Ambiente ed emissioni CO2

Lotta alla deforestazione, come stanno cambiando le normative europee

Il 21 marzo è la Giornata internazionale delle foreste. Ecco le novità dall’Ue con il regolamento sui prodotti a deforestazione zero (Eudr)

 (Photo by JOHAN ORDONEZ / AFP)

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Ammonta a circa 213 miliardi di euro il valore del mercato illegale delle risorse naturali, incluso il legname: di questi 23 miliardi fanno riferimento alle sole specie protette, vegetali e animali. Un dato che impone una riflessione e la necessità di misure di contrasto concrete, ancor più a pochi giorni dalla Giornata Internazionale delle Foreste, il 21 marzo. Un supporto per la lotta a questi fenomeni criminali arriva dall’Europa, con l’entrata in vigore, il prossimo 30 dicembre, del regolamento dell’Unione Europea sui prodotti a deforestazione zero (Eudr). La nuova normativa, infatti, si propone di abbattere la produzione e il consumo di materie prime e prodotti derivati dalla deforestazione e dal degrado forestale, riducendo le emissioni di gas a effetto serra e proteggendo la biodiversità. Il regolamento si applica a un’ampia gamma di prodotti in legno (tra cui legname segato, materiali a base di legno, carta e mobili) ma anche alla gomma e a prodotti alimentari come l’olio di palma, la soia, il caffè, il cacao e la carne bovina e tutti i loro derivati.

Eudr per abbattere le emissioni da deforestazione

Secondo i dati pubblicati su Global Environmental Change, il 29-39% delle emissioni di CO₂ è riconducibile al commercio internazionale, in particolare di prodotti come carne bovina e olio di semi, un dato che contribuisce in modo significativo alla crisi climatica.

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Il nuovo regolamento disciplina immissione, messa a disposizione e relativa esportazione nel mercato Ue dei prodotti associati a deforestazione e degrado forestale. Determinante il ruolo delle aziende, responsabili della necessaria inversione di rotta in direzione di prodotti a deforestazione zero, non prodotti su terreni soggetti a deforestazione o degrado forestale dopo il 31 dicembre 2020. «L’entrata in vigore della Eudr comporterà cambiamenti significativi, in particolare per quanto riguarda l’importazione di prodotti legati alla deforestazione – commenta Antonio Brunori, direttore di Programme for the Endorsement of Forest Certification schemes in Italia (Pefc) -. Aumenteranno i prezzi di importazione, spingendo lo sviluppo delle economie locali e riducendo la dipendenza dalle importazioni di beni che contribuiscono alla deforestazione. Si tratta dell’evoluzione della precedente European Union Timber Regulation (Eutr), che si concentrava solo sul legname. La nuova regolamentazione estende il raggio d’azione a prodotti come carne, olio di palma e altri beni. Tra gli effetti anche la maggiore attenzione verso l’economia della montagna e la gestione sostenibile delle risorse forestali e il supporto alla certificazione delle foreste, strumento capace di ridurre i danni da incendi e migliorare la gestione delle risorse».

Italia e deforestazione: tra abbandono e crescita della superficie delle foreste

Negli ultimi 50 anni, l’Italia ha visto un raddoppio della superficie forestale, passando da oltre 5 milioni a circa 12 milioni di ettari. Un dato che nasconde una realtà complessa: la crescita delle foreste italiane, infatti, non è il risultato di una pianificazione strategica, ma dell’abbandono delle aree rurali e montane.

Questo fenomeno, se da un lato riduce l’impatto della deforestazione sul territorio nazionale, dall’altro porta con sé conseguenze negative, come un aumento degli incendi e delle frane a causa della mancanza di gestione del suolo. Una situazione destinata a cambiare solo a fronte di un concreto impegno politico e dell’adozione di strumenti quali la certificazione delle foreste, cruciale nella gestione sostenibile delle risorse forestali e nella prevenzione dei danni ambientali. «La certificazione – aggiunge Brunori – garantisce la gestione sostenibile delle foreste, contribuendo a una maggiore stabilità economico-finanziaria delle risorse forestali. I boschi certificati, inoltre, registrano la metà dei danni da incendi rispetto alle aree non certificate. Questo è dovuto alla presenza di monitoraggio e prevenzione, parte integrante della gestione certificata che consente il presidio costante del territorio. La certificazione è spesso associata a una pianificazione efficace delle risorse forestali».

Trentino Alto Adige la regione con più foreste certificate

Secondo il rapporto annuale del Pefc Italia, il Trentino Alto Adige si conferma al primo posto tra le regioni italiane per superficie forestale certificata con 598.463,29 ettari, seguito dal Friuli-Venezia Giulia con 98.570,46 ettari e dal Piemonte con 86.847,97 ettari. Il Veneto e la Lombardia continuano a contribuire in modo significativo alla crescita della superficie certificata con, rispettivamente, 79.981,19 e 79.084,31 ettari. Crescita tangibile anche per la Toscana, che raggiunge i 51.926,77 ettari, e per Emilia Romagna e Marche che contano rispettivamente 27.855,07 e 14.610,05 ettari.

Invariata la situazione di Lazio (10.498,30 ettari), Basilicata (4.082,18 ettari) e Abruzzo (237,77 ettari), mentre registrano una lieve crescita Liguria (5.931,84 ettari), Umbria (2.486,13 ettari) e Calabria (483,92). A fine 2024 sono 1.061.059,26 gli ettari di superficie certificata Pefc, l’8,2% in più rispetto all’anno precedente. Cresce anche il numero delle aziende che hanno ottenuto la certificazione di Catena di Custodia Pefc, che garantisce la tracciabilità del materiale, dal bosco al consumatore finale: sono 236 (+16,8% rispetto al 2023).

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