Mercati e debito

La Bce riduce il bilancio? Per Scope Ratings l’Italia può trarne un beneficio

L’agenzia: Senza gli acquisti dell’Eurotower, i mercati finanziari spingeranno i governi con posizioni fiscali deboli a concentrarsi su crescita, prudenza fiscale e riforme.

di Maximilian Cellino

(dpa Picture-Alliance/AFP)

4' min read

4' min read

La decisione di iniziare a ridurre l’enorme bilancio accumulato in questi ultimi 10 anni, avviando il cosiddetto quantitative tightening (Qt), che la Bce potrebbe annunciare al termine del Consiglio direttivo di oggi non sarà probabilmente indolore per molti Paesi dell’Eurozona, compresa l’Italia. Non tutto il «male» viene tuttavia per nuocere, soprattutto quando si guarda con gli occhi di chi, osservando con un’ottica di lungo termine, si occupa più della solidità delle finanze degli Stati che dei riflessi immediati di mercato.

L’impatto del Qt

Con il progressivo disimpegno dell’Eurotower viene infatti a mancare il soggetto che attraverso i piani Pspp e Pepp ha rappresentato il «compratore di ultima istanza» dei bond europei e nel 2023 occorrerà rivolgersi altrove per emettere titoli per a circa 1.200 miliardi di euro, 500 miliardi dei quali non avranno «copertura» pubblica secondo le stime di UniCredit Research.

Loading...

Meno Bce, più attenzione a prudenza fiscale e riforme

Esiste però anche l’altra faccia della medaglia: «Con la riduzione del bilancio della Bce, i governi con posizioni fiscali deboli saranno sempre più pressati dai mercati finanziari a concentrarsi su crescita, prudenza fiscale e riforme», rileva Giacomo Barisone, responsabile dei rating sovrani e del settore pubblico di Scope Ratings, secondo il quale la decisione attesa oggi potrebbe a lungo andare esercitare anche riflessi positivi sul merito di credito degli Stati europei, compresi i «periferici» come l’Italia che finiscono evidentemente al centro dell’attenzione in un momento come questo.

Francoforte si muoverà in maniera molto prudente e occorreranno ancora molti anni prima di vedere il bilancio contrarsi in modo significativo

Scope Ratings Giacomo Barisone

L’agenzia di rating, unica a matrice europea in mezzo alle «big» e che si affidaquindi a un approccio differente quando analizza gli emittenti, non nasconde certo le insidie di una mossa simile. Queste saranno però forse più contenute di quanto si possa temere «perché Francoforte si muoverà in maniera molto prudente e occorreranno ancora molti anni prima di vedere il bilancio contrarsi in modo significativo», aggiunge Barisone, che insieme a Dennis Shen ha curato il Sovereign Outlook 2023 di Scope. Nel rapporto previsionale, che Il Sole 24 Ore è in grado di anticipare, l’agenzia di rating parla in termini globali di «prospettive difficili» per i governi che emettono debito «a causa degli effetti della guerra della Russia in Ucraina, dell’inflazione elevata e della significativa stretta monetaria».

Rischio declassamenti nel 2023

In termini pratici tutto questo si traduce nell’oltre 20% di rating sovrani pubblici di Scope con prospettive negative (8 sui 38 Stati seguiti dall’agenzia, mentre un anno fa la sola Turchia era a rischio) contro l’11% di outlook positivi, con quindi una maggiore probabilità di declassamenti rispetto a possibili promozioni nell’anno a venire. Pur non vedendo una grave recessione a livello globale o nell’area dell’euro, né una crisi finanziaria globale, per il 2023 Scope mette tuttavia in guardia dai rischi legati alla possibilità che «un rapido aumento dei tassi di interesse e l’inversione della curva dei rendimenti minaccino una fine anticipata della ripresa economica globale post-Covid».

Il convitato di pietra resta naturalmente quell’inflazione che ha sorpreso nel 2022 e che è anche all’origine di gran parte dei movimenti sui mercati. Secondo Scope l’aumento dei prezzi «è destinato a persistere, anche se sta raggiungendo il suo picco» e gioca soprattutto un doppio ruolo quando si tratta di valutare gli effetti su chi è indebitato. «Rapidi aumenti dei prezzi riducono il valore reale dello stock di debito esistente, che è positivo nell’immediato per il credito dei paesi sovrani», nota infatti Shen, prima però di avvertire che «il beneficio si erode con il tempo, poiché un’inflazione più persistente frena la crescita, determina tassi di interesse strutturalmente più elevati e riduce anche il margine di manovra monetaria delle banche centrali avendo quindi un impatto negativo sul credito».

Le occasioni (da non perdere) per l’Italia

In uno scenario simile l’Italia non sembra per il momento meritarsi particolari attenzioni: il giudizio «BBB+» si conferma uno dei più bassi fra gli emittenti pubblici dell’Eurozona anche per Scope, ma le prospettive restano almeno «stabili». L’agenzia utilizza l’aggettivo «robusto» e accomuna il nostro Paese alla Spagna per indicare la buona tenuta dimostrata fin qui dall’economia. Non nasconde però le difficoltà da affrontare nell’immediato a causa delle pesanti conseguenze della guerra in Ucraina e alla «significativa esposizione agli shock commerciali e dei prezzi dell’energia», che dovrebbero tradursi in un rallentamento della crescita allo 0,5% nel 2023 dopo il +3,7% di quest’anno.

Ma soprattutto richiama a quelle sfide strutturali legate alla crescita anemica della produttività e alla demografia debole che, secondo Barisone, si mantengono «vive e vegete». I finanziamenti del piano Next Generation Eu, che vedono il nostro Paese quale beneficiario principale, offrono secondo Scope «un’occasione straordinaria per incrementare il potenziale di crescita» che va sfruttata. Al tempo stesso le politiche fiscali del nuovo governo non sembrano potersi allontanare molto dal solco tracciato da Mario Draghi «bilanciando attentamente la necessità di ammortizzare l’economia dalla crisi energetica con quella di mantenere la rettitudine fiscale di fronte agli investitori». Si tratta di elementi incoraggianti, che finora hanno spinto Scope a confermare il giudizio sull’Italia, ma c’è da chiedersi se saranno sufficienti per superare indenni la bufera attuale.

Copyright reserved ©
  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti