Intervento

L’intelligenza artificiale e il futuro del lavoro: sfide e opportunità per le risorse umane

L’AI generativa viene già utilizzata in azienda: si va dalla ricerca e dall’analisi dei dati alla creazione di report, presentazioni e verbali di riunioni

di Pietro Iurato*

(Adobe Stock)

4' min read

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L’intelligenza artificiale sta influenzando il mondo del lavoro, chiaramente, con alcuni ambiti più coinvolti di altri. Lo studio Future of Work Trend Report che abbiamo recentemente pubblicato, identifica, in particolare, tre grandi aree che stanno subendo cambiamenti significativi in seguito alla diffusione dell’intelligenza artificiale in azienda: le persone, le competenze, e il ruolo della funzione Risorse Umane.

La corsa al futuro si è intensificata con l’AI. Le aziende con cui collaboriamo vogliono sapere come far evolvere la composizione della loro forza lavoro e quali misure devono adottare per garantire che le loro persone abbiano le competenze e le qualifiche necessarie per operare efficacemente con l’AI. Altre tendenze globali, come il cambiamento climatico e l’ingresso delle nuove generazioni in azienda, rappresentano ulteriori sfide che coinvolgono tutti. Anche nella nostra azienda stiamo esplorando nuovi scenari per determinare quali competenze ci serviranno tra 5-10 anni, come cambieranno i ruoli e le attività e quale livello di AI e robotica sarà richiesto nei diversi team. Immaginare dove saremo tra cinque anni non è facile, il che rende le cose ancora più complesse, ma molto interessanti.

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A differenza di altre rivoluzioni tecnologiche del passato, l’attuale sviluppo dell’AI rappresenta un cambiamento fondamentale nell’interazione tra uomo e macchina. Secondo il World Economic Forum, entro il 2025 nasceranno 97 milioni di nuovi posti di lavoro per permettere a uomini e macchine di lavorare insieme. E’ un invito a imparare adesso a lavorare con l’AI, anche apprendendo a delegare alcuni compiti. L’AI generativa viene già utilizzata in azienda: si va dalla ricerca e dall’analisi dei dati alla creazione di report, presentazioni e verbali di riunioni.

Un nuovo rapporto tra uomo e macchina

È possibile che in futuro ci occuperemo di compiti con un focus completamente diverso. Ad esempio, potremo svolgere compiti che non possono o non devono essere affidati all’intelligenza artificiale perché richiedono decisioni che attualmente sono al di là delle sue capacità, come la creatività, il pensiero strategico o il giudizio morale. Di contro, a seconda del ruolo, che si tratti di sviluppo, vendite, consulenza o altro, ci sono applicazioni specifiche dove l’AI può fare la differenza. Tuttavia, si tratta anche di sviluppare una certa mentalità che implica una grande riflessione su noi stessi: in cosa sono più bravo e cosa posso fare meglio dell’AI? Dove posso applicare al meglio le mie competenze?

Credo che questo aspetto diventerà sempre più rilevante. Con una maggiore attenzione alle competenze e al potenziale piuttosto che a profili di ruolo rigidi, si può creare una fluidità maggiore nell’organizzazione. Le persone diventeranno sempre più flessibili e non avranno bisogno di cambiare ruolo o divisione per assumere compiti che corrispondono alle loro competenze e ai loro interessi. È una grande opportunità per aumentare la soddisfazione di tutti sul lavoro.

Aumentare le competenze digitali

La seconda area riguarda le competenze digitali. Queste includono competenze pratiche, come dare un suggerimento in modo che l’AI possa fornire ciò che è necessario, nonché la conoscenza dell’etica e della conformità.

Cambiamenti così radicali in un così breve periodo di tempo richiedono molto ai dipendenti, che hanno quindi bisogno di essere preparati, di avere cioè una “cassetta degli attrezzi” per affrontare con successo i nuovi modelli di lavoro. Temi come la salute mentale e il benessere sono importanti e vediamo che le tecniche pratiche per la gestione dello stress e l’adattamento a situazioni lavorative diverse sono molto richieste. Infine, l’uso dell’AI offre anche grandi opportunità per promuovere una buona integrazione tra lavoro e vita privata, grazie ai nuovi livelli di produttività ed efficienza che è in grado di generare.

Siamo testimoni già di numerosi casi d’uso interessanti per l’AI nelle risorse umane, che mirano a rendere i processi più efficienti. Ad esempio, nel recruiting, l’AI può generare annunci di lavoro e creare le domande corrette per i colloqui su misura più velocemente. Nell’area della formazione, ci sono già buoni esempi, come l’offerta di informazioni personalizzate e la creazione di percorsi di formazione individuale.

Oltre ai possibili guadagni in termini di efficienza, l’AI aiuta l’area HR a diventare ancora più strategica. Le attività transazionali possono essere sempre più automatizzate e in carico all’AI, lasciando ai professionisti delle risorse umane più tempo per le attività a maggior valore aggiunto. Ad esempio, ci si potrebbe concentrare maggiormente sull’offerta di counseling ai dipendenti, cosa attualmente difficile da realizzare date le numerose richieste di tipo burocratico-operativo che i professionisti delle risorse umane ricevono quotidianamente.

Gli impatti sulla forza lavoro

Uno degli obiettivi dei responsabili HR è di creare un ambiente di lavoro attraente in cui le persone possano svolgere i loro compiti con un alto livello di produttività e motivazione. Nell’era dell’AI, sarà sempre più facile riconoscere tempestivamente come si sta comportando la forza lavoro e dove possono esserci problemi per agire di conseguenza. Le analisi interne e i feedback che i responsabili HR raccolgono abitualmente dovrebbero, con l’aiuto dell’AI, consentire di ottenere risultati molto più rapidamente, aiutando a rispondere in modo più preciso agli sviluppi e alle esigenze delle persone.

In generale, l’obiettivo è di sfruttare appieno il potenziale dell’AI come parte della trasformazione aziendale per supportare al meglio i manager e dipendenti nel loro lavoro quotidiano. Allo stesso tempo, si tratta di migliorare continuamente l’efficienza di alcune aree della divisione Risorse Umane. Ad esempio, i nostri dipendenti sono molto interessati a lavorare con le applicazioni di AI. Ad oggi, più di 50.000 dipendenti hanno utilizzato lo strumento interno di AI generativa e hanno inviato oltre 5 milioni di richieste. Ora si può dire che l’AI è vista non solo come uno strumento di collaborazione, ma anche come un partner. Nel nostro caso, pensare “AI first” è un aspetto importante per continuare ad avere successo e per raggiungere il nostro obiettivo di diventare la prima azienda di AI per le imprese.

L’intelligenza artificiale cambierà radicalmente il modo di lavorare di tutti e i prossimi anni saranno sicuramente tra i più innovativi per le aziende ed in particolare per le risorse umane. Abbiamo di fronte una grande opportunità per plasmare in modo significativo il mondo del lavoro. La domanda è: siamo pronti per farlo?

*HRD Head EMEA, SAP

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