La leadership mondiale fra Usa e Cina? Si gioca sulla Luna
di Patrizia Caraveo
di Flavia Landolfi
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La parola magica è modello Genova. Altrimenti detto “metodo Morandi”. È quella la deregulation che ha consentito di ricostruire il ponte in Liguria venuto giù nell’agosto 2018. Arteria stradale cruciale per la città portuale e per la logistica è stato ricostruito in tempi record sotto il governo Conte: per farlo però è stato necessario dribblare i complessi passaggi del Codice degli appalti pubblici. Cosa che si vorrebbe replicare anche per la costruzione del Ponte sullo stretto di Messina, oggetto in questi giorni di una nuova stagione di popolarità.
In un incontro tra il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini con i presidenti della Calabria e della Sicilia, Roberto Occhiuto e Renato Schifani, la grande opera accantonata dopo anni di stop&go - e oggetto anche di contenziosi giudiziari - sembra aver ritrovato nuova vita. Il governo Meloni per altro promette che questa volta si marcerà speditamente. Ma con quale progetto? E come? L’ipotesi circolata in questi giorni fa riferimento al primo programmna, a una campata, archiviato dal governo Monti. E per accelerare si parla appunto del modello Genova. Ma facciamo un passo indietro.
In principio fu l’articolo 1 del Dl 109/2018 (legge 130/2018) approvata in fretta e furia dopo il crollo del Ponte Morandi ha sancito la nomina di un Commissario straordinario per la ricostruzione: a questa figura con super-poteri straordinari è affidato il compito di provvedere urgentemente alla progettazione, affidamento e ricostruzione dell’opera.
Ma qual è la particolarità di affidare a un Commissario straordinario la realizzazione di un’opera? In una parola, la deroga. Per le sue funzioni quindi il Commissario rispetterà solo il Codice penale e i regolamenti antimafia. Di qui la possibilità di ricorrere a una procedura negoziata - in linea con le disposizioni comunitari - che dribblando la classica gara d’appalto è il vero motore della possibilità di bruciare le tappe.
In passato si chiamava trattativa privata e anche se con il tempo è stata parzialmente rivista in chiave di trasparenza la sostanza è sempre la stessa: il Commissario straordinario invita un certo numero di imprese a presentare le loro offerte e sceglie quella più congrua. A bruciare la tappe c’è poi tutto l’apparato autorizzatorio che nel caso della ricostruzione di un’opera si assottigliano notevolmente rispetto a un’infrastruttura da costruire ex novo.