L’analisi

La Corte dei Conti europea, l’ossessione per il credito e i due rischi di vigilanza

La crisi delle banche regionali o il crollo del Credit Suisse in Europa non si sarebbero potuti verificare per le regole più severe eppure dal Lussemburgo non hanno risparmiato dure critiche alla Bce

di Alessandro Graziani

2' min read

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I fallimenti e la crisi delle banche regionali Usa e poi il salvataggio d’emergenza del Credit Suisse hanno evidenziato criticità nelle regole e il lassismo della Vigilanza Bancaria negli Usa e in Svizzera. Il successivo dibattito tra le Autorità internazionali ha evidenziato che in Europa casi analoghi non si sarebbero potuti verificare grazie a regole più severe e soprattutto a una più incisiva azione della Vigilanza Bancaria della Bce. Ma ora a sorpresa la Corte dei Conti europea, che “vigila” sulla Vigilanza, accusa di lassismo il controllore delle banche in particolare per quanto riguarda i rischi di credito e i conseguenti requisiti patrimoniali che vengono richiesti ai soggetti vigilati.

Una critica che evidentemente ritiene insufficiente la riduzione realizzata in otto anni dei crediti in sofferenza da 1.000 a 350 miliardi di euro, livello che ormai equivale solo al 2% del totale dei prestiti. Senza contare i livelli raggiunti dal capitale di Vigilanza (Cet1) che a fine 2022 aveva raggiunto un livello aggregato del 15,27%. La Corte dei Conti europea fa il suo lavoro ma, in questa fase, bacchettare sui rischi di credito la Vigilanza Bancaria della Bce, considerata dagli addetti ai lavori la più severa al mondo, rischia di avere due effetti negativi per l'economia e per il sistema finanziario.

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Il primo riguarda eventuali inasprimenti sui criteri di erogazione dei prestiti, con evidenti rischi in Europa di credit crunch in una fase di restrizione della liquidità dovuta alle azioni della Bce (rialzo dei tassi, Quantitative tightening, fine del reinvestimento delle cedole del programma App, rimborso anticipato dei prestiti Tltro). Il secondo rischio che deriverebbe dall’innalzamento dei ratios patrimoniali collegati all’erogazione dei prestiti bancari è quello relativo a un ulteriore trasferimento di crediti verso lo shadow banking, che ormai ha eguagliato per dimensione - come documentato dall’Fmi - i volumi dei finanziamenti bancari. Ridurre in continuazione i rischi di credito delle banche, idealmente azzerandoli, può portare a una Vigilanza “perfetta”. Ma indurre il trasferimento dei rischi bancari al mondo non regolato dello shadow banking può causare danni imprevedibili al sistema finanziario.

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