Previdenza

Medici: le istruzioni per accedere alla pensione nel 2025

Per gli ospedalieri tetto massimo di 72 anni che scende a 64 con specifici requisiti contributivi. Con Enpam l’assegno scatta a partire da 62 anni

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A partire dal 2025, il limite per continuare a lavorare nel pubblico, è stato allineato a quello previsto per la pensione di vecchiaia, fissato a 67 anni. Questo limite si applica alla maggior parte dei dipendenti pubblici, ma con delle eccezioni per alcune categorie professionali, come i magistrati, i professori universitari e i dirigenti medici. Per loro, i limiti di età possono essere ancora più alti, considerando la natura specifica e altamente qualificata delle loro mansioni.

Per i medici ospedalieri il tetto era già stato portato in precedenza a 72 anni dal Milleproroghe 2023 con alcune limitazioni, che sembra debbano essere eliminate con la nuova disposizione del Milleproroghe 2025. Ma per chi non volesse rimanere in servizio così a lungo esiste, oltre che il pensionamento anticipato a 42 anni e dieci mesi per gli uomini e 41 e dieci mesi per le donne, è possibile utilizzare un canale che ha avuto modifiche significative che è quello della pensione di vecchiaia contributiva (64 anni più tre mesi di finestra), ma in presenza di altri significativi requisiti.

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Il riscatto per chi aderisce alla previdenza complementare

A partire dal 2025, infatti, chi ha aderito a forme di previdenza complementare ( per i medici dipendenti la principale è il Fondo Perseo Sirio, ma va segnalato anche FondoSanità per i liberi professionisti ), potrà computare il valore della rendita integrativa aggiungendolo alla pensione pubblica maturata, allo scopo di raggiungere l’importo minimo di pensione per attivare tale canale di uscita : 3 volte il valore dell’assegno sociale, circa € 1.616 al mese per tredici mensilità.

Tuttavia, chi chiama in causa la rendita della pensione integrativa, dovrà avere un’anzianità contributiva di almeno 25 anni ( per chi non la usa gli anni necessari resteranno 20 ), che diventeranno 30 anni nel 2030.

In realtà un medico con almeno 20 anni di contribuzione non dovrebbe avere problemi a raggiungere l’importo soglia previsto dalla legge, sicché l’innovazione normativa per questa categoria non dovrebbe essere particolarmente impattante. Oltre tutto, utilizzando la rendita integrativa, però, fino a 67 anni non si potrà cumulare la pensione con redditi di lavoro dipendente o autonomo, clausola questa molto penalizzante per i professionisti.

Il legislatore, proprio per mettere un argine a questa opportunità, sin dall’origine, ha tuttavia previsto l’impossibilità di passare al calcolo contributivo per coloro che sono in possesso di contribuzione antecedente al 1° gennaio 1996. In questo modo molti dei medici ultrasessantenni sono tagliati fuori. Ma il modo di eludere il blocco esiste e passa per la Gestione Separata dell’Inps. I medici in possesso di contribuzione da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (sono molti, e tra questi tutti coloro che hanno beneficiato del contratto all’interno delle scuole di specializzazione), possono infatti attivare la cosiddetta facoltà di computo contributivo per tutti i versamenti presenti, e così tagliare in anticipo il traguardo della pensione.

Con quota 103 il calcolo è interamente contributivo

Si potrà ancora accedere a quota 103 raggiungendo i 62 anni di età e almeno 41 anni di contributi entro il 31 dicembre 2025, a cui va aggiunta una finestra di 7 mesi per i lavoratori del settore privato e di 9 mesi per quelli del pubblico. Ma l’importo dell’assegno sarà calcolato interamente con il metodo contributivo, in genere meno vantaggioso di quello misto a cui i pensionandi avrebbero diritto secondo le regole ordinarie, e l’importo effettivamente messo in pagamento tra il pensionamento e il raggiungimento del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia non potrà essere superiore a quattro volte il trattamento minimo di ogni anno. Durante lo stesso arco di tempo la pensione potrà essere cumulata solamente con redditi da lavoro autonomo occasionale per un massimo di 5mila euro lordi annui.

