La ricetta dell’eternità: una chiave di volta per guardare al futuro
Il valore di manager e i professionisti che desiderano custodire e coltivare il domani, vivendo i contrasti come opportunità di crescita
di Costanza Biasibetti *
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Quando si sopraggiunge a Jerash, l'antica città romana di Gerasa in Giordania, viene istintivo sostare almeno qualche secondo in trepidante ammirazione di fronte al grande arco di Adriano che ne costituisce il principale accesso. Fuori dal tempo e dallo spazio, Jerash conserva il fascino e gran parte delle architetture originali degli antichi fasti romani: ogni mattone, ogni pietra, ogni fontana e ogni decorazione sono pezzi di una preziosa eredità lasciata ai posteri nel cuore del deserto. I beduini, abitanti locali della cittadella nuova, attendono turisti e curiosi tra i colonnati e all’entrata del tempio di Artemide, vendendo ninnoli o raccontando antiche leggende.
Io ho avuto l’onore di visitare la città con gli occhi appassionati di Andrea Angelucci, archeologo e conduttore del programma tv Art Rider, perennemente alla ricerca di meraviglie antiche da raccontare e condividere. Mentre Andrea disegnava (con le parole e con gli acquerelli) quella che doveva essere la vita a Gerasa nei primi secoli d.C., il mio sguardo ne catturava alcune scintille: ancora incandescenti, hanno acceso in me il desiderio profondo di capire dove quella bellezza volesse portarmi, cosa quello spettacolo dell’antico potesse insegnarmi per decriptare il presente e progettare il futuro.
Come donna, come professionista, come cittadina: c’è ancora modo di rendere eterno qualcosa? C’è un metodo di costruzione delle nostre idee, dei nostri business, dei nostri progetti, che possa donare loro lunga vita?
1) “Le cose curate ti permettono di sentirti parte di qualcosa di grande”.
Nella via sacra, quella principale che conduce al tempio, Andrea mi mostra un antico ninfeo, una sorta di fontana, interamente conservata, di cui notiamo, proprio sul marciapiede di fronte, un tombino. È decorato con pesci in rilievo, grossi e ricurvi. Sono lì perchè ogni volta che l’acqua vi ricadeva all’interno, sembrava che i pesciolini si muovessero. Il nostro tempo cura poco i dettagli. O meglio, le culture e le società del nostro tempo faticano a curare i dettagli, così immerse in un’evoluzione incostante ed incontrollata, moderna e minimale a volte per reale progetto, a volte per timore di non non essere all'altezza.
Un po’ potrebbero anche avere ragione: ogni contenuto ha vita così breve che curare i dettagli ci appare ormai inutile consuetudine. Ma non è così. Angelucci sfiora le pietre degli archi, e mi svela uno degli ingredienti della ricetta dell’eternità: le cose curate ci fanno sentire protagonisti di una struttura più grande di noi, parte di una scelta di coraggio che non teme la morte, la sconfitta o il passare degli anni.
