I dossier allo studio

Manovra, carburanti e Patto Ue: tutti i banchi di prova del governo alla ripresa

Lunedì atteso il primo Cdm post pausa estiva: possibile varo del Dpcm Tim. A settembre decreto immigrazione-sicurezza. Salvini: «Aumentare stipendi e pensioni»

di Marco Rogari

Manovra, Giorgetti: sarà veramente complicata, non si potrà fare tutto

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Anzitutto la manovra, ma non solo. Rientrando venerdì a palazzo Chigi dopo un “break” di due settimane, Giorgia Meloni ha trovato sul tavolo una lunga serie di dossier, che dovranno tutti essere gestiti, e in gran parte “chiusi”, in quello che si annuncia come un autunno particolarmente insidioso per il governo e la maggioranza: dal caro-carburanti agli extraprofitti delle banche passando per la riforma del Patto di stabilità Ue, il Mes, la questione migranti e le riforme.

Lunedì il primo Cdm dopo la pausa estiva: il nodo Tim

Già domani, lunedì 28 agosto, si terrà il primo Consiglio dei ministri post-pausa estiva, preceduto probabilmente solo di qualche ora dalla riunione del pre-Cdm, che sarà l’occasione per fare una veloce ricognizione dei tanti temi da affrontare nelle prossime settimane. L’ordine del giorno non è ancora ufficiale, ma tra i provvedimenti da approvare ci potrebbe essere anche il Dpcm per rendere operativo il memorandum d’intesa firmato il 10 agosto tra il Mef e il fondo americano Kkr sulla presentazione di un’offerta vincolante al cda di Tim per rilevare fino al 20% della Netco, la società della rete fissa, con un’operazione da 2-2,5 miliardi.

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Il dossier migranti

Mentre dovrebbe vedere la luce la seconda settimana di settembre, o a più tardi la metà del prossimo mese, il nuovo decreto “immigrazione-sicurezza” con cui dovrebbe essere aperta la strada a espulsioni più rapide e a pene più aspre per i responsabili di violenze contro l’ordine pubblico. A chiedere di accelerare i tempi è il ministro dell’Infrastrutture e trasporti, Matteo Salvini: «Ritengo sia necessario un nuovo decreto sicurezza già a settembre».

Il dibattito attorno a carburanti ed extraprofitti bancari

La Lega è in pressing anche per contenere il prezzo dei carburanti, che continua a crescere. Alcuni esponenti del Carroccio hanno già detto che sarebbe necessario utilizzare una parte dell’extragettito Iva per dare una «limatina» alle accise. Ma fin qui il ministero dell’Economia si è mostrato molto cauto, anche per evitare di allentare subito il cordone della borsa, che, in vista di una manovra «complicata», si presenta non certo ricca. Il ministro Giancarlo Giorgetti ha già fatto sapere che non si potrà fare tutto. Ma nel centrodestra i partiti non demordono. Proprio Salvini, che dopo le frenate sui correttivi alla tassa sugli extraprofitti delle banche ha bocciato l’idea di Antonio Tajani di privatizzare i porti dicendo che non è nel programma di governo, ieri è tornato alla carica ripetendo che la priorità della legge di bilancio deve essere quella di aumentare stipendi e pensioni. Il leader della Lega ha anche annunciato che lunedì in Cdm porterà i dossier «dell’equilibrio uomo e carnivori in Trentino, e sullo stop agli Euro 5 in Piemonte». Fi, da parte sua, oltre a non mollare sulle modifiche al prelievo sugli extraprofitti degli istituti di credito rilancia con decisione l’aumento delle pensioni minime.

Coperta corta per la manovra

Per la premier e per il Mef non sarà semplice trovare una mediazione con una coperta per la manovra abbastanza corta, che permetterebbe di arrivare con molta difficoltà a 25-30 miliardi mentre le richieste di ministeri e forze politiche viaggiano attorno a quota 40 miliardi. Un primo momento della verità arriverà con il vertice di maggioranza sulla manovra che al momento è fissato il 4 settembre ma che potrebbe slittare su richiesta del vicepremier Antonio Tajani (si parla del 6 settembre come nuova possibile data per la convocazione).

Lo snodo della Nadef

A delimitare con precisione il perimetro di finanza pubblica entro il quale il governo potrà muoversi sarà però la Nota di aggiornamento al Def attesa alla fine del prossimo mese, che sarà preceduta dai dati Istat e dall’Ecofin del 15-16 settembre dal quale dovrebbero arrivare alcune indicazione sui tempi e sui contenuti della riforma del Patto di stabilità Ue. In quell’occasione l’esecutivo potrebbe capire quali sono i reali margini di trattativa sul nuovo Patto e sulla possibilità che le regole Ue con ricadute sui conti pubblici attualmente sospese non tornino in vigore già dal prossimo anno, rendendo così di fatto ancora più complicata la stesura della legge di bilancio.

La ratifica del Mes

A novembre, tra l’altro, dopo la sospensiva di quattro mesi votata dalle Camere, in Parlamento dovrà essere nuovamente affrontato il nodo della ratifica del Mes. Prima ancora il governo si dovrà pronunciare su vari provvedimenti “caldi”: gli eventuali ritocchi alla tassa sugli extraprofitti, il destino dell’autonomia differenziata, la proposta delle opposizioni (Iv esclusa) sul salario minimo a 9 euro l’ora e la riforma costituzionale in cantiere per aprire le porte al premierato. Quasi tutti incroci ad alto rischio che il governo dovrà affrontare di qui a fine anno.

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