L’Ema nega l’approvazione del farmaco per l’Alzheimer di Eli Lilly
La bocciatura di donanemab segue la controversa vicenda di lecanemab, sviluppato da Biogen ed Eisai, un altro farmaco che agisce sulla beta-amiloide e approvato per una categoria ristretta di pazienti
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I punti chiave
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L’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha rifiutato l’autorizzazione all’immissione in commercio di Kisunla (donanemab), il farmaco sviluppato da Eli Lilly per il trattamento della malattia di Alzheimer nelle sue fasi iniziali. Il comitato scientifico dell’agenzia ha ritenuto che i benefici clinici del medicinale non fossero sufficienti a superare i rischi associati alle anomalie di imaging correlate all’amiloide (Aria), un effetto collaterale noto per causare gonfiore e potenziali emorragie cerebrali.
Secondo i dati dello studio clinico, il 36,8% dei pazienti trattati con donanemab ha sviluppato Aria, rispetto al 14,9% del gruppo placebo. Sebbene la maggior parte di questi eventi fosse asintomatica, l’1,6% dei pazienti trattati con Kisunla ha manifestato eventi gravi, con tre decessi riconducibili a questa condizione. Anche in un sottogruppo di pazienti con minore predisposizione genetica al rischio di Aria (senza copie del gene ApoE4), il tasso di insorgenza della condizione è rimasto elevato (24,7% contro il 12% del placebo), con un caso fatale segnalato.
Sul piano dell’efficacia, donanemab ha mostrato un rallentamento della progressione della malattia, ma la differenza nei punteggi clinici rispetto al placebo è stata considerata limitata. In assenza di dati a lungo termine sull’efficacia nei pazienti senza copie di ApoE4, l’Ema ha stabilito che i benefici del farmaco non fossero abbastanza significativi da giustificarne l’approvazione.
Una decisione controversa
La decisione dell’Ema ha sollevato un acceso dibattito tra aziende farmaceutiche, comunità scientifica e associazioni di pazienti. La malattia di Alzheimer rappresenta una delle sfide sanitarie più pressanti a livello globale, con un impatto significativo sulle persone affette, le loro famiglie e i sistemi sanitari. Negli ultimi anni, l’introduzione di nuovi farmaci destinati a rallentare la progressione della malattia ha generato speranze, ma anche controversie riguardo alla loro efficacia e sicurezza.
Ilya Yuffa, presidente di Lilly International, ha criticato il verdetto, sostenendo che il sistema normativo europeo sta rallentando l’accesso a trattamenti innovativi:


