Le ombre sui nulla osta prefettizi di Napoli e Roma
La Guardia di finanza ha fatto luce su una presunta truffa ai danni di cittadini extracomunitari finiti al centro di un business illecito che alimentava immigrazione clandestina e lavoro nero
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I punti chiave
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Prima della stretta voluta dalla premier Giorgia Meloni, era più facile ottenere un nulla osta dallo Sportello unico immigrazione della Prefettura di Napoli o di Caserta. In mancanza si poteva passare dagli uffici di Roma. C’era un impiegato «compiacente», probabilmente incentivato da tangenti, pronto a favorire le pratiche per l’ingresso in territorio italiano di extracomunitari che avevano pagato fino a 15mila euro per avere un posto dove dormire, un lavoro e un reddito.
In realtà tutto era falso. Erano falsi i documenti e false le asseverazioni d’identità, peraltro a firma di commercialisti immaginari. Di vero c’erano solo le organizzazioni che gestivano questo business illecito, una rete di imprese compiacenti e i migranti, che una volta giunti in Italia diventavano “fantasmi” alla mercé del lavoro nero e in molti casi della criminalità.
La presunta truffa
Sono le informative giudiziarie della Guardia di finanza a far luce sulla presunta truffa ai danni di cittadini extracomunitari. Un «sistema» che per anni ha finito per incentivare l’immigrazione clandestina grazie anche a una rete di funzionari d’ambasciata, come nel caso del Bangladesh, accusati di aver ottenuto tangenti per favorire il rilascio dei visti per lavoro. Il tutto sfruttando le pieghe del cosiddetto decreto flussi e, probabilmente, funzionari prefettizi infedeli.
I retroscena sono riportati nei documenti investigativi. Si pensi che ad agosto 2022 un cittadino italiano riferisce a un bengalese che «in relazione alla richiesta di aiuto avanzata nei confronti di soggetti in forza alla Prefettura di Napoli» erano «necessari 500 euro per ogni pratica e, poiché si tratta di due pratiche, il totale da erogare è pari a 1.000 euro, da versare su un conto corrente» dedicato. Quando però era difficile ottenere il nulla osta da Napoli gli indagati dimostravano di avere canali privilegiati nella Prefettura di Caserta.
Passaggi di presunte tangenti a operatori impiegati nelle prefetture risultano anche nella Capitale. A maggio 2023 un soggetto di origine bengalese dialoga con un impiegato dell’ufficio visti dell’ambasciata italiana in Bangladesh. L’uomo, stando al riassunto della conversazione, «faceva presente di pagare alcuni dipendenti della Prefettura di Roma per lo sblocco del nulla osta propedeutico al rilascio del visto da parte dell’ambasciata».

