Motivazione sul lavoro: come assicurarla a sé stessi e al proprio team
Gli italiani sono i meno coinvolti sul lavoro, con solo un 4% di engagement contro una già bassa media europea del 14% e globale del 21%
di Irene Vecchione *
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Cosa ci fa svegliare con entusiasmo al mattino? Cosa ci sostiene davvero e nel tempo sul lavoro? Cosa porta a scegliere di cambiare? La motivazione è l’energia psicologica che induce l’azione. Quando ci serve uno sprint, ingeriamo zucchero sotto forma di snack, ad esempio. Questo carburante è pronto all’uso, ma si consuma rapidamente, facendoci sentire il bisogno di un’altra “iniezione energetica”. Quando, invece, mangiamo una manciata di mandorle o facciamo una colazione salata, generiamo un’energia più durevole e favorevole alle alte prestazioni.
Lo stesso vale per la motivazione. Quella da “cibo spazzatura” è alimentata da ricompense, incentivi, potere, status, paura: gli equivalenti psicologici di zucchero e caffeina. Potremmo sperimentare una scarica iniziale di energia, ma la motivazione sub-ottimale creata non può sostenere la spinta necessaria per raggiungere gli obiettivi o prosperare in un medio-lungo termine.
Vanno allora sfatati i falsi miti del motivatore esterno o della leva economica stand-alone, sostenendo invece percorsi di auto-consapevolezza che consentano alle persone di avere sempre presente quali sono le loro motivazioni profonde che sottendono le scelte professionali. Solo così potrà essere garantita un’automotivazione duratura.
Certo, come leader e manager possiamo incidere molto sull’energia dei nostri team: condividere il purpose dell’impresa, essere trasparenti, autentici, dare fiducia e valore a ciascuno attraverso l’ascolto e i feedback, rendere le persone autonome nel prendere decisioni in linea con la strategia aziendale, sostenere la cultura dell’errore e dell’organizzazione basata sull’apprendimento, offrire opportunità di crescita e di miglioramento permanente, leggere i singoli nella loro interezza e non solo come lavoratori…
Tuttavia, ripartendo dall’individuo: cosa anima la scelta di una nuova posizione? Cosa attrae? Cosa dà energia e cosa la toglie? Da cosa si è sostenuti nel percorso di crescita interno? In tal senso, il contributo di Edgar Schein agli studi organizzativi ha permesso di creare una tassonomia di otto ancore di carriera, di riferimento anche per noi di Tack TMI Italy per la creazione di un nuovo tool di digital assessment derivato dalla nostra expertise nel learning&development:

