La Bce muove sui tassi, ma il mercato ha già in parte anticipato il suo «lavoro»
Ungari (Vontobel): «I rendimenti riflettono già molte mosse attese per il futuro, e l’Eurotower potrebbe non essere costretta ad agire in modo aggressivo come si teme»
di Maximilian Cellino
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I punti chiave
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«La Bce non può più rimanere ferma, si sta preparando al primo rialzo dopo anni e il mercato ha già prezzato anche molte delle mosse che saranno decise nei prossimi mesi: in questo modo sta però già svolgendo gran parte del lavoro per conto della Banca centrale, che alla fine potrebbe non essere costretta ad agire in modo aggressivo come ci si aspetta». È una sorta di paradosso quello messo in evidenza da Gianluca Ungari, head of portfolio management Italy di Vontobel, che tuttavia non rappresenta certo una novità nel campo delle politiche monetarie e di quelle dell’Eurotower nello specifico: si prepara in anticipo il mercato, lo si guida verso una precisa direzione e si valutano strada facendo le conseguenze (in questo caso restrittive) dell’annuncio.
Quello strano paragone con Draghi
Già con il celebre whatever it takes passato alla storia dieci anni fa, Mario Draghi ottenne in fondo risultati con le sole parole, ben prima di passare ai fatti con il piano di riacquisti di attività che si avvia al termine soltanto in queste settimane. Certo, oggi la situazione è diametralmente opposta, ma il peso della retorica (o guidance, come si ama definirla fra i tecnici) resta determinante: «Da inizio anno - ha aggiunto Ungari, presentando a Zurigo il Vontobel Summer Outlook - la curva dei rendimenti tedesca si è già spostata verso l’alto in media di 130-150 punti base e questo ha causato forti perdite per i portafogli obbligazionari».
Le attese della banca elvetica sembrano abbastanza allineate al resto dei previsori: una «stretta» di 25 punti base a luglio, una analoga a settembre e una nei mesi successivi per un totale di 75 punti entro fine anno. A questo punto però, aggiunge Ungari, diventa anche «improbabile che la Bce sorprenda il mercato con rialzi dei tassi più aggressivi».
Più tempo (e meno volatilità) per la Bce
Il fatto che il mercato si incarichi appunto in modo indiretto di «fare il gioco» della Banca centrale permette a chi agisce sulle leve della politica monetaria di agire con più gradualità. Si può cosi nel frattempo attendere più chiarezza dagli sviluppi di una situazione che rimane ancora molto complessa e avvolta nell’incertezza. E possibilmente evitare di gestire in modo volatile la dinamica dei tassi, con rialzi marcati che potrebbero poi indurre a improvvise retromarce come si sono viste in passato.
«L’inflazione dilagante richiede un giro di vite e gli avvertimenti degli esponenti dei Paesi dell’Europa core si fanno sempre più frequenti, così come anche la Federal Reserve è sottoposta a maggiori pressioni dall’esterno», spiega Ungari. A differenza di quanto avviene negli Stati Uniti, i salari dell’Eurozona non hanno però ancora reagito alle spinte inflazionistiche e questo in teoria depone a favore di una maggior prudenza dell’Eurotower, che potrebbe procedere alla normalizzazione delle politiche monetarie con un ritmo moderato.


