“My Favourite Cake”, malinconica pellicola iraniana sulla terza età
In concorso il nuovo film di Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha e “A Different Man” di Aaron Schimberg con Sebastian Stan
di Andrea Chimento
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Il cinema iraniano torna protagonista alla Berlinale: dopo aver vinto ben tre Orsi d’oro negli ultimi quindici anni (“Una separazione” nel 2011, “Taxi Teheran” nel 2015 e “Il male non esiste” nel 2020), una delle nazioni artisticamente più impegnate del mondo è