Festival di Berlino

“L’empire”, una brillante parodia del cinema di fantascienza

In concorso alla Berlinale il nuovo film di Bruno Dumont, che prosegue la linea grottesca e irriverente tracciata da “P’tit Quinquin” e “Ma Loute”

di Andrea Chimento

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Il cinema francese ancora protagonista alla Berlinale: dopo “Hors du temps” di Olivier Assayas, è arrivato il turno di un altro dei più grandi nomi della scena transalpina contemporanea, Bruno Dumont.

Il regista, che aveva esordito nel 1997 con il bellissimo “L’età inquieta”, sbarca in concorso con “L’empire”, una pellicola decisamente eccentrica e bizzarra, che segue la scia stilistica iniziata da Dumont nel 2014 con la splendida miniserie “P’tit Quinquin” e nel 2016 con il lungometraggio “Ma Loute”.

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Ambientato in un piccolo villaggio di pescatori nel Nord della Francia, il film racconta di un bambino molto speciale che si trova al centro di una battaglia intergalattica tra le forze del bene e quelle del male.Se il soggetto di partenza è senza dubbio peculiare, l’andamento narrativo lo sarà ancora di più: Dumont unisce la quotidianità della vita di una piccola comunità immersa nella natura, che richiama esplicitamente diverse sue pellicole del passato, con una narrazione fantascientifica che punta tutto sui luoghi comuni tipici del genere.

L’immaginario messo in campo riprende kolossal del cinema di fantascienza – dalla saga di “Star Wars” a “Dune”, passando dal Marvel Cinematic Universe – uniti a elementi che collegano “L’empire” ad altri lavori del regista francese. Ci sono infatti i due irresistibili poliziotti del già citato “P’tit Quinquin”, presenti anche nel sequel del 2018 “Coincoin et les z’inhumains”, un’altra miniserie che sfiora tra l’altro quel tema fantascientifico presente in maniera più esplicita in questo nuovo lungometraggio.

Un film divertente e sopra le righe

Bastano poche sequenze de “L’empire” per immergerci in una narrazione paradossale e spiazzante, in cui Dumont dichiara fin da subito quali saranno gli elementi più significativi dell’operazione.Non sempre si ha la sensazione che il regista francese abbia del tutto chiaro ciò che vuole arrivare a dire, ma la sua brillantezza nella messinscena rende questo film un’esperienza sostanzialmente unica, capace di unire cinema d’autore di alto livello con una struttura drammaturgica che richiama inoltre molte pellicole di serie B.È un film da prendere o lasciare, ma, se si sceglie di stare al gioco, ci si diverte e si rimane del tutto coinvolti da questo particolare universo narrativo.Qualche momento è meno appassionante di altri, seppur nel complesso la pellicola valga la visione anche grazie agli ottimi effetti speciali.

Nel cast da segnalare la presenza di uno scatenato Fabrice Luchini, volutamente sopra le righe come il personaggio che è stato chiamato a interpretare.

Quell’estate con Irène

Dopo “Another End” di Piero Messina, presentato in concorso, il cinema italiano è nuovamente in programma alla Berlinale con “Quell’estate con Irène” di Carlo Sironi, inserito nella sezione Generation 14plus.Ambientato nell’estate del 1997, il film parla di due ragazze, Clara e Irène, che si incontrano per la prima volta durante una gita organizzata dall’ospedale che le ha in cura. Timida e solitaria l’una, sfacciata e inarrestabile l’altra, in comune hanno soltanto la loro giovane età e quella malattia che sembrava sconfitta ma è ancora un’ombra presente nelle loro vite. Eppure quando sono insieme la paura svanisce e bastano poche ore a renderle inseparabili. Al punto di decidere di scappare insieme su un’isola lontana da tutti dove poter finalmente vivere la loro prima vera estate.

Dopo il buon esordio con “Sole”, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia del 2019, Sironi conferma il suo talento con una pellicola di formazione, capace di trattare in maniera delicata tematiche tutt’altro che semplici.Nonostante qualche momento un po’ troppo acerbo e alcuni passaggi meno spontanei di altri, la pellicola è intensa al punto giusto e si riesce a empatizzare fortemente con le protagoniste. Il risultato è così una bella sorpresa, che avrebbe meritato di entrare anche in una sezione più in vista di quella in cui è stato proposto.


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