Lusso

Lvmh, nuovi cambi ai vertici: Frédéric Arnault alla guida di Loro Piana

La strategia di Bernard Arnault: dare maggior spazio ai suoi figli e di puntare in primis sulla divisione moda del gruppo. Ma intanto il titolo soffre: dal giuramento di Trump a oggi il fondatore del gruppo ha perso 5 miliardi di patrimonio

di Giulia Crivelli

 LMVH head Bernard Arnault

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Terminata la settimana della moda donna di Parigi – che era stata aperta e chiusa, di fatto, dalle due principali maison di Lvmh, Dior e Louis Vuitton – il gruppo ha annunciato ieri a Borsa chiusa cambi nel top management che coinvolgono, oltre a Dior e Louis Vuitton, Loro Piana. Alcune nomine erano attese, altre meno: nel complesso, confermano la volontà di Bernard Arnault, fondatore, ceo e presidente di Lvmh, il più grande gruppo del lusso al mondo (e Louis Vuitton ha lo stesso primato tra i marchi del settore), di dare maggior spazio ai suoi figli e di puntare in primis sulla divisione moda del gruppo.

Le nomine

Dal 10 giugno Damien Bertrand diventerà vice ceo di Louis Vuitton, affiancando Pietro Beccari, attuale ceo e presidente della maison, e sarà sostituito alla guida di Loro Piana da Frédéric Arnault; dal 15 aprile Pierre-Emmanuel Angeloglou sarà vice ceo di Dior, affiancando la ceo Delphine Arnault, unica femmina dei cinque figli del fondatore di Lvmh, che ha appena compiuto 76 anni. Gli altri sono il citato Frédéric, Antoine, Jean e Alexandre, tutti coinvolti nel top management da diversi anni. A breve, si legge nella nota diffusa ieri, si saprà chi sarà il ceo di Fendi, posizione attualmente vacante. Le nomine arrivano in un momento delicato per Lvmh, per il settore dell’alta gamma e per il mondo intero, possiamo aggiungere.

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Le incognite

Alle incognite del 2024, che hanno portato a un rallentamento, con pochissime eccezioni, del lusso (Lvmh ha chiuso sostanzialmente in linea con il 2023 a 84,7 miliardi di ricavi), dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca si sono moltiplicati i fattori di incertezza geopolitica e – soprattutto nelle ultime due settimane – di quella finanziaria ed economica. In occasione della presentazione dei dati del 2024 (si veda Il Sole 24 Ore del 29 gennaio), Arnault aveva ostentato sicurezza e ottimismo – neppure troppo cauto – per il 2025 e in genere per il futuro del gruppo e delle sue maison. Aveva anche paragonato il clima di grande energia e positività che aveva respirato negli Stati Uniti a quello «cupo e deprimente» della Francia; aveva confrontato l’atteggiamento pro-imprese del presidente (Louis Vuitton aveva aperto una manifattura in Texas nel 2019 con importanti agevolazioni e taglio del nastro proprio di Trump ) con quello del Governo francese, «che incoraggia le imprese francesi a delocalizzare».

Effetto Trump

Nessuno può fare previsioni sui prossimi mesi, ma ci sono alcuni numeri che Arnault e gli azionisti di Lvmh non possono ignorare: Bloomberg ha calcolato che nella settimana prima del giorno dell’insediamento, le azioni Lvmh erano salite del 7%, aumentando il patrimonio di Arnault – giù uomo più ricco di Francia e terzo al mondo – di 12 miliardi di dollari. Ma dal giuramento del 20 gennaio, Elon Musk, Jeff Bezos, Marc Zuckerberg, Sergey Brin e Arnault, i 5 supermiliardari presenti alla cerimonia, hanno perso 209 miliardi di patrimonio, 5 miliardi il solo Arnault.

In un mese, il titolo Lvmh è passato da 687 euro (12 gennaio) ai 611, 8 di ieri: il calo giornaliero è stato dell’1,45%, quello mensile dell’11%. La primavera è ricca di appuntamenti per le maison di punta di Lvmh: il 24 marzo verrà inauguratolo spazio Bulgari in Monte Napoleone, il 7 aprile quello di Vuitton. Ma gli Stati Uniti – primo mercato al mondo per i beni di lusso – sono passati dagli annunci roboanti di Trump al rischio recessione e tutti dovranno prenderne atto.

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