Le quattro decisioni di Angela Merkel che hanno cambiato l’Europa
di Attilio Geroni
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Nell’Unione sempre più sovranista e anti-euro, l’inizio della fine di Angela Merkel è un passaggio importante, anzi vitale, per la stabilità del Vecchio Continente.
Al netto delle sue titubanze, del suo europeismo pragmatico più che idealista, del suo cauto riformismo sul fronte interno, la cancelliera tedesca resta uno dei pochi leader europei degni di questo nome. Poco amata al di fuori della Germania, finiremo forse per rimpiangere questa democristiana atipica, così atipica da aver portato la Cdu verso il centro, anzi il centro-sinistra, scoprendo il fianco alla destra xenofoba e anti-euro di AfD. È stata, nei fatti, più una cancelliera socialdemocratica che cristianodemocratica contribuendo, non si sa quanto intenzionalmente, alla rovina della Spd, alla crisi d’identità del suo stesso partito e alla deriva dei cristiano-sociali bavaresi.
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Almeno quattro, comunque, sono le cose importanti che ha deciso o contribuito a decidere per il suo Paese e per l’Europa, e delle quali dovremo ricordarci, nel bene o nel male, per una giusta ed equilibrata valutazione della sua eredità politica.
L’accoglienza di un milione di profughi di guerra
La più spettacolare e controversa è stata la decisione di aprire le porte, nell’estate 2015, a oltre un milione di profughi in fuga dalla Siria e dall’Afghanistan. Senza quella mossa repentina, dettata dall’emergenza, saremmo stati probabilmente testimoni di una tragedia umanitaria nel cuore dell’Europa.
