Mediobanca prepara le difese (e per la Borsa l’offerta di Mps è già a sconto)
Martedì in cda la relazione tecnica sull’offerta che verrà giudicata «ostile». Il premio del 5% a fine giornata diventa negativo per il 9,4%. I dubbi del mercato sulle sinergie
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I punti chiave
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Il boccino è stato lanciato, ma bisognerà vedere dove si fermeranno poi le bocce. Per la prima volta nella sua storia Mediobanca si troverà a esercitare le sue arti su se stessa per difendersi. Martedì sul tavolo del consiglio arriverà la relazione tecnica sull’offerta di scambio di Mps – annunciata a sorpresa all’alba di ieri sulla totalità del capitale di Piazzetta Cuccia – e non c’è dubbio che la proposta, non concordata, sarà dichiarata ostile.
La relazione farà probabilmente sue le considerazioni che già sta facendo il mercato, che ha spinto in alto le azioni di Mediobanca ma in basso quelle di Mps con le quali dovrebbero essere scambiate, argomentando che l’offerta non crea valore e anzi diluisce la crescita di utili e ricavi che ha contraddistinto finora la traiettoria della banca d’affari milanese guidata da Alberto Nagel.
La reazione a Piazza Affari
La Borsa ha buttato “fuori mercato” fin dall’esordio l’offerta della banca senese che, non avendo il valore certo del contante, dipende da quanto il mercato prezza i due titoli oggetto di scambio carta contro carta. Il magro premio del 5,03% sulle quotazioni della vigilia si è immediatamente dissolto tramutandosi in uno sconto che alla chiusura di Piazza Affari è arrivato al 9,4%. Al concambio proposto di 2,3 azioni Mps per ciascuna azione Mediobanca l’offerta, ai prezzi di riferimento del 24 gennaio, valeva 14,927 euro (Mps ha ceduto il 6,91% fermandosi a 6,49 euro), mentre Mediobanca, che ha fatto un balzo del 7,72%, ha concluso la seduta a 16,47 euro. Nessun investitore finanziario scambierebbe titoli con altri titoli per perderci.
La valutazione degli analisti
Nei primi report degli analisti emergono dubbi sulle effettive sinergie che si potrebbero sprigionare in un deal che combina una banca d’affari con una banca commerciale, un abbraccio che in passato si è rivelato mortale per molte realtà internazionali. Morgan Stanley sottolinea che il “fit strategico” non è ovvio, considerato che il business di Mediobanca è concentrato sull’investment banking, sul wealth management di fascia alta e sul credito al consumo, mentre Mps si focalizza sui servizi tradizionali di banca retail e commerciale. Sulle possibili sinergie di costo i benefici sono condizionati dalla limitata sovrapposizione delle attività delle due banche, osserva anche Keefe, Bruyette & Woods. Di rischio dissinergie parlano Equita e anche Jefferies. Elementi che evidentemente hanno portato a sopravanzare il beneficio dell’utilizzo dei crediti fiscali sulle perdite pregresse di Mps – valore attuale netto quantificato da Siena in 1,2 miliardi – che si tradurrebbe in minori tasse da pagare sugli utili realizzati dall’ipotizzata aggregazione.
Le mosse degli azionisti
Se le valutazioni del mercato vanno in questa direzione – come si è visto dall’andamento di Borsa di venerdì - diverso è il discorso per gli azionisti che giocano in proprio, che potrebbero fare altre considerazioni nell’ambito di progetti di più lungo periodo. Tra le condizioni di efficacia dell’offerta Mps ha indicato il superamento della soglia del 66,67% del capitale di Mediobanca, riservandosi però di rinunciarvi o di modificarla. In teoria Mps potrebbe cioè accontentarsi anche di un quantitativo inferiore di azioni che permettesse però per esempio di esprimere una maggioranza in consiglio. Nell’azionariato di Mediobanca, come illustrato nel documento Mps che annuncia l’Ops, c’è Delfin, la cassaforte della famiglia Del Vecchio, col 19,39% e il gruppo Caltagirone con il 5,499%, (all’assemblea di fine ottobre 2023, che ha rinnovato il consiglio, i primi due soci erano arrivati intorno al 30%). Gli stessi due azionisti si ritrovano anche nel capitale di Mps dove, dopo il parziale collocamento della quota del Tesoro, Delfin detiene il 9,78% e il gruppo Caltagirone il 5,026%.