Sotto i 41 non si va a meno di non svolgere lavori usuranti, tra i quali quello di medico non c’è per via di una promessa non mantenuta. Il legislatore nel 1993 aveva inserito medici e chirurghi d’urgenza ed anestesisti rianimatori tra le categorie incluse, ma il decreto legislativo n.273 non è mai stato tradotto da decreti attuativi.

Enpam: pensione anticipata a partire da 62 anni

In Enpam è possibile andare in pensione anticipata a partire dai 62 anni se si possiedono 35 anni di contributi e 30 di anzianità di laurea. E quando si raggiungono i 42 anni di contributi non c’è limite di età. Anche per ingegneri e architetti (che possono andare via a 63 anni e 6 mesi con 35 anni di contributi), o per i commercialisti (che possono uscire a 61 anni con 38 di contributi) per andar via senza penalità, ricevere l’assegno, continuare a lavorare da liberi professionisti basta una somma tra età e contributi dai 97 ai 99 anni – e non 100, 102 o 103 come in Inps.

Ma niente è regalato. Come ha dichiarato il presidente Enpam Alberto Oliveti, « le Casse private hanno meccanismi di calcolo per cui chi va in pensione prima si paga da solo il beneficio dell’anticipo ottenendo un assegno ridotto rispetto a quello di vecchiaia ».

Nel 2025 le regole per andare in pensione con l’Enpam non cambiano.

Bisogna ricordare che il trattamento Enpam si compone prima di tutto di una pensione di base, di Quota A, che si matura con la contribuzione che versano tutti i medici e dentisti e che spetta quindi a tutti gli iscritti all’Ordine. A questa, si aggiunge un’eventuale altra quota ( Quota B ) che è calcolata sui contributi versati in base all’attività professionale specifica svolta nel corso della carriera: medicina generale, specialistica ambulatoriale, specialistica esterna, libera professione

Quota A e quota B: tutti i requisiti richiesti

I requisiti previsti dall’Enpam per il pensionamento per la pensione di vecchiaia ordinaria Quota A per tutti medici iscritti all’Ordine e Quota B per i medici liberi professionisti sono un’età anagrafica, attualmente pari a 68 anni, un’ anzianità contributiva effettiva, riscattata e/o ricongiunta di almeno 5 anni e di non essere titolare di una pensione da totalizzazione o di invalidità a carico dell’Enpam.

Per la Quota A, previa opzione per il sistema di calcolo contributivo, da esercitarsi entro e non oltre il mese di compimento del 65° anno di età, è possibile accedere alla pensione di vecchiaia anticipata, al compimento del 65° anno di età, in costanza di iscrizione all’Albo, e possesso di 20 anni di anni di contribuzione alla Quota A.

Può accedere alla pensione anticipata di Quota B, il medico che ha compiuto 62 anni, ha maturato 30 anni di anzianità di laurea e 35 anni di contribuzione. Oppure, senza il requisito dell’età minima, l’iscritto che ha maturato 30 anni di anzianità di laurea e 42 anni di contribuzione. Il trattamento pensionistico per la pensione di vecchiaia che spetta ai medici di medicina generale, ai pediatri di libera scelta, agli addetti alla continuità assistenziale e all’emergenza territoriale che svolgono attività professionale per il Servizio sanitario nazionale e/o per alcuni altri Enti (ad esempio: Inps, Inail, Ferrovie dello stato, Casse marittime, Casse aziendali ecc.) si matura quando si raggiunge il requisito dell’età anagrafica (68 anni dal 2018).

