Le spese di giustizia volano oltre un miliardo
Importi in aumento per tutte le voci principali tranne per i giudici onorari. Incremento anche per le intercettazioni, in vigore le nuove tariffe
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I punti chiave
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Superano per la prima volta il miliardo di euro le spese di giustizia, liquidate, spesso con cronici ritardi, dagli uffici giudiziari e sostenute dall’Erario. I dati del ministero della Giustizia relativi al 2023 indicano che un impegno economico sempre più significativo è una linea di tendenza ormai ricorrente: con l’eccezione del 2020, anno Covid per eccellenza, infatti, i costi per le spese di giustizia sono andati via aumentando, dai 907 milioni del 2018 sino al miliardo e 34 milioni del 2023.
Le voci
I riferimenti, dettagliati nella tabella pubblicata a fine articolo, vedono una pluralità di voci di costo. In particolare:
- le spese, che comprendono i costi di viaggio, le spese sostenute per lo svolgimento dell’incarico, le spese per le intercettazioni, le spese postali e telegrafiche, le spese per la demolizione e riduzione di opere abusive o per il compimento o distruzione di opere nel processo civile, le spese di custodia, di stampa;
- le indennità, corrisposte a magistrati onorari, esperti, custodi, giudici popolari;
- gli onorari, parcelle che lo Stato paga a professionisti (ausiliari del magistrato, Ctu, investigatori privati e difensori per ammissione della parte al gratuito patrocinio e per casi previsti dalla legge);
- le altre spese, voce residuale che comprende le tipologie di spesa regolate dal Testo unico in materia di spese di giustizia, escluse dalle categorie precedenti (per esempio gli importi spettanti all’amministratore di beni sequestrati nell’ambito dei procedimenti in materia di misure di prevenzione).
Onorari degli avvocati e intercettazioni
Due le voci più significative, almeno sul piano quantitativo: gli onorari da corrispondere agli avvocati per assicurare il diritto di difesa ai non abbienti e le intercettazioni. I primi sono in aumento ininterrotto, anche se il ministero sottolinea (si legga quanto scritto nella Relazione sull’amministrazione della giustizia depositata da Nordio in Parlamento a fine gennaio) di non potere interferire in alcun modo nell’attività di liquidazione di questa spesa – e, più in generale, di quella di giustizia – essendo essa riservata all’autorità giudiziaria ed erogata in base a parametri fissati dalla legge.
Quanto alle intercettazioni, il fatto che i costi siano in aumento (anche in questo caso con l’eccezione del 2020), elemento sottolineato più volte da Nordio per corroborare la necessità di una riforma complessiva del sistema degli ascolti, testimonia di un impatto non così determinante, come invece nelle previsioni, della riforma delle tariffe cui devono attenersi i fornitori degli apparecchi di ascolto. Si va dai tre euro al giorno per l’intercettazione di telefoni fissi o mobili, ai 150, sempre a giornata, per l’acquisizione su dispositivi Android non solo di audio, ma anche di video, rubrica, lista chiamate, localizzazione wifi, cella, Gps, e memorie esterne, oltre alle chat Whatsapp, Facebook, Signal e Viber.
L’intervento di “infezione”, attraverso virus informatico (l’ormai proverbiale trojan) costerà 250 euro, ma verranno corrisposti solo in caso di esito positivo. La medesima cifra, alla stessa condizione, paga poi l’operazione di installazione ambientale giorno/notte. La microspia piazzata su una persona o su un oggetto costa fino a un massimo di 120 euro al giorno, mentre la sorveglianza fissa interna o esterna è in cifra fissa, 70 euro al giorno.



