La mediazione alternativa al tribunale torna a crescere dopo la pandemia
Nel 2021 registrato il 13% in più di procedure avviate sul 2019 e +32% sul 2020 anche grazie al recupero delle procedure per cui questo passaggio è obbligatorio
di Valentina Maglione e Bianca Lucia Mazzei
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I punti chiave
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La mediazione torna a crescere e recupera il calo registrato durante la pandemia. Le procedure avviate nel 2021 sono state infatti quasi il 13% in più di quelle dell’ultimo anno pre-emergenza, il 2019 (e il 32% in più di quelle del 2020). Un trend che sembra confermato anche nel primo trimestre di quest’anno: le procedure partite dal 1° gennaio al 31 marzo scorso sono state l’11% in più di quelle del 2019 (con una flessione del 5% rispetto al 2021). È questa la fotografia della mediazione che emerge dal monitoraggio curato dal ministero della Giustizia.
A spingere questa procedura sarà, a breve, anche l’attuazione della riforma del processo civile (legge 206/2021) che, per centrare l’obiettivo di tagliare del 40% la durata dei procedimenti entro il 2026, scommette (tra l’altro) sulla soluzione delle controversie fuori dai tribunali. Il gruppo di lavoro costituito dal ministero della Giustizia per mettere a punto gli schemi di decreti legislativi attuativi della riforma per la parte dedicata a mediazione, negoziazione assistita e arbitrato ha praticamente chiuso i lavori. Spetterà al ministero redigere la versione definitiva che dovrà essere approvata dal Consiglio dei ministri, in modo che entri in vigore entro fine anno.
La situazione
L’aumento delle mediazioni del 2021 (arrivate a 166.511, rispetto alle 125.754 del 2020) è dovuto in buona parte alla ripresa dell’attività giudiziaria dopo lo stop e il successivo rallentamento subiti durante la pandemia. I numeri sono, infatti, trainati dalle procedure avviate nelle materie per cui la legge prescrive il tentativo di mediazione come obbligatorio prima di andare in giudizio. Nei fatti, nel 2021 i tribunali hanno recuperato (in parte) le iscrizioni non effettuate nell’anno del lockdown e, quindi, anche le mediazioni sono cresciute.
Post pandemia è aumentato anche il tasso di partecipazione alla mediazione. L’anno scorso la parte “invitata” si è presentata al tavolo nel 50% dei casi e nel primo trimestre di quest’anno nel 51,3%, mentre nel 2020 la percentuale era calata al 47,8%, per effetto delle restrizioni dovute all’emergenza. Sono comunque dati non elevati, che incidono poi sulla possibilità di raggiungere un accordo. Nel 2021, in base alla rilevazione del ministero, l’intesa è stata trovata nel 27,3% dei casi in cui l’aderente è comparso. Le chance di intesa aumentano (al 45,8% nel 2021 e nel 46,1% nel primo trimestre di quest’anno) se le parti accettano di sedersi al tavolo anche dopo il primo incontro.
Le prospettive
La riforma civile potenzia la mediazione agendo su più fronti. Intanto, amplia le materie di lite in cui il tentativo di mediazione è obbligatorio, includendo i contratti di associazione in partecipazione, di consorzio, di franchising, di opera, di somministrazione, di rete di subfornitura e di società di persone. Inoltre, si propone di favorire la partecipazione personale delle parti.

