La Bce riduce il bilancio? Per Scope Ratings l’Italia può trarne un beneficio
L’agenzia: Senza gli acquisti dell’Eurotower, i mercati finanziari spingeranno i governi con posizioni fiscali deboli a concentrarsi su crescita, prudenza fiscale e riforme.
di Maximilian Cellino
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I punti chiave
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La decisione di iniziare a ridurre l’enorme bilancio accumulato in questi ultimi 10 anni, avviando il cosiddetto quantitative tightening (Qt), che la Bce potrebbe annunciare al termine del Consiglio direttivo di oggi non sarà probabilmente indolore per molti Paesi dell’Eurozona, compresa l’Italia. Non tutto il «male» viene tuttavia per nuocere, soprattutto quando si guarda con gli occhi di chi, osservando con un’ottica di lungo termine, si occupa più della solidità delle finanze degli Stati che dei riflessi immediati di mercato.
L’impatto del Qt
Con il progressivo disimpegno dell’Eurotower viene infatti a mancare il soggetto che attraverso i piani Pspp e Pepp ha rappresentato il «compratore di ultima istanza» dei bond europei e nel 2023 occorrerà rivolgersi altrove per emettere titoli per a circa 1.200 miliardi di euro, 500 miliardi dei quali non avranno «copertura» pubblica secondo le stime di UniCredit Research.
Meno Bce, più attenzione a prudenza fiscale e riforme
Esiste però anche l’altra faccia della medaglia: «Con la riduzione del bilancio della Bce, i governi con posizioni fiscali deboli saranno sempre più pressati dai mercati finanziari a concentrarsi su crescita, prudenza fiscale e riforme», rileva Giacomo Barisone, responsabile dei rating sovrani e del settore pubblico di Scope Ratings, secondo il quale la decisione attesa oggi potrebbe a lungo andare esercitare anche riflessi positivi sul merito di credito degli Stati europei, compresi i «periferici» come l’Italia che finiscono evidentemente al centro dell’attenzione in un momento come questo.
L’agenzia di rating, unica a matrice europea in mezzo alle «big» e che si affidaquindi a un approccio differente quando analizza gli emittenti, non nasconde certo le insidie di una mossa simile. Queste saranno però forse più contenute di quanto si possa temere «perché Francoforte si muoverà in maniera molto prudente e occorreranno ancora molti anni prima di vedere il bilancio contrarsi in modo significativo», aggiunge Barisone, che insieme a Dennis Shen ha curato il Sovereign Outlook 2023 di Scope. Nel rapporto previsionale, che Il Sole 24 Ore è in grado di anticipare, l’agenzia di rating parla in termini globali di «prospettive difficili» per i governi che emettono debito «a causa degli effetti della guerra della Russia in Ucraina, dell’inflazione elevata e della significativa stretta monetaria».
Rischio declassamenti nel 2023
In termini pratici tutto questo si traduce nell’oltre 20% di rating sovrani pubblici di Scope con prospettive negative (8 sui 38 Stati seguiti dall’agenzia, mentre un anno fa la sola Turchia era a rischio) contro l’11% di outlook positivi, con quindi una maggiore probabilità di declassamenti rispetto a possibili promozioni nell’anno a venire. Pur non vedendo una grave recessione a livello globale o nell’area dell’euro, né una crisi finanziaria globale, per il 2023 Scope mette tuttavia in guardia dai rischi legati alla possibilità che «un rapido aumento dei tassi di interesse e l’inversione della curva dei rendimenti minaccino una fine anticipata della ripresa economica globale post-Covid».


