Al Senato

Meloni: l’Europa che vuole iperegolamentare tutto non sopravviverà, serve nuova visione. No a rappresaglie sui dazi

Con 109 voti favorevoli, 69 contrari e 4 astensioni approvata la risoluzione di maggioranza sugli impegni del governo al Consiglio europeo di giovedì e venerdì. Per la difesa comune «l’Italia non intende distogliere un solo euro dai fondi della coesione», dice la premier

Meloni: "L'Europa che vuole iper regolamentare tutto non sopravviverà, serve nuova visione"

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Con 109 voti favorevoli, 69 contrari e 4 astensioni l’Aula del Senato ha approvato la risoluzione di maggioranza sugli impegni del governo al Consiglio europeo di giovedì e venerdì. Sottoscritto da tutti i gruppi di centrodestra, il documento è stato votato dopo le comunicazioni della premier Giorgia Meloni in Aula. La risoluzione si articola in 12 impegni, non cita il piano di riarmo varato dalla Commissione europea e ribadisce, fra l’altro, il sostegno all’Ucraina «per tutto il tempo necessario, fermo restando l’auspicio di una rapida conclusione dei negoziati di pace», l’impegno del governo a «una politica di difesa che rinforzi le capacità operative degli Stati nazionali europei nel quadro dell’alleanza Nato» e rimarca la necessità di opporsi a eventuali proposte di tasse aggiuntive nel negoziato sul prossimo bilancio della Ue. «Faremo di tutto perché l’Europa non sia soffocata dalle sue stesse regole». Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante le comunicazioni in Senato in vista del prossimo Consiglio europeo. Il governo sostiene «gli strumenti di semplificazione e riduzione degli adempimenti», «se l’Europa pensa di sopravvivere in questa fase continuando a pretendere di iper-regolamentare invece di liberare energie non sopravviverà. È una nuova visione che serve ed è la politica che deve tracciare la rotta non la burocrazia».

No a rappresaglie sui dazi

Sul tema dei dazi «il quadro è complesso e in costante evoluzione, tenuto conto che gli Stati Uniti hanno attivato misure simili anche nei confronti di altre nazioni», «ma io sono convinta che si debba continuare a lavorare, con concretezza e pragmatismo, per trovare un possibile terreno d’intesa e scongiurare una ’guerra commerciale’ che non avvantaggerebbe nessuno, né gli Stati Uniti né l’Europa. E credo che non sia saggio cadere nella tentazione delle rappresaglie che diventano un circolo vizioso nel quale tutti perdono».

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«Se è vero che i dazi imposti sulle merci extra Ue possono teoricamente favorire la produzione interna - prosegue la premier -, in un contesto fortemente interconnesso come quello delle economie europea e statunitense, il quadro si complica. I dazi possono facilmente tradursi in inflazione indotta, con la conseguente riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e il successivo innalzamento dei tassi da parte della Bce per contrastare il fenomeno inflattivo, come abbiamo già visto. Risultato: inflazione e stretta monetaria che frena la crescita economica. Non sono certa, insomma, che sia necessariamente un buon affare rispondere ai dazi con altri dazi. Per questo, credo che le energie dell’Italia debbano essere spese alla ricerca di soluzioni di buon senso tra Stati Uniti ed Europa».

Competitività vuol dire saper difendere nostri valori

Per Meloni «la competitività può essere considerato un concetto astratto ma vuol dire la possibilità per i nostri figli di trovare lavori qualificati e ben remunerati senza dover lasciare la propria nazione. Competitività vuol dire per gli Stati nazionali poter offrire servizi sociali adeguati e sempre migliori ai cittadini. Competitività significa, allargando la prospettiva, disporre dei mezzi e delle risorse necessarie non solo a non dipendere da altri, ma anche a poter difendere i nostri valori e la nostra visione a livello internazionale».

Una combo della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nell'aula del Senato, Roma, 18 marzo 2025. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI/FILIPPO ATTILI

Prezzi troppo alti energia, misure immediate

I prezzi «troppo alti» dell’energia richiedono, secondo Meloni, «misure immediate e strutturali» anche con «misure a lungo termine. La riforma del mercato elettrico europeo è un importante passo avanti per un mercato più resiliente e flessibile e in grado di dare stabilità. È fondamentale assicurare una attuazione veloce». L’Italia «si è candidata come hub di approvvigionamento e distribuzione per far incontrare l’offerta del continente africano e l’Europa anche attraverso il Piano Mattei».

Ridurre del 25% tutti gli oneri amministrativi, 35% per Pmi

«Sosteniamo l’azione di semplificazione avviata dalla Commissione europea con i pacchetti Omnibus, il primo dei quali è stato presentato pochi giorni fa ed è dedicato alla semplificazione delle regole di rendicontazione e due diligence per la sostenibilità. Siamo però convinti che l’azione di semplificazione non debba arrivare solo a valle, ma intervenire a monte, in tutte le nuove proposte di legislazione europea. Condivideremo per questo l’invito alla Commissione, e con lei ai co-legislatori, a lavorare per raggiungere l’obiettivo di ridurre il costo di tutti gli oneri amministrativi almeno del 25% per tutti, e almeno del 35% per le piccole e medie imprese».

No a un Green Deal con un nome diverso

«Continueremo ad insistere per una politica industriale efficace, che sappia combinare gli obiettivi ambientali con la competitività, rinunciando agli eccessi ideologici che abbiamo purtroppo visto e denunciato in passato. Il Clean Industrial Deal, presentato dalla Commissione, va in questa direzione. Sia chiaro che intendiamo impedire un nuovo Green Deal con nome diverso». Meloni, nel corso delle sue comunicazioni in aula al Senato in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 marzo. è perentoria. «Chiediamo azioni concrete: il settore auto non può essere abbandonato al proprio destino, per questo abbiamo presentato un paper con la Repubblica Ceca, anche grazie a questo nostro lavoro la Commissione ha presentato un piano di lavoro per settore il automotive, con una prima soluzione per il tema delle multe ai produttori non in linea con gli obiettivi (fissati dal Green Deal, ndr)». «Lavoriamo - garantisce Meloni - perché questi temi siano anche nelle conclusioni del prossimo Consiglio, occorrerà insistere perché venga applicato realmente il principio della neutralità tecnologica».

Siamo a fianco Kiev, maggioranza su stessa linea

“Sosteniamo gli sforzi del presidente Donald Trump” per una soluzione della guerra in Ucraina, dice la presidente del Consiglio. «Il sostegno al popolo ucraino non è mai stato in discussione», «lo facemmo senza tentennamenti» quando scoppiò la guerra «e a distanza di oltre tre anni quella scelta è rimasta immutata, non solo per Fratelli d’Italia, ma per l’intera coalizione di governo, questo impegno lo rivendichiamo davanti al mondo, siamo una nazione che rispetta i propri impegni internazionali e proprio per questo il suo parere conta». Quanto all’invio di truppe in Ucraina «non è mai stato all’ordine del giorno» e quella di Gran Bretagna e Francia «è una proposta molto complessa, rischiosa e poco efficace».

Usa-Ue, chi scava solco indebolisce intero Occidente

«Chi ripete ossessivamente che l’Italia dovrebbe scegliere tra Europa e Usa, lo fa strumentalmente per ragioni di polemica domestica o perché non si è accorto che la campagna elettorale americana è finita dando a Donald Trump il mandato di guidare gli Stati Uniti e di conseguenza ai suoi partner europei di fare i conti con questa America. Chi per ragioni ideologiche alimenta una narrazione diversa tentando di scavare un solco tra le due sponde dell’Atlantico non fa che indebolire l’intero Occidente a beneficio di ben altri attori», osserva Meloni. «Noi crediamo che l’Italia debba spendere le sue energie per costruire ponti e non per solchi eppure in uno scenario tutt’altro che facile può fare la sua parte così come riteniamo che l’Italia debba lavorare dialogando con i propri partner a proposte efficaci per la costruzione di una pace giusta e duratura e non ci interessa il protagonismo delle parole, ci interessa il protagonismo dei fatti, significa anche che il ruolo dell’Italia non è quello di seguire acriticamente i partner europei piuttosto che i partner americani, ma al contrario quello di offrire il suo franco punto di vista e, se necessario, segnalare anche il suo dissenso perché la posta in gioco è troppo alta e questo fa una nazione seria».

ReArm nome forviante, difesa non solo arsenali

Già durante il Consiglio europeo straordinario ho detto «di non condividere la denominazione» ReArm Europe, bisogna cambiare nome perché «credo sia forviante per i cittadini. Siamo chiamati a rafforzare le strategie difensive ma oggi rafforzarle non significa banalmente acquistare armamenti». A suo giudizio, serve «un questo approccio a 360 gradi perché senza difesa non c’è sicurezza e senza sicurezza non c’è libertà. Quindi quando abbiamo proposto di rinominare il piano non abbiamo posto una semplice questione semantica o nominalistica ma di merito». In ogni caso l’Italia «non intende distogliere un solo euro dai fondi della coesione».

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