Il Graffio del lunedì

Lotta scudetto, avanti piano. L’Inter nel derby si salva in extremis. Ma il Napoli non ne approfitta

Mai dire mai in questo campionato. Mai rilassarsi, mai dire che ormai è fatta. Fino all’ultimo secondo, può sempre succedere qualcosa che ribalta tutto

Rafael Leao e Lautaro Martinez durante la partita di calcio di Serie A tra Milan e Inter allo stadio San Siro di Milano. (Piero Cruciatti/ AFP)

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Mai dire mai in questo campionato. Mai rilassarsi, mai dire che ormai è fatta. Fino all’ultimo secondo, può sempre succedere qualcosa che ribalta tutto.

Sembra questa ormai la regola di un calcio che, coi recuperi sempre più lunghi, ha trovato una nuova dimensione: quello del finale col botto.

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Prendiamo il Napoli che, subendo il pareggio (1-1) in extremis dalla Roma, perde una ghiottissima occasione per allungare sull’Inter che, nel derby con il Milan, rischia ancora una sconfitta riuscendo a raggiungere i rossoneri allo scadere di una sfida ormai data per persa. E invece, per il rotto della cuffia, grazie a una rete dell’olandese De Vrij, la squadra di Inzaghi riesce ad evitare il terzo ko consecutivo con il Milan.

Insomma anche a San Siro, come all’Olimpico, tutto è cambiato ai titoli di coda. Ora il Napoli (54) è ancora capolista con tre punti di vantaggio sull’Inter (51). Però i nerazzurri questo giovedì devono recuperare la partita con la Fiorentina. E quindi tutti i giochi restano aperti. L’unica certezza è che la corsa al titolo è cosa loro, di Napoli e Inter. Per gli altri posti di Champions, dopo l’Atalanta (47 punti), tutto può ancora succedere. Juventus (40) e Fiorentina (39) sono tornate a vincere. La Lazio, anch’essa a 39, è impegnata stasera nel posticipo a Cagliari.

L’Inter ha rischiato un’altra beffa

Il derby di Milano è stato centrifugato di emozioni. Una grande fiammata finita con la cenere di un pareggio che, paradossalmente, scontenta tutti. Il Milan perchè si è visto sfuggire una nuova vittoria sui nerazzurri sulla quale, alla vigilia, non avrebbero scommesso un centesimo. L’Inter, scampato il pericolo di una nuova beffa, si ritrova con un punto in più che poco aggiunge alla sua classifica. L’unica nota positiva, di un altro derby non memorabile per l’Inter, è quella di non aver mai mollato la presa anche quando tra pali colpiti (tre) e gol annullati (altri tre) tutto sembrava andare in direzione ostinata e contraria. Inzaghi reclama anche un rigore per fallo su Thuram.

Un derby non bello, dal punto di vista tecnico. Ma quante emozioni, quanti colpi di scena, quante recriminazioni! Un derby matto, surriscaldato dalle polemiche, come nella miglior tradizione. Con quella strana maledizione annunciata che dava ancora per favorita l’Inter, ben sapendo però che questo lunatico Milan, con le spalle al muro, è capace di reazioni imprevedibili. Come negli ultimi due derby, quello di Riad in particolare, vinti a sorpresa dai rossoneri.

Lanciata dai successi europei e da un Lautaro rigenerato, l’Inter non vedeva l’ora di lavare quelle macchie vergognose. E il Milan, immerso nel suo caos, complicato da un mercato senza un progetto coerente, sembrava pronto per la sua definitiva mattanza.

Invece, come temevano i tifosi interisti più scaramantici, sarà proprio l’Inter, dopo aver visto l’abisso, a riacciuffare con le unghie il pareggio. E lo fa al 93’, grazie a una deviazione di De Vrij, su appoggio del polacco Zalewski, arrivato dalla Roma all’Inter proprio alla vigilia del derby. Il vantaggio del Milan era stato invece firmato da un altro olandese, Reijnders, bravo a chiudere una ripartenza rossonera partita dalla sua corsia migliore, quella di sinistra, almeno quando Teo Hernandez e Leao si ricordano di essere due fuoriclasse. l’Inter per 45 minuti ha stretto il Milan, ma senza dominarlo veramente. La sorpresa, diciamolo, è venuta proprio dal Milan: basso, determinato, concentrato. Un Milan “acceso”, non spento come a Zagabria e in tante altre occasioni di questa sua pazza stagione.

