Vino

L’Umbria punta sulle bollicine: via al distretto sull’Appennino con il progetto Spum.e

L’innalzamento delle temperature rende possibile avere vigneti in quota su terreni prima ritenuti inadatti. Le prime bottiglie debutteranno a Vinitaly 2025 con le etichette Semonte e Arnaldo Caprai

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Un distretto per la produzione di spumanti in Umbria, per seguire una domanda di mercato che già da tempo sta premiando le bollicine e dare una prospettiva ad aree rurali montane dell’Appennino marginali e a rischio spopolamento.

Saranno presentati lunedì prossimo a Gubbio i risultati del progetto di ricerca Spum.e che ha valutato la sostenibilità ambientale, economica e sociale della produzione di basi spumante sulla fascia appenninica Eugubino Gualdese, area già da tempo riconosciuta per la produzione di vini di qualità. Il progetto è finanziato dalla Regione Umbria tramite i fondi del Piano di sviluppo rurale (Psr), è stato realizzato dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano, e ha visto il coinvolgimento delle aziende agricole Semonte e Arnaldo Caprai e Leaf (azienda di consulenza per il settore vitivinicolo).

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L’Umbria possiede una rilevante superficie coltivabile in quota: oltre il 25% dei terreni agricoli regionali si trovano sopra i 600 metri sul livello del mare. Una percentuale ben superiore alla media italiana (9% circa).

Il progetto di creare un distretto spumantistico di montagna in Umbria è dettato, innanzitutto, dai cambiamenti climatici. Il progressivo innalzamento delle temperature rende infatti più appetibili terreni in quota ritenuti in passato inadatti alla viticoltura. Adesso nelle mutate condizioni e, soprattutto, in prospettiva futura, proprio quei terreni possono rivelarsi ideali per la coltivazione della vite, in fuga da calore e siccità. In questa ottica l’areale viticolo Eugubino individuato dal progetto Spum.e, registra precipitazioni abbondanti (1.050 mm all’anno) e ben distribuite lungo l’anno e ridotta frequenza di ondate di calore (meno di 20 giorni l’anno con temperature estive superiori a 32 °C contro una media regionale di 50 in pianura). Queste condizioni, nei due anni di sperimentazione, hanno portato alla produzione di vini, la cui analisi sensoriale ha confermato la forte potenzialità dell’area per la produzione di basi spumante.

Gli studi di Spum.e sono partiti dal vigneto sperimentale di 6 ettari impiantato tra il 2017 e il 2019 in località San Marco di Gubbio dall’azienda agricola Semonte, di proprietà della famiglia Colaiacovo, a una quota compresa tra i 750 e gli 850 metri di altitudine, su terreni abbandonati.

L’impianto è inoltre gestito con utilizzo di tecnologie innovative (IoT) capaci di analizzare il microclima del vigneto e le risposte fisiologiche delle piante. Da questi sei ettari di vigneto sono già stati messi in bottiglia degli spumanti Metodo classico che debutteranno a Vinitaly 2025 con le etichette Semonte e Arnaldo Caprai. «Siamo partner del progetto sia per il know how che per la commercializzazione dei vini – ha commentato Marco Caprai -. L’idea è quella di contrastare con l’altimetria il cambiamento climatico. Abbiamo piantato le varietà base dello Champagne, Pinot Nero e Chardonnay, su suoli analoghi allo Champagne. A differenziarci dalle bollicine francesi è la latitudine, circa mille chilometri, che riteniamo di poter compensare con l’altitudine. Crediamo fortemente nel progetto del distretto spumantistico dell’Appennino umbro. Siamo convinti che nel giro di qualche anno si possa arrivare a piantare 400 ettari di vigneto riportando sviluppo e magari giovani imprenditori in aree contrassegnate dall’abbandono».

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