’intero aumento degli introiti delle casse pubbliche.



