Mottarone, Gip non convalida il fermo. Tadini: «In 15 giorni usato 10 volte forchettoni»
Disposti arresti domiciliari per il caposervizio della funivia, scarcerati il gestore e il direttore di esercizio. Pm: «Non è sentenza di assoluzione»
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I punti chiave
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Il giudice delle indagini preliminari Donatella Banci Buonamici ha disposto la scarcerazione dei fermati per la strage alla funivia del Mottarone.
Per il caposervizio Gabriele Tadini, l’unico ad aver confessato di aver inserito i forchettoni e inibito l’impianto frenante di emergenza, sono scattati gli arresti domiciliari. Tornano invece in libertà gli altri due indagati: il gestore dell’impianto Luigi Nerini e il direttore di esercizio Enrico Perocchio. Intanto Eitan, il bimbo di 5 anni sopravvissuto, non è più in pericolo di vita. «Le condizioni sono in significativo miglioramento e questa sera la prognosi è stata sciolta. È in costante miglioramento sia dal punto di vista del trauma toracico sia dal punto di vista del trauma addominale», si apprende da fonti mediche dell’ospedale Regina Margherita di Torino dov’è ricoverato.
La decisione di non convalidare il fermo deciso dalla procura mercoledì scorso è arrivata nella serata di sabato 29 maggio: per il magistrato, non ci sono elementi sufficienti per trattenere in carcere i tre attualmente indagati per concorso in omicidio colposo plurimo e in lesioni colpose gravissime, falso in atto pubblico e rimozione dolosa di sistema di sicurezza.
Intanto migliora e ha ricominciato a mangiare Eitan, il bambino di cinque anni unico sopravvissuto alla strage. È quanto si apprende dall'ospedale infantile Regina Margherita di Torino dovè ricoverato.
Pm: «Scarcerazione non è sentenza di assoluzione»
“Questa non è una sentenza di assoluzione, è solo una fase cautelare. Non la vivo come una sconfitta sul piano investigativo anche perché è stata accolta la nostra configurazione giuridica dei reati e quindi il nostro impianto accusatorio. Non ho mai considerato l’indagine chiusa e nemmeno in una fase avanzata. In ogni caso non finisce qui, le indagini continuano per accertare tutte le responsabilità». Così, dopo la scarcerazione dei tre indagati, parla la procuratrice capo di Verbania Olimpia Bossi.
