La Svizzera indaga sul mistero dei lingotti russi
A maggio sono entrate nella confederazione 3,1 tonnellate di oro di origine russa: lingotti destinati ad essere fusi, ma tutte le raffinerie negano di averli presi in consegna. Aperta un’inchiesta per accertare se siano state violate sanzioni
di Sissi Bellomo
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È un mistero, ma sta diventando anche fonte di imbarazzo crescente per la Svizzera, che sta indagando su oltre tre tonnellate di lingotti d’oro forgiati in Russia che hanno varcato i confini del Paese a maggio: un tesoretto da 194 milioni di franchi, pari a circa 192 milioni di euro, la cui esistenza è stata svelata dalle statistiche doganali e di cui nessuno ammette di essere il destinatario.
Le banche sembrano escluse dalla lista dei sospetti: il metallo, stando alle bolle di trasporto, era destinato ad essere fuso. Ma una dopo l’altra tutte le raffinerie del Paese si sono chiamate fuori, dichiarando di non aver preso in consegna neppure un grammo del prezioso carico.
A negare per primi un coinvolgimento sono stati i quattro maggiori operatori: MKS PAMP, Metalor Technologies, Argor-Heraeus e Valcambi, colossi che dai cui impianti passano due terzi dell’oro raffinato al mondo. Poi anche l’Associazione svizzera dei fabbricanti e commercianti di metalli preziosi ha diffuso una nota, affermando di aver interpellato tutte le 14 società aderenti, ottenendo sempre la stessa risposta: nessuno di loro è «responsabile di queste importazioni».
«L’oro di dubbia provenienza non trova posto in Svizzera», ha rimarcato l’Associazione, raccomandando ai suoi membri di «agire con la massima cautela e astenersi dal comprare in caso di dubbi».
Venerdì 24 l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (Udsc-Bazg) ha comunicato di aver aperto un’inchiesta per verificare se siano state violate sanzioni e di aver accertato che i lingotti provenivano dalla Gran Bretagna, anche se non ha rivelato il nome del mittente.



