Mediaset torna in Olanda (questa volta forse con Vivendi)
Mediaset fa dietrofront sul voto maggiorato ma rilancia sul trasferimento della sede in Olanda, progetto annullato un anno fa insieme all'operazione MediaForEurope
di Andrea Biondi
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I punti chiave
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Riprende vita il progetto di espansione internazionale di Mediaset. E il gruppo di Cologno riparte da lì dove si era fermato: dall'Olanda. Con una grande, sostanziale differenza: si riparte contando sull’avallo anche delle minoranze. Niente muro contro muro con Vivendi. La prova immediata sta nell’abrogazione del voto maggiorato con una assemblea straordinaria convocata per il 27 maggio. Il 23 giugno è prevista l’assemblea straordinaria per lo spostamento in Olanda della sede legale del Biscione.
Prove di convivenza fra Mediaset e Vivendi
Due mesi a partire da adesso, insomma, per il nuovo corso di Mediaset. Il Cda del gruppo di Cologno, riunitosi sotto la presidenza di Fedele Confalonieri, ha dato l’ok ai conti 2020, ma ha anche tracciato le basi per un percorso in cui mettere in disparte anni di liti con il socio francese Vivendi e testare la possibilità di convivere sulla base di un progetto concreto. E lo spostamento in Olanda è il primo vero banco di prova
Assemblea il 23 giugno per votare sull’Olanda
Il consiglio di amministrazione di Mediaset, si legge nella nota del gruppo, ha stabilito «fondamentale per la strategia del gruppo di accedere a un ecosistema, con un modello di governance ispirato ai migliori standard internazionali e in linea con quello adottato da Mediaset fino a oggi». Per questo ha deliberato all'unanimità di sottoporre agli azionisti, in occasione di una assemblea straordinaria in programma per il prossimo 23 giugno, «la proposta di trasferire la sede legale della società ad Amsterdam, Olanda».
I motivi che spingono verso l’Olanda
Quali le motivazioni? Mediaset ne elenca quattro: «Facilitare un più realistico apprezzamento della Società da parte del mercato borsistico e più in generale della business community internazionale che ancora oggi tende a considerare quello dei broadcaster come un business “locale” e perciò strettamente connesso e dipendente dalle valutazioni del contesto economico domestico» ma anche «rafforzare la capacità di Mediaset di raccogliere capitali e risorse finanziarie necessarie per sostenere lo sviluppo di nuovi progetti di business e per agevolare operazioni di integrazione con nuovi partner»; «disporre di un ordinamento giuridico conosciuto e apprezzato da operatori del mercato e investitori a livello internazionale in grado di valorizzare la dimensione paneuropea del business cui punta Mediaset, preservando al contempo l'identità e la storica presenza negli attuali mercati di riferimento»; «assicurare ampie tutele agli investitori, garantendo un alto grado di certezza del diritto e delle relazioni contrattuali/commerciali e, conseguentemente, della realizzabilità del progetto di internazionalizzazione».
In Italia la sede effettiva e quella fiscale
Le azioni, precisa ancora Mediaset, resteranno quotate a Piazza Affari e «in Italia rimarrà anche la sede effettiva nonché la residenza fiscale della società”. Gli azionisti di Mediaset che non voteranno a favore del trasferimento saranno legittimati ad esercitare, ove la relativa delibera venga approvata, il diritto di recesso ai sensi di legge. Il prezzo spettante agli azionisti che eserciteranno il diritto è pari a Euro 2,181 per azione».


