Giornata mondiale

La grande ondata dei farmaci anti obesità, oltre 150 allo studio

Gli scienziati stanno sviluppando una nuova generazione di molecole per migliorare l’efficacia e offrire benefici che vanno oltre la perdita di peso

di Francesca Cerati

(AdobeStock)

4' min read

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Mentre in tutto il mondo cresce la domanda di farmaci dimagranti, gli scienziati stanno sviluppando una nuova generazione di molecole per migliorare l’efficacia e offrire benefici che vanno oltre la perdita di peso. Così, oggi, la pipeline degli anti-obesità (Aom) comprende 157 asset in fase clinica, di cui 7 in fase 3, e abbraccia oltre 60 meccanismi d’azione. Da notare che il 43% di tutti gli asset sono terapie orali, un fattore che potrebbe aumentare significativamente l’accessibilità e l’aderenza al trattamento.

Le sfide

Un campo quello degli Aom decisamente affollato, ispirato dal successo degli agonisti del recettore Glp-1, cioè semaglutide e del suo rivale tirzepatide (che oltre a Glp-1 contiene anche un altro ormone chiamato Gip, coinvolto nel metabolismo dei grassi), responsabili di aver sbloccato il potenziale di un mercato globale che, secondo le previsioni degli analisti, supererà i 100 miliardi di dollari entro la fine del decennio. Nonostante i progressi raggiunti, infatti, rimangono ancora diverse sfide: la maggior parte di questi farmaci sono costosi e richiedono iniezioni settimanali. Inoltre, la perdita di massa muscolare e il recupero del peso dopo l’interruzione del trattamento sono altri problemi da affrontare. Quindi gli spazi di miglioramento ci sono e le aziende dovranno cercare di differenziarsi su più dimensioni, tra cui efficacia, tollerabilità, praticità, durata e qualità della perdita di peso che distingua tra massa grassa e massa magra.

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Preservare la massa muscolare

Su quest’ultimo aspetto, le terapie muscolo-dirette come il bimagrumab (abbandonato da Novartis nel 2017, ripreso dalla startup americana Versanis, è poi stata acquistata da Eli Lilly) stanno raccogliendo il maggior interesse del settore, in gran parte perché circa un terzo della riduzione di peso negli individui che assumono semaglutide o tirzepatide proviene dalla perdita di muscoli, non di grasso. Altre aziende stanno seguendo il copione del bimagrumab, resuscitando terapie sviluppate per condizioni non correlate alla perdita di peso per esplorare nuovi meccanismi per promuovere la crescita muscolare e la salute metabolica. Anche la farmaceutica Veru di Miami ha annunciato che il suo farmaco orale, enobosarm, (è un modulatore selettivo del recettore degli androgeni per combattere l’atrofia muscolare e l’osteoporosi) ha contribuito a preservare la massa muscolare nelle persone anziane con obesità se combinato con semaglutide.

Il jolly sono le molecole orali

Molte delle terapie emergenti in sperimentazione assomigliano ai farmaci già presenti sul mercato, e in gara ci sono le stesse farmaceutiche proprietarie dei capostipiti, cioè Novo Nordisk ed Eli Lilly, che stanno lavorando per migliorare i loro farmaci già approvati, puntando sia sull’associazione di più principi attivi sia su formulazioni orali (semaglutide e tirzepatide richiedono invece iniezioni settimanali).

Per esempio, retatrutide, di Eli Lilly, attiva i recettori di tre ormoni, Glp-1, Gip e glucagone, un altro ormone che regola i livelli di zucchero nel sangue. I primi risultati mostrano una riduzione media del 24% del peso in 11 mesi. Gli studi di fase III dovrebbero concludersi entro il 2026. E sempre Lilly sta sperimentando la versione per via orale di una molecola simile alla semaglutide (orforglipron) e questo potrebbe essere il vero jolly degli anti-diabetici. Anche AstraZeneca ha ottenuto dalla società cinese Eccogene la licenza per una pillola sperimentale per la perdita di peso, ma è ancora in fase I.

Un mix di ormoni combinati

Per quanto riguarda Novo Nordisk, nella prima metà del 2025 la società danese si aspetta i risultati di una seconda sperimentazione di fase III del suo farmaco Cagrisema, una combinazione di semaglutide e un medicinale chiamato cagrilintide, agonista del doppio recettore dell’amilina e della calcitonina. Se gli studi in corso avranno successo, Cagrisema, insieme agli agenti che combinano l’attività del Glp-1 e del glucagone - come il survoduide della tedesca Boehringer Ingelheim - potrebbe ottenere l’approvazione già nel 2026 o nel 2027.

Anche Amgen sta pianificando una sperimentazione di fase III del suo candidato (maridebart cafraglutide), che attiva i recettori Glp-1 riducendo al contempo l’attività del Gip. Il farmaco prevede una iniezione mensile e ha portato a una perdita di peso media fino al 20% in 52 settimane, secondo i dati pubblicati dalla società. A differenza di altri trattamenti, ha dimostrato la capacità di mantenere la perdita di peso per diversi mesi dopo l’ultima dose.

La gamma di obiettivi ormonali - oltre agli ormoni rilasciati dal pancreas come il glucagone e l’amilina, che potrebbero integrare le terapie a base di Glp-1 aumentando il dispendio energetico, stabilizzando i livelli di zucchero nel sangue e sopprimendo ulteriormente l’appetito - includono anche quelli derivati dall’intestino come il peptide YY, noto per la sua capacità di farti sentire sazio. In sintesi, attivando più percorsi si potrebbero ridurre le dosi dimagrendo con meno effetti collaterali.

E sono diverse le aziende che stanno sviluppando versioni sintetiche dell’amilina, l’ormone che regola lo zucchero nel sangue e l’appetito rallentando la digestione e facendo sentire le persone sazie più a lungo. Secondo i primi dati, questi trattamenti aiutano a preservare la massa muscolare riducendo il grasso, ma non è chiaro se saranno efficaci quanto i farmaci Glp-1. Secondo i dati pubblicati, l’amicretina della Novo Nordisk, un’iniezione settimanale che combina Glp-1 e amilina, ha portato a una perdita di peso fino al 22% in 36 settimane.

Infine, stanno tornano in auge anche le terapie che bloccano l’attività dei recettori dei cannabinoidi, che aiutano a regolare la fame, o quelle che hanno come bersaglio i geni. Nel 2021, gli scienziati di Regeneron Pharmaceuticals hanno scoperto una rara variante genetica legata al basso peso corporeo, e l’anno successivo, i ricercatori di Alnylam hanno individuato una mutazione associata a un basso rapporto vita-fianchi, e stanno cercando di sviluppare farmaci che replichino i benefici metabolici di queste varianti genetiche. Il 2025, quindi, si prospetta come l’anno che preparerà il terreno per il lancio di una nuova ondata di farmaci che rimodellerà il panorama competitivo del trattamento dell’obesità.

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