Malattia renale prima tra le cronicità: un piano nazionale per screening e cure
Società italiana di nefrologia: alla Camera proposta di legge per diagnosi rapide, con Regioni e ministero definiti efficaci percorsi assistenziali
di Luca De Nicola*
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I punti chiave
- Tra le cronicità malattia renale al primo posto
- L’importanza di una presa in carico precoce
- Nuove opportunità terapeutiche offerte dalla ricerca scientifica
- Nefrologia a “porte aperte” per la Giornata mondiale del rene
- Una legge per gli screening nella medicina generale
- I Pdta disegnati con le Regioni da Sin e ministero della Salute
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Un recentissimo studio pubblicato su Jama, che ha analizzato dati delle ultime due decadi estratti dai 183 stati membri dell’Oms, ha dimostrato che il divario tra vita passata in salute e aspettativa di vita si è allargato a livello globale; ossia, l’età media è in aumento ma si vive con un peso maggiore di disabilità in gran parte determinato dall’incremento delle malattie cronico-degenerative (MCD). Da evidenziare, purtroppo, che questa analisi dimostra che l’Italia è seconda solo agli Stati Uniti per entità del divario e peso delle MCD. In Italia, infatti, le MCD colpiscono 24 milioni di persone e sono responsabili dell’85% dei decessi complessivi, con una spesa sanitaria associata alla loro gestione che supera i 65 miliardi di euro all’anno (e si stima che nel 2028 ne spenderemo quasi 80 miliardi).
Tra le cronicità malattia renale al primo posto
Tra le MCD, al primo posto nel mondo si classifica oggi la Malattia Renale Cronica (MRC), per maggiore diffusione, mortalità e costi delle fasi finali della malattia (dialisi, trapianto) rispetto a diabete, malattie cardiovascolari, broncopneumopatie croniche e neoplasie.
In Italia, circa il 10% della popolazione adulta è affetta da MRC. Negli ultimi 30 anni il numero di nuovi casi di dialisi è aumentato del 43%, mentre è aumentata del 41% la mortalità relativa alla MRC, e si stima che nel 2040 sarà la quinta causa di morte nel mondo. I costi relativi alla dialisi in Italia possono arrivare sino a €45.000/paziente per anno, che – considerando la popolazione italiana in dialisi – vuol dire €2,5 miliardi all’anno. Ciò significa che il 2.3% dell’intero budget del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) viene assorbito dallo 0,1% della popolazione. Non tralasciando, poi, i costi del trapianto, stimati al 2022, nell’ultima analisi del Ministero della Salute, in €52.000 per il primo anno e in €15.000 per ogni anno successivo al primo.
L’importanza di una presa in carico precoce
Gli elevati costi sanitari, sociali e umani della MRC evidenziano l’urgente necessità di strategie globali per combattere le malattie renali in fase precoce. Ciò anche alla luce del fatto che la prevalenza delle malattie renali è in costante aumento. Una tendenza destinata a peggiorare a causa dei cambiamenti climatici e demografici, e del dilagare di diabete e obesità (al mondo ormai si contano 850 milioni di malati renali). Sebbene la MRC sia una patologia cronica pandemica, con numeri superiori a quelli di diabete, tumori e malattie cardiovascolari è stata a lungo messa in secondo piano rispetto alle priorità sanitarie. Un gap che ha portato nel corso degli anni a una scarsa consapevolezza, a un’allocazione inadeguata delle risorse e a un accesso limitato alle cure. Basti pensare che milioni di persone ogni anno muoiono nel mondo per mancanza di accesso alla terapia salvavita.
Nuove opportunità terapeutiche offerte dalla ricerca scientifica
Eppure, abbiamo il privilegio di vivere nell’epoca più prolifica della nefrologia in termini di avanzamento della ricerca scientifica e innovazione terapeutica. Le opportunità che si profilano, in parte già delineate dal progresso in atto, sono entusiasmanti. Le nuove possibilità terapeutiche offerte dalla ricerca scientifica, come gli inibitori SGLT2, gli antialdosteronici non steroidei e gli agonisti del recettore GLP-1, mostrano risultati a dir poco entusiasmanti nel rallentare la progressione della MRC e nel mantenere la salute renale. Tuttavia, è necessario agire in fase precoce di malattia per massimizzare l’efficacia terapeutica. Infatti, Il paradosso è proprio che, essendo la MRC silente, ovvero asintomatica fino agli stadi più avanzati, solo il 10% dei malati è seguito dal nefrologo e ha quindi accesso tempestivo ai trattamenti. Questo perché si può perdere oltre il 50% della funzione renale prima che si manifesti qualsiasi sintomo. Un dato allarmante, poiché l’efficacia delle terapie diminuisce proporzionalmente all’aumentare del ritardo diagnostico.

