Le Banche centrali stoppano il recupero delle Borse. Cosa farà la Bce giovedì?
Bilancio settimanale negativo per i listini europei per la prima volta da un mese. Pesa l’aggressività della Fed sui tassi, ma sarà l’Eurotower a riunirsi per prima
di Maximilian Cellino
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I punti chiave
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Il colpo di coda che non ti aspetti nell’ultima giornata di contrattazioni non è valso a impedire alle Borse europee di chiudere con segno negativo la prima settimana da un mese a questa parte e mettere quindi per il momento fine a quel recupero per certi versi inaspettato dopo il tracollo seguito all’inizio della guerra fra Russia e Ucraina. A Piazza Affari il FTSE MIB ha chiuso venerdì 8 aprile con un guadagno del 2,13%, animata anche dalla speculazione creata attorno alle banche dall’avanzata fino a quasi il 10% del Credit Agricole nel capitale di Banco Bpm , ma tutti i listini del Continente si sono mossi in genere al rialzo: Francoforte a +1,46%, Parigi a +1,34%, Madrid a +1,64 per cento.
Testimone alle Banche centrali
Il bilancio settimanale rimane però negativo (-1,4% per Milano, -1,54% per l’indice EuroStoxx 50) a scontare in parte la fase delle trattative per il «cessate il fuoco» in terra ucraina e anche le schermaglie fra Russia ed Europa sui termini dei pagamenti delle forniture del gas, oltre anche la nuova ondata di sanzioni comminata ai danni di Mosca. Si ha però la netta sensazione che nelle sedute più recenti vi sia stato anche una sorta di passaggio di testimone dalle vicende legate al conflitto agli scenari prospettati sui mercati per le azioni delle Banche centrali (anche queste pur sempre condizionate, almeno per l’Europa, dai risvolti bellici).
Le attese per la Federal Reserve...
Sono state in fondo proprio le indicazioni sempre più insistenti per una politica più aggressiva della Federal Reserve sui tassi Usa a provocare nuove pesanti vendite sull’obbligazionario (il rendimento del Treasury decennale si è portato oltre il 2,7%, massimi dal febbraio 2019) e a condizionare di riflesso anche la marcia delle azioni. Il mercato sconta adesso altri 7 rialzi per quest’anno da parte di Washington (senza escludere una mossa «segnaletica» da 50 punti base già nei prossimi appuntamenti) e 4 per il prossimo per arrivare a un livello «neutrale» del costo del denaro del 3-3,25% nel corso del 2023, ma c’è la possibilità di una stretta ancora più incisiva o rapida.
... e quella per la Bce
Si iniziano però a ricalibrare anche le attese per la Bce, che sarà la prima a riunirsi già giovedì 14 aprile. «Nel complesso, la recente comunicazione suggerisce che l’Eurotower stia attribuendo più peso alle (certe) sorprese al rialzo dell’inflazione che agli (incerti) rischi al ribasso per la crescita», spiegano a questo proposito Sven Jari Stehn e Steven Radde di Goldman Sachs, attendendosi quindi che «il Consiglio direttivo notifichi nella prossima riunione che la normalizzazione graduale rimane appropriata nonostante la guerra».
Spostando più avanti l’orizzonte temporale, gli economisti di Goldman Sachs fissano per questo settembre la data del primo rialzo dei tassi dell’Eurozona (dopo la chiusura del piano di riacquisti a luglio), seguito poi da un’ulteriore stretta a dicembre ancora per 25 punti base, per poi raggiungere infine il livello di equilibrio dell’1,25% con due aumenti l’anno: «Ma vediamo rischi verso un ritmo più veloce e un punto di arrivo più elevato - precisano - in particolare se dovessero emergere significativi effetti di secondo impatto nelle aspettative di inflazione e nella determinazione dei salari».

