Macron e Le Pen: due mondi, due linguaggi, due idee di democrazia
di Riccardo Sorrentino
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Due mondi, due linguaggi, due metodi. Due idee diverse di democrazia. Non potevano apparire più diversi, nel gran dibattito sul Tf1 e France2, Emmanuel Macron e Marine Le Pen. Non c’era, tra i due leader, la distanza tra chi ha già governato e chi invece prova a sostituirlo, ma qualcosa di più profondo, che segna anche l'immagine pubblica dei due avversari.
La populista...
Emmanuel Macron l'uomo d'élite, il tecnocrate. Marine Le Pen la populista. Il linguaggio dei due personaggi rivela che le etichette rivelano almeno una parte della realtà. La leader del Rassemblement nationale ha davvero sovrapposto l’uno sull’altro i cahiers de doléances dei francesi, i problemi che percepiscono, che li angustiano, soprattutto nelle campagne dove Le Pen è più forte. Ha lanciato qualche amo retorico persino verso sinistra, evocando più volta il marxiano “valore-lavoro”. Si è meno preoccupata non solo della coerenza delle diverse politiche tra loro, ma anche delle compatibilità con le risorse disponibili, con il quadro costituzionale. Con la realtà.
...e l’uomo delle élites
Il presidente uscente – considerato dai sondaggi vincente alle elezioni e anche, ai punti, al dibattito– ha avuto buon gioco a sottolineare quindi tutte le contraddizioni tra le proposte della rivale, e l'assenza di un'idea precisa delle risorse da utilizzare e delle fonti dove reperirle. Ha fatto un uso molto studiato del ragionamento, con il suo linguaggio a volte un po' astratto che lo ha reso lontano dalle grandi masse, che lo accusano quindi di «bla, bla, bla». Più efficace è apparso le numerose volte in cui ha accusato Le Pen di non aver votato le misure che avrebbero potuto affrontare i problemi che la rivale lamentava.
Il potere d’acquisto
In un confronto dai toni civili, ma non privo di attacchi reciproci, sono stati affontati tutti i grandi temi della politica francese di oggi. Sette, tra i tanti hanno segnato il ritmo della serata, hanno fatto apparire le differenze tra i due candidati. Più l’ottavo, il più profondo: il modello di democrazia che propongono. Il dibattito è iniziato sul tema del potere d'acquisto, che Le Pen vuole affrontare tagliando l'Iva e le imposte, ma senza indicare quali «spese inutili» intende tagliare. I timori di coloro che pensano a un aumento del deficit francese, in caso di una sua vittoria, ne sono emersi con forza. Facile per Macron rispondere: il taglio dell'Iva – una imposta effettivamente regressiva – aiuta maggiormente i più ricchi, e molto meno i più poveri. A differenza dello scudo tariffario da lui introdotto che Le Pen ha vuole mantenere (anche se non lo ha votato).
Analogamente: Le Pen ha proposto di esonerare dai contributi supplementari le imprese che aumenteranno gli stipendi del 10%, e Macron ha subito provato a “smontare” il gioco retorico: è un incentivo, «lei non amministra i salari. Non vorrei che coloro che ci ascoltano pensino che, con lei, i salari aumenteranno del 10%».
«Lei dipende dal potere russo»
La guerra sull'Ucraina è stato il punto in cui Macron ha potuto incalzare Le Pen: tema molto attuale, mentre le accuse della leader della destra populista al presidente che ha diviso la Francia, l'ha mandata a protestare per le strade, per quanto vere, apparivano piuttosto datate. Le Pen «dipende dal potere russo e da Putin», ha detto il presidente citando il prestito da 9 milioni di euro, non ancora del tutto restituito, ottenuto nel 2015 da una banca russa: «Lei parla al suo banchiere, quando parla della Russia».
«Siamo un partito povero, e questo non è disonorevole», ha risposto Le Pen, che ha rivendicato il suo sostegno all'Ucraina dal 2014. Macron ha replicato indicando l'esempio di Eric Zemmour, avversario di Le Pen nella leadership della destra radicale, che non ha fatto ricorso a prestiti stranieri. «Lei è sempre stata ambigua su questo tema, perché non siete in una situazione ‘da potenza a potenza', ma i vostri interessi sono legati a quelli della Russia».