Per rimediare, nella ripresa Inzaghi è ricorso a una girandola di cambi mandando insieme in campo Bisseck, Carlos Augusto e Zielinski (al posto di Pavard, Bastoni e Calhanoglu). Il cerchio si è stretto. I nerazzurri hanno colpito tre pali, ma il Milan ha retto l’urto senza cadere nel panico. E’ in questo finale che si è vista la differenza tra le le due rivali. L’Inter, con la forza del pugile che deve sferrare l’ultimo colpo, si è lanciata verso Maignan Il Milan invece si è spento. Jimenez, il biondo platinato, ha perso un pallone che avrebbe dovuto invece spazzar via. La difesa si è fermata lasciando il varco per il guizzo di De Vrij . Un pareggio sostanzialmente giusto che non modifica il giudizio sull’Inter. Il Milan invece resta ancora un mistero. Questa volta la reazione emotiva c’è stata. Ma un progetto strutturato non si vede

Conte recrimina: persi due punti preziosi

Se l’Inter ha pareggiato al 93’, il Napoli si è invece fatto raggiungere dalla Roma al 92’, quando un tiro al volo di Angelino ha riequilibrato il vantaggio iniziale (pallonetto di Spinazzola al 29’) dei partenopei. Va detto che i giallorossi, quando nella ripresa Ranieri ha fatto entrare i migliori, hanno più volte messo all’angolo la squadra di Conte, meno brillante nella gestione del vantaggio. “Ci dispiace per come abbiamo perso due punti preziosi” ha commentato il tecnico ammettendo comunque che un pareggio all’Olimpico ci può stare. “Dobbiamo migliore nei dettagli. Perchè sono i dettagli che, alla fine fanno la differenza” ha concluso Conte.

Thiago Motta fa pace con Vlahovic

Intanto la Juventus, quarta fino almeno a stasera (40 punti), ritorna a sorridere. Un sorriso però forzato, da fotografia.

Piacer figlio d’affanno, diceva il poeta. Il rotondo successo (4-1) sull’Empoli non deve infatti ingannare più del dovuto in quanto arrivato dopo un primo tempo finito in svantaggio per un gol realizzato proprio da quel De Sciglio che, oltre ad essere un ex, è stato anche un pupillo di Allegri. Una sorta di pericolosa macumba che però, con una sana reazione d’orgoglio, si è trasformato per i bianconeri nella prima vittoria dopo le due sconfitte di fila con Napoli e Benfica.

Un bel successo che arriva grazie anche agli ultimi acquisti di mercato: prima con la doppietta del francese Kolo Muani e poi con l’inserimento dalla panchina del redivivo Vlahovic e del portoghese Conceicao

La perentoria stoccata di Vlahovic (subentrato a un discreto Yldiz), sommerso dall’affetto dei compagni, forse metterà fine alla tormentata telenovela tra il serbo e Thiago Motta. Vlahovic, per suggellare il disgelo, ha fatto pace anche con i suoi tifosi andando sotto la curva bianconera a raccogliere la meritata ovazione.

La Dea affaticata dall’Europa

Dall’Atalanta, che sabato ha pareggiato (1-1) con il Torino, arrivano malumori non previsti. Questa frenata, un po’ inaspettata, non è stata ben accolta da Gasperini che in cuor suo desiderava non perdere altro terreno. E invece proprio con quel Torino che già l’aveva battuto nella partita d’’andata, la Dea non è andata oltre un deludente pareggio. Se spesso si ricorda che l’Atalanta fa venire il mal di denti alle big, ora bisogna invece dire che il Toro porta a Gasp tanti mal di pancia. Comunque l’Atalanta, sempre terza a 47 punti, paga le fatiche di Coppa. E se i due gol sono venuti dai due difensori centrali (Djiomsiti per i nerazzurri e Maripan per i granata), va detto che il vero protagonista della sfida è stato il portiere del Toro, Milinkovic Savic. Che oltre a neutralizzare un rigore di Retegui, ha scoraggiato con prodezze da Uomo Ragno le velleità offensive dei padroni di casa, in costante pressione ma poco lucidi nelle conclusioni.

Fiorentina e Bologna con il vento in poppa.

Facce allegre invece alla Fiorentina (quinta con la Lazio a 39 punti) che sovrasta il Genoa con qualche affanno di troppo nel finale, riuscendo comunque a mantenersi in scia nella corsa al quarto posto. Il successo (2-1) maturato grazie alle reti di Kean (13 gol) e dell’islandese Gudmundsson è stato in parte incrinato dalla marcatura di De Winter che ha dato ai rossoblù la spinta per non arrendersi. Per la Fiorentina, comunque, tre punti preziosi che, oltre all’acquisto di Zaniolo, daranno l’abbrivio ai viola per arrivare pronti alla sfida di giovedì prossimo con l’Inter. Lo stesso si può dire per il Bologna, ora settimo con 37 punti, che sabato si è facilmente sbarazzato del Como con un 2-0 abbastanza bugiardo perchè il dominio dei rossoblù è stato quasi soverchiante. Un Bologna in volo: che segna con De Silvestri e Fabbian, a tre punti dal quarto posto. Nell’attesa naturalmente di vedere cosa farà stasera la Lazio a Cagliari.

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