Le regole per chi cessa l’attività con enti non convenzionati

Possono andare in pensione anticipata gli iscritti che hanno cessato l’attività professionale con gli istituti del Servizio sanitario nazionale e/o con gli Enti non convenzionati con il Ssn (Inps, Inail, Ferrovie dello stato, Casse marittime, Casse aziendali ecc.) abbiano raggiunto il requisito minimo d’età di 62 anni ( dal 2018 ) e abbiano maturato un’anzianità di laurea di 30 anni e 35 anni di contribuzione effettiva, riscattata e/o ricongiunta. È invece possibile andare in pensione a qualsiasi età, se si hanno 30 anni di anzianità dalla laurea e 42 anni di contribuzione (effettiva, riscattata, ricongiunta). Possono andare in pensione anticipata gli i medici che lavorano in uno degli istituti del Servizio sanitario nazionale, e/o in un Ente convenzionato con il Ssn, come specialisti ambulatoriali o nell’ambito della medicina dei servizi (medici legali, medici scolastici ecc.) qualora abbiano cessato l’attività professionale con gli istituti del Servizio sanitario nazionale e/o con gli Enti non convenzionati con il Ssn e che abbiano raggiunto il requisito minimo d’età ( 62 anni ) e maturato un’anzianità di laurea di 30 anni e 35 anni di contribuzione effettiva, riscattata e/o ricongiunta. Possono chiedere la pensione senza il requisito dell’età minima coloro c che abbiano maturato un’anzianità di laurea di 30 anni e 42 anni di contribuzione effettiva, riscattata e/o ricongiunta.

Gli specialisti esterni che lavorano presso strutture sanitarie accreditate con il Servizio sanitario nazionale (studi professionali, associazioni di professionisti, società di persone), o che svolgono la loro attività presso Società professionali, mediche e odontoiatriche, e Società di capitali accreditate con il Servizio sanitario nazionale, oppure che hanno trasferito l’accreditamento da persona fisica a persona giuridica (ossia a società), possono andare in pensione anticipata qualora abbiano cessato l’attività professionale presso le Società professionali, le società di capitali o le strutture sanitarie accreditate con il Servizio sanitario nazionale, oppure hanno trasferito l’accreditamento da persona fisica o da Società ad altra forma societaria e abbiano raggiunto il requisito minimo d’età ( 62 anni ) e maturato un’anzianità di laurea di 30 anni e 35 anni di contribuzione effettiva, riscattata e/o ricongiunta.

Medici di famiglia: come richiedere l’anticipo

I medici di cure primarie a ciclo di scelta (medici di famiglia) e i pediatri di libera scelta possono richiedere l’anticipo della prestazione previdenziale (App) se hanno i requisiti per la pensione anticipata o di vecchiaia nella gestione dei Medici di medicina generale; almeno 1.300 assistiti (medico di cure primarie a ciclo di scelta); almeno 700 assistiti se pediatra; e scegli di ridurre l’attività da un minimo del 30% a un massimo del 70%.

Per la parte di attività convenzionata che continuerà a svolgere percepirà il compenso corrispondente dall’Asl. Per la parte di attività a cui ha rinunciato percepirà un assegno dall’Enpam sotto forma di anticipo della prestazione previdenziale (calcolato con i criteri della pensione anticipata).

Gli specialisti ambulatoriali convenzionati con il Ssn possono richiedere l’anticipo della prestazione previdenziale (App) sia per la pensione anticipata o di vecchiaia qualora sia titolare di un incarico di almeno 20 ore settimanali e scelga di ridurre del 50% le ore di incarico. Chi sceglie l’App dimezza le proprie ore di lavoro e riceve una parte di stipendio dalla Asl e una parte della pensione anticipata Enpam. L’orario che resterà libero sarà coperto da colleghi più giovani .

Ricordiamo che è possibile anche utilizzare il meccanismo del cumulo che permette di mettere insieme i periodi contributivi non coincidenti, per raggiungere i requisiti per il pensionamento e avere un unico assegno di pensione materialmente pagato dall’Inps.

Scegliendo di percepire la pensione di vecchiaia in cumulo Enpam+Inps, la parte di pensione di Inps si può percepire a 67 anni, a condizione di avere almeno 20 anni di contribuzione complessiva e aver cessato l’attività da dipendente. Invece, la parte Enpam si può percepire a 68 anni, a condizione di avere almeno 20 anni di contribuzione complessiva e aver cessato le attività diverse dalla libera professione.

La pensione anticipata, invece, si può percepire indipendentemente dall’età, con 42 anni e 10 mesi di contribuzione per gli uomini o 41 anni e 10 mesi di contribuzione per le donne e 30 anni di anzianità di laurea. È prevista una finestra di 3 mesi per iniziare a ricevere l’assegno di pensione, occorre comunque aver cessato le attività diverse dalla libera professione e non si deve essere titolari di alcuna pensione.

È bene sottolineare che, in ogni caso, per ricevere una pensione Enpam è necessario essere in regola con il versamento dei contributi.

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