La grande ondata dei farmaci anti obesità, oltre 150 allo studio
Gli scienziati stanno sviluppando una nuova generazione di molecole per migliorare l’efficacia e offrire benefici che vanno oltre la perdita di peso
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I punti chiave
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Mentre in tutto il mondo cresce la domanda di farmaci dimagranti, gli scienziati stanno sviluppando una nuova generazione di molecole per migliorare l’efficacia e offrire benefici che vanno oltre la perdita di peso. Così, oggi, la pipeline degli anti-obesità (Aom) comprende 157 asset in fase clinica, di cui 7 in fase 3, e abbraccia oltre 60 meccanismi d’azione. Da notare che il 43% di tutti gli asset sono terapie orali, un fattore che potrebbe aumentare significativamente l’accessibilità e l’aderenza al trattamento.
Le sfide
Un campo quello degli Aom decisamente affollato, ispirato dal successo degli agonisti del recettore Glp-1, cioè semaglutide e del suo rivale tirzepatide (che oltre a Glp-1 contiene anche un altro ormone chiamato Gip, coinvolto nel metabolismo dei grassi), responsabili di aver sbloccato il potenziale di un mercato globale che, secondo le previsioni degli analisti, supererà i 100 miliardi di dollari entro la fine del decennio. Nonostante i progressi raggiunti, infatti, rimangono ancora diverse sfide: la maggior parte di questi farmaci sono costosi e richiedono iniezioni settimanali. Inoltre, la perdita di massa muscolare e il recupero del peso dopo l’interruzione del trattamento sono altri problemi da affrontare. Quindi gli spazi di miglioramento ci sono e le aziende dovranno cercare di differenziarsi su più dimensioni, tra cui efficacia, tollerabilità, praticità, durata e qualità della perdita di peso che distingua tra massa grassa e massa magra.
Preservare la massa muscolare
Su quest’ultimo aspetto, le terapie muscolo-dirette come il bimagrumab (abbandonato da Novartis nel 2017, ripreso dalla startup americana Versanis, è poi stata acquistata da Eli Lilly) stanno raccogliendo il maggior interesse del settore, in gran parte perché circa un terzo della riduzione di peso negli individui che assumono semaglutide o tirzepatide proviene dalla perdita di muscoli, non di grasso. Altre aziende stanno seguendo il copione del bimagrumab, resuscitando terapie sviluppate per condizioni non correlate alla perdita di peso per esplorare nuovi meccanismi per promuovere la crescita muscolare e la salute metabolica. Anche la farmaceutica Veru di Miami ha annunciato che il suo farmaco orale, enobosarm, (è un modulatore selettivo del recettore degli androgeni per combattere l’atrofia muscolare e l’osteoporosi) ha contribuito a preservare la massa muscolare nelle persone anziane con obesità se combinato con semaglutide.
Il jolly sono le molecole orali
Molte delle terapie emergenti in sperimentazione assomigliano ai farmaci già presenti sul mercato, e in gara ci sono le stesse farmaceutiche proprietarie dei capostipiti, cioè Novo Nordisk ed Eli Lilly, che stanno lavorando per migliorare i loro farmaci già approvati, puntando sia sull’associazione di più principi attivi sia su formulazioni orali (semaglutide e tirzepatide richiedono invece iniezioni settimanali).
Per esempio, retatrutide, di Eli Lilly, attiva i recettori di tre ormoni, Glp-1, Gip e glucagone, un altro ormone che regola i livelli di zucchero nel sangue. I primi risultati mostrano una riduzione media del 24% del peso in 11 mesi. Gli studi di fase III dovrebbero concludersi entro il 2026. E sempre Lilly sta sperimentando la versione per via orale di una molecola simile alla semaglutide (orforglipron) e questo potrebbe essere il vero jolly degli anti-diabetici. Anche AstraZeneca ha ottenuto dalla società cinese Eccogene la licenza per una pillola sperimentale per la perdita di peso, ma è ancora in fase I.


