Fed, l’enigma Warsh (e l’ombra di Trump)
dal nostro corrispondente Marco Valsania
di Federica Pezzatti
4' min read
4' min read
La guerra non ferma la lunga marcia delle assicurazioni verso un modello economico globale sostenibile. Anche se per ora, stando alla classifica dei leader di sostenibilità del Sole-24 Ore, il peso delle compagnie è ancora vicino al 2,5% sul totale delle aziende nel ranking.
A spronare l’azione dei board verso le tematiche Esg c’è anche la normativa. Dopo l’introduzione dell’obbligo della rendicontazione non finanziaria del 2017 e le successive novità, l’agenda delle compagnie è ancora fitta di appuntamenti.
Sarà sempre più coinvolta tutta la strategia dei gruppi, reti comprese: sono in fase di consultazione le linee guida di dettaglio dell’Eiopa (l’Authority di settore europea) per inserire, già dal prossimo 2 agosto, nella valutazione di adeguatezza delle polizze anche le preferenze di sostenibilità dei clienti. Novità anche sul fronte dei prodotti assicurativi: dal 1° gennaio 2023 occorrerà inserire i nuovi standard informativi nei Kid. La “pressione del regolatore” si muove in linea con l’evoluzione normativa comunitaria la quale ha imposto l’adattamento al nuovo quadro regolamentare, soprattutto nell’ultimo anno. E il percorso potrebbe continuare visto che la sostenibilità ambientale è tra i temi centrali anche della revisione della direttiva Solvency II. «Nel quadro di questa revisione (ancora in fase di negoziato al Consiglio europeo) non si prevede per il momento un trattamento prudenziale specifico per gli attivi o le attività associate a obiettivi ambientali o sociali – come ha spiegato Luigi Federico Signorini, direttore generale della Banca d’Italia e presidente dell'Ivass–. Tuttavia analogamente a quanto previsto per le banche, si intende chiedere all’Eiopa di fare una valutazione in merito entro il 2023 e di esaminare regolarmente l’ambito di applicazione e la calibrazione dei parametri della formula standard relativi al rischio di catastrofi naturali».
La proposta di prodotti assicurativi Esg è una delle direttrici su cui si muove il settore insieme alla definizione di una governance orientata a politiche a basso impatto e al corposo capitolo degli investimenti del proprio portafoglio verso business sostenibili. Su questo ultimo punto, come per gli altri player impegnati verso la transizione ecologica, l’addio al ”fossile”, che per questo settore significa non investire più su società attive in carbone e nell’oil (e neppure assicurarle), diventa sempre più “critico”, ora che l’impennata del gas mette momentaneamente in discussione il processo di uscita dai combustibili fossili di governi e società dell’energia. «Il Gruppo Unipol ha adottato da tempo politiche di sostenibilità che governano i processi caratteristici, indipendentemente dalle situazioni contingenti – spiega Marisa Parmigiani, head of sustainability & stakeholder management del Gruppo Unipol –. Sicuramente la crisi energetica conseguente al conflitto ci sta facendo interrogare sull’opportunità di adottare una strategia climatica attenta all’equilibrio di una giusta transizione che consideri non solo i lavoratori ma anche i cittadini consumatori» . Il gruppo Unipol ora fa parte alla Nzao (Net-Zero Asset Owner Alliance) con l’obiettivo della carbon neutrality al 2050 per gli investimenti e si impegna a ridurre le emissioni di Scope 1 e Scope 2 legate a consumi elettrici, di gas e delle altre fonti energetiche del 46,2% entro il 2030 (rispetto al 2019) per tutti gli edifici su cui ha un controllo diretto.
L’ingresso nella Nzao è recentissimo: si tratta di un’alleanza tra gli investitori istituzionali mondiali, che si sono impegnati affinché ciascuno agisca per accelerare la transizione verso un’economia globale a zero emissioni nette.