Germania

La svolta sul debito semplifica la strada alla futura coalizione Cdu-Spd

In meno di un mese, il prossimo cancelliere Merz ha guidato Berlino a un cambio di linea epocale, spinto dalla convinzione di dover reagire al nuovo quadro politico internazionale. Ora punta a un Governo entro Pasqua con i socialdemocratici: i dossier economici saranno meno complicati, con le spese per infrastrutture e difesa fuori bilancio. Resta il nodo immigrazione

di Gianluca Di Donfrancesco

Il Bundesrat (EPA)

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Meno di un mese, dal 23 febbraio al 21 marzo, per liberare la Germania da un totem che sembrava irremovibile. Meno di un mese è passato tra il voto elettorale, che ha consegnato a Friedrich Merz il mandato a governare il Paese, e il voto del Bundesrat, che ha approvato le riforme costituzionali sul freno al debito. Un passaggio formale, dopo l’ok del Bundestag del 18 marzo. La maggioranza qualificata dei due terzi era scontata: nella camera dei Länder servivano 46 voti su 69, ne sono arrivati sette in più, 53.

Svolta figlia dei tempi

Ancora prima di assumere l’incarico da cancelliere, Merz può già intestarsi una svolta storica, voluta e condotta con un’inversione netta rispetto alla propria posizione di difensore del freno al debito. E contro una parte dell’elettorato e dei circoli conservatori che fanno riferimento ai cristianodemocratici.

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Con una riforma lampo, la Germania sfuma un tratto distintivo della propria identità, quello del rigore dei conti, sotto la stella polare dello schwarze null, ossia del pareggio del bilancio. Una vera ossessione, secondo molti. Anche a Berlino. Con pregi e difetti, per la Germania e per l’Eurozona. Grazie agli ampi margini di manovra, lo Stato ha potuto reagire massicciamente all’emergenza del Covid-19. I partner dell’euro con i debiti pubblici più alti e ostinati, come l’Italia, hanno potuto incassare un dividendo di credibilità sui mercati finanziari, grazie alla stabilità tedesca.

La locomotiva d’Europa si è però condannata a una austerity eccessiva, sorda ai ripetuti richiami di istituzioni come Ocse e Fondo monetario, che per anni hanno suggerito politiche meno restrittive, per sostenere produttività e competitività. Il freno al debito è diventato un freno agli investimenti pubblici e ha contribuito a rendere la Germania meno preparata e più esposta rispetto al cambiamento strutturale del sistema economico mondiale, con il nuovo ruolo assunto dalla Cina sui mercati.

Ora il debito pubblico tedesco salirà, eccome: dal 63% del Pil è proiettato verso l’80% e oltre, a seconda delle stime. Lo Schuldenpaket (pacchetto del debito), come i media tedeschi hanno ribattezzato l’ambizioso programma di spesa, può trasformarsi in mille miliardi di debito in più in 12 anni, a seconda di quanto Berlino destinerà alla difesa.

Durante la crisi energetica nel 2022, lo Stato ha stanziato 200 miliardi di euro per frenare i prezzi. Durante il Covid, sono stati stanziati 600 miliardi al fondo di stabilizzazione economica (solo una parte è stata usata).

Risposta politica

Prima ancora che una risposta alle difficoltà economiche del Paese (in contrazione nel 2023 e nel 2024 e con prospettive di crescita “zero virgola” nel 2025), la deviazione dal vincolo costituzionale sul debito è soprattutto la reazione al nuovo quadro di relazioni internazionali, determinato dal secondo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca. Con la guerra in Ucraina ancora in corso e con prospettive di armistizio che possono galvanizzare Mosca, l’Europa si ritrova più sola, in un mondo più ostile, nel quale sente di non poter più contare come prima sull’altra sponda dell’Atlantico.

Questa è la visione di Ursula von der Leyen e di Merz, che già da leader dell’opposizione è sempre stato al fianco di Kyiv, spingendosi oltre le posizioni del Governo uscente (fosse stato per Merz, l’Ucraina avrebbe ricevuto da tempo i missili Taurus, sempre negati dall’ormai ex-premier Olaf Scholz).

Nella trattativa con i socialdemocratici, in vista della formazione di un Governo di coalizione nero-rossa, il fondo da 500 miliardi per le infrastrutture è la moneta di scambio per l’aumento potenzialmente illimitato della spesa nella difesa.

La spinta ai negoziati di coalizione

L’accordo sullo Schuldenpaket, raggiunto quando i negoziati sono appena iniziati, è un forte viatico per un’intesa rapida. I dossier economici saranno più semplici ora che sono state messe fuori bilancio le spese per infrastrutture e difesa, liberando risorse per tagli delle tasse e welfare.

Il nodo più complicato resta così l’immigrazione: le posizioni dei futuri partner sembrano distanti. Merz ha promesso una stretta decisa in campagna elettorale; per i socialdemocratici, le norme Ue sul diritto d’asilo sono una linea rossa.

Il leader dei conservatori vuole un accordo entro Pasqua e il contesto internazionale, di nuovo, agisce come un acceleratore. E con lo Schuldenpaket, ora c’è un patrimonio enorme (e una pari responsabilità) da amministrare e trasformare in consenso, anche contro l’arrembante ascesa dell’ultradestra filo-putiniana e filo-Musk di Alternative für Deutschland.


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