Locomotiva in crisi

La Germania ha un piede nella recessione: previsto calo del Pil dello 0,1% nel 2024

I principali istituti economici tedeschi hanno tagliato le stime di crescita: dopo la contrazione di quest’anno, la ripresa sarà debole nel 2025. Pesa l’incognita politica, con il Governo debole e diviso: «Serve un cambio di rotta»

Una nave portacontainer al Terminal Altenwerder sul fiume Elba ad Amburgo, Germania

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Contrazione nel 2024 e ripresa debole nel 2025: i principali istituti economici tedeschi tagliano le stime sulla Germania e criticano la coalizione di Governo, invocando «un cambio di rotta». In linea con tutti gli indicatori usciti negli ultimi mesi, l’outlook congiunto pubblicato il 26 settembre vede un calo del Pil dello 0,1% quest’anno. A marzo, si puntava ancora su un aumento, seppure appena dello 0,1%. Se le nuove previsioni si riveleranno accurate, sarebbe il secondo anno consecutivo di flessione economica, dopo il -0,3% del 2023. Nel secondo trimestre del 2024, il segno meno è già comparso (-0,1%) e sembra probabile che si confermi anche nel terzo trimestre: sarebbe recessione tecnica.

Rimbalzo debole

La Germania in contrazione quest’anno è già una pessima notizia per i partner dell’Eurozona (Italia in testa), le cui possibilità di crescita molto dipendono dalla principale economia del blocco. Ne terrà conto anche la Bce, nello stabilire le sue prossime mosse sui tassi. Ma non basta, perché anche la ripresa nel 2025 rischia di essere più debole, con un Pil ora stimato in aumento solo dello 0,8%: un taglio significativo rispetto all’1,4% previsto in marzo dagli istituti economici tedeschi. Nel 2026, la crescita dovrebbe salire all’1,3%. Il 25 settembre, l’Ocse ha abbassato le previsioni di crescita per la Germania allo 0,1% per il 2024 e all’1% per il 2025.

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«Oltre alla debolezza economica, c’è un cambiamento strutturale che mette a dura prova la Germania», ha affermato Geraldine Dany-Knedlik, dell’Istituto tedesco per la ricerca economica (Diw), che ha contribuito al report. «La decarbonizzazione, la digitalizzazione, il cambiamento demografico e probabilmente anche una maggiore concorrenza da parte delle aziende cinesi hanno innescato processi di aggiustamento strutturale che stanno smorzando le prospettive di crescita», ha spiegato.

La pressione si fa sentire in particolare sull’industria e le aziende chiedono riforme, si lamentano degli alti prezzi dell’energia, dell’eccessiva burocrazia e della carenza di lavoratori qualificati.

L’incognita politica

Il tasso di crescita medio dell’economia tedesca si è dimezzato rispetto all’1,4% del periodo compreso tra la crisi finanziaria e la pandemia, ha sottolineato Oliver Holtemöller, dell’Istituto di ricerca economica di Halle (Iwh). E non mancano le critiche al Governo. Il pacchetto a sostegno della crescita messo a punto dall’Esecutivo non sembra sufficiente a generare l’auspicata spinta dello 0,5% nel 2025. Per Dany-Knedlik, l’impatto arriverà più tardi e l’impulso sarà più debole.

Ma è soprattutto l’incertezza dell’azione di Governo, diviso su molti fronti, a preoccupare: «In tempi di cambiamenti strutturali, è necessaria una chiara bussola di politica economica per garantire a famiglie e imprese la sicurezza necessaria per la pianificazione», spiegano gli economisti. Perché possa tornare un clima di fiducia sembra allora «essenziale un cambio di rotta nella politica economica», con meno burocrazia, meno sovvenzioni statali e riduzione dei sussidi per le singole aziende.

L’incertezza politica, ma questo l’outlook non lo dice, è già aumentata dopo i pessimi risultati elettorali di Spd, Verdi e Liberali nelle elezioni europee e nei Länder orientali.

«Nel migliore dei casi, la Germania può aspettarsi una stagnazione nel breve termine e poche speranze di una ripresa importante nel futuro», ha scritto in una nota il capo economista di Commerzbank Research, Joerg Kraemer.

Anche la Bundesbank teme una contrazione del Pil nel terzo trimestre. Il suo presidente, Joachim Nagel, prova però a intravedere un po’ di luce in fondo al tunnel. Molte delle cause di debolezza si riveleranno di breve durata, ha detto in un recente intervento. Fattori frenanti, come l’inflazione, la riluttanza dei consumatori a spendere e gli alti tassi di interesse, saranno probabilmente solo «temporanei». Nagel resta convinto che «la Germania non è in declino» e che la sua economia potrà «lentamente riprendere velocità». 

Inflazione giù, ma consumi freddi

Alla frenata dell’economia si accompagna, se non altro, il raffreddamento dei prezzi. Secondo le stime contenute nell’outlook, l’inflazione in Germania rallenterà al 2,2% quest’anno, dal 5,9% del 2023, e nei prossimi due anni si attesterà attorno al target del 2% fissato dalla Bce.

Anche il mercato del lavoro inizierà in qualche misura a risentire della debolezza economica, con la disoccupazione in salita al 6% quest’anno, dal 5,7% del 2023.


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