L’appello di Tajani: «Evitare dazi su whisky Usa per la tutela dei nostri vini». Ecco cosa rischia la filiera italiana
Nei giorni scorsi l’invito degli operatori al governo affinché si arrivi a una trattativa di buon senso con l’amministrazione americana
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I punti chiave
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«Ho chiesto che nella lista dei prodotti Usa sanzionati non sia messo il whisky perché rischiamo dazi enormi sui nostri vini. La linea della durezza non servirebbe a nulla ma mi faccio interprete del mondo delle imprese che chiede una trattativa saggia». Il vicepremier e ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, sceglie una linea più distensiva nella partita sulle contromisure che l’Europa è intenzionata ad adottare in risposta ai dazi annunciati dal presidente Usa, Donald Trump. Il messaggio di Tajani, che è anche presidente di Forza Italia, è arrivato nel corso dell’evento “Una bussola per la competitività europea - Forza Italia verso il congresso del Ppe”, di scena al teatro Puccini di Firenze.
L’auspicio di una trattativa europea sui dazi
Tajani è poi tornato a insistere sulla necessita che la trattativa sui dazi sia «europea perché rafforza anche la nostra posizione tutelando meglio i nostri prodotti». La linea del vicepremier è chiara, insomma. «È quello che dicono tutti gli imprenditori e il mondo agricolo. Indebolire l’Europa con tentativi velleitari - osserva Tajani - sarebbe una forma di autolesionismo anti-europeista dannoso per la nostra economia. Ricordo che, grazie al mercato unico europeo, le imprese italiane esportano beni per oltre 200 miliardi». Altra cosa, aggiunge, «è favorire il dialogo transatlantico grazie alle buone relazioni del governo con la nuova Amministrazione americana. Lavorare per l’unità dell’Occidente deve essere la nostra priorità», conclude il segretario di Forza Italia.
Il vicepremier: serve una buona politica fiscale per le imprese
Per Tajani l’Europa deve lavorare su alcuni tasselli irrinunciabili, a cominciare dal costo del denaro. «Dobbiamo evitare che la Bce lo aumenti per non mettere in difficoltà le imprese», sottolinea l’esponente azzurro. «Noi abbiamo le idee molto chiare. Serve certamente per reagire in maniera intelligente all’eventuale imposizione di dazi che potrebbero danneggiare le nostre imprese con una buona politica fiscale, anche riducendo fortemente la pressione fiscale. La chiave è sempre lì: più si abbassano le tasse, più si cresce.
Dobbiamo abbassare la pressione fiscale anche nel momento in cui dovesse esserci un problema legato all’imposizione di dazi. Noi dobbiamo continuare a favorire assolutamente la crescita e le imprese».
L’intervento della presidente di Federvini
Sul tema dei dazi Usa e delle possibili ripercussioni sul mercato italiano, in particolare sull’export di vini verso l’America, era intervenuta nei giorni scorsi anche la presidente di Federvini, Micaela Pallini. «Non si può pensare di sostituire a breve il mercato americano, è assolutamente impossibile vista l’importanza e la conoscenza profonda che ha di tutto il sistema vino italiano, per cui ogni regione è rappresentata negli Stati Uniti, praticamente ogni denominazione, prima di riuscire a costruire un mercato simile in India o nel Mercosur la vedo molto complicata».
Pallini aveva poi rilanciato «l’appello sia al nostro governo che alle istituzioni europee per cercare di combattere per noi affinché questi dazi vengano allontanati il più possibili». «Gli spirits quando è stato inserito il dazio del 25% in passato hanno perso il 40% dell’export, i vini francesi persero il 20%, - aveva ricordato - quindi non è da sottostimare il danno o lo devi parzialmente assorbire o devi rinunciare alla promozione. Quindi non è una sciocchezza».
L’appello al governo della filiera vinicola
I rischi per il settore erano poi stati evidenziati anche in un comunicato congiunto diffuso nei giorni scorsi dalla filiera vinicola italiana (Federdoc, Federvini, Confagricoltura, Copagri, Cia-Agricoltori italiani, Alleanza delle Cooperativa, Uiv e Assoenologi). Nella nota, gli operatori avevano chiesto al Governo di mantenere sulla questione dei dazi Usa «una posizione ferma in sede europea, invitando ad una trattativa di buon senso per il raggiungimento di un accordo volto ad evitare che si proceda all’applicazione dei dazi».
Nello stesso documento, poi, la filiera aveva rimesso in fila i numeri delle esportazioni verso gli States ricordando che rappresentano il principale mercato export per il vino europeo, con un dato italiano che si è attestato intorno ai 2 miliardi di euro nel 2024. «Non possiamo rischiare che la minaccia Trump diventi effettiva, dato che avrebbe effetti economici devastanti su un settore strategico come il nostro che genera un fatturato di 17 miliardi di euro, pari a circa il 10% del fatturato del F&B italiano, e che rappresenta una fonte cruciale di occupazione per i nostri territori, con circa 870.000 persone tra operatori diretti ed indiretti».

