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La Tv ringiovanisce con la Total audience

La misurazione degli ascolti televisivi comprensiva di schermo tradizionale e altri device evidenzia il consumo televisivo dei più giovani: 4 su 10 hanno meno di 45 anni

di Andrea Biondi

4' min read

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Chi e come guarda la Tv in Italia? Riguardo alla modalità, non c’è più solo il televisore e infatti Auditel ha attivato la cosiddetta Total audience, comprensiva degli ascolti grazie agli altri device. Quanto alla prima domanda: il 40% delle visioni da pc, smartphone, tablet e on demand è composto da persone con meno di 45 anni; la quota degli spettatori solo tv con meno di 45 anni è del 23 per cento.

Era in qualche modo prevedibile che accadesse, ma ora l’avvio delle nuove rilevazioni da parte di Auditel mette nero su bianco, dando forma algebrica, il ringiovanimento del pubblico. E la riscrittura delle regole del gioco, rendendo visibili dinamiche prima invisibili.

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Che cos’è la Total audience?

La Total audience non si limita più a considerare le tradizionali visioni da televisore. Aggiunge alla conta gli spettatori che seguono i contenuti da pc, smartphone, tablet e, da quest’anno, anche il pubblico che guarda contenuti Video on demand (Vod). Questo ampliamento rappresenta evidentemente un salto culturale: i consumatori moderni non guardano più la Tv solo in diretta, ma recuperano programmi a loro piacimento, spezzando le rigide barriere temporali del “palinsesto”. E di conseguenza si tratta anche di una mossa che punta a proiettare la Tv verso il futuro, nel dialogo con fasce di pubblico storicamente meno inclini a seguirla.

Il peso del consumo on demand

In questa cornice le elaborazioni dello Studio Frasi su dati Auditel segnalano che i pubblici dello small screen (ps, smartphone e tablet) valgono in media lo 0,5% della total audience nel giorno medio e lo 0,6% in prime time. Con il Vod però qualcosa cambia perché i volumi d’ascolto sono più alti, la visione a richiesta pesa il 2,9% della total audience nel giorno medio e il 2,6% in prima serata, il che equivale rispettivamente a 261mila e 532mila spettatori, persone che hanno deciso di vedere programmi non in diretta.

«Il video on demand - spiega al Sole 24 Ore Francesco Siliato, media analyst dello Studio Frasi - misura in sostanza la forza della programmazione nel tempo, risponde alla richiesta del pubblico di recuperare i programmi persi. Nella prima serata di queste prime due settimane del 2025 il peso del Vod è del 2,7% per la Rai e del 2,2% per Mediaset, e del 7,5% per Sky. Se al momento per Rai e Mediaset il nuovo modo di calcolare gli ascolti con l’aggiunta dell’on demand allo small screen non ha i volumi per cambiare le gerarchie degli ascolti tv la Total audience cambia invece le posizioni di Sky e Warner Bros Discovery con Sky che supera Wbd e diventa il terzo editore».

Cosa cambia per i broadcaster?

Mediaset e Rai, attraverso piattaforme come Mediaset Digital e Raiplay, stanno raccogliendo i frutti di una programmazione che con il tempo si è spostata sugli schermi piccoli. Sebbene le cifre siano ancora contenute (28mila spettatori in prime time per Digital e 13mila per Raiplay), il trend è evidente. Sky, invece, si distingue su versante video on demand: Sky Atlantic registra il 49,8% dei suoi ascolti attraverso il Vod, dimostrando il successo di serie come M., che catalizzano un pubblico esigente e non lineare.

Rivoluzione o evoluzione?

La Total Audience non è solo una nuova metrica; rappresenta un cambiamento culturale che ridefinisce il modo in cui misuriamo e comprendiamo il consumo televisivo. La televisione non è più un mezzo rigido, legato a palinsesti immutabili, ma da tempo si è trasformata in un contenitore fluido, capace di adattarsi alle esigenze di un pubblico in continuo movimento. In un mondo dove il contenuto è il re e la flessibilità è il suo fedele alleato, la Total Audience diventa così il ponte tra il vecchio e il nuovo, tra il televisore del salotto e i vari schermi di cui disponiamo. Con oltre 9,2 milioni di spettatori nel giorno medio, la Total Audience incrementa del 3,5% gli ascolti complessivi rispetto alla sola visione tradizionale. In prima serata, il salto è del 3,4%, superando i venti milioni di spettatori totali.

Il banco di prova di Sanremo

Un banco di prova importante sarà il Festival di Sanremo sulla Rai. La kermesse da tempo inanella risultati che vanno oltre la visione sul tradizionale schermo, con contenuti visti e rivisti anche su altri device e spinti dal tam tam social. Certo, alla analisi manca (e mancherà ancora per un bel po’ a meno di inattese accelerazioni) tutto l’universo delle piattaforme del video on demand, streaming e via web (da Netflix a Youtube per intendersi) che non si fanno misurare. Lì l’impatto potrebbe essere in grado di spostare numeri ben più alti. Ad ora tra le generaliste il vod in questo primo scorcio di 2025 vale il 2,6% degli ascolti per Canale 5 e l’1,8% per Rai 1; il 3,2% per Rai 3 e l’1% per Italia 1; il 3,9% per Rai 2, il 2,4% per Rete 4 e lo 0,5% per La7. «La stessa Auditel - sottolinea Siliato - rileva che comunque il valore del “non riconosciuto” rimane superiore a vod e small screen. Nelle prime due settimane del 2025 l’ascolto di piattaforme e tutto quanto compone l’insieme non direttamente identificabile è di 2,2 milioni nel giorno medio e di 4,5 milioni in prime time».

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