L’Iran rischia di diventare l’Alcatraz di Trump
di Giuliano Noci
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Un restyling del bonus cultura, che tuttavia continuerebbe a essere previsto per i diciottenni nelle famiglie a basso reddito. Il governo tira il freno a mano sullo stop al sostegno. Dopo le proteste dell’opposizione e delle associazioni di settore ma anche i forti dubbi espressi da parte di Forza Italia la misura sembra destinata quantomeno a essere riformulata, rimanendo nella sostanza.
«Non vogliamo abolire» il bonus ai diciottenni per la cultura». Così la premier Giorgia Meloni, in un video sui social per la sua rubrica “#gliappuntidigiorgia”. La leader di FdI ha spiegato che «non c’è ragione» che lo riceva «il figlio di un milionario, di un parlamentare, o mia figlia. Va introdotto un limite al reddito di chi accede a questa misura, e vanno meglio definiti i contenuti e le cose che si possono acquistare con queste risorse e credo anche che occorra lavorare sulle truffe - aggiunge -.Quindi confermo che intendiamo modificare questa norma, senza però togliere queste risorse alla loro destinazione originale, i giovani e la cultura».
Nel mirino è finito l’emendamento di maggioranza alla Legge di Bilancio che prevede, tra le altre cose, l’abrogazione della cosiddetta “18 App”, il bonus di 500 euro per i consumi culturali dei giovani che dovrebbe poi essere sostituita da una nuova “Carta Cultura”. Dopo le polemiche delle ultime ore, dalle ultime dichiarazioni di esponenti della maggioranza emerge dunque la volontà di “cambiare rotta”: la linea sarebbe quella di non abolire il bonus, ma modificarlo.
Prima che intervenisse la premier, ad aggiustare il tiro dell’intervento era stato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. «L’emendamento è del Parlamento, ma reputo si debba fare una riflessione sulla cosiddetta App18 che così com’è mostra criticità», aveva detto. «È necessario ridefinirla e rinominarla, affinché questo strumento diventi realmente una modalità di consumi culturali per i giovani orientandoli alla lettura di libri, alla visita di mostre, ai corsi di lingua e alla musica». Secondo Sangiuliano «va modificata perchè mostra criticità, ma dire che la cancelliamo è falso. Va introdotta una soglia Isee che escluda persone appartenenti a famiglie con redditi elevati». Contraria a questa soluzione Iv: «18App deve rimanere universale. Introdurre l’Isee significa non riconoscere questo principio».
«Non aboliamo la App 18. È una fake news», aveva a sua volta chiarito il presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, Federico Mollicone (FdI), firmatario dell’emendamento sulla Carta per la cultura destinata ai 18 enni. Ospite di Sabato 24 su Rainews24, aveva spiegato che «verrà fatta una nuova Carta con criteri più trasparenti ed equi, perché c’è anche il tema sociale». La nuova Carta «potrebbe essere legata all’Isee. Poi, oggi ci si comprano i libri di testo e questo non può avvenire perché la carta è erogata dal Ministero della cultura e i libri di testo non sono ammessi. Ma, di fatto, così è diventata un ammortizzatore sociale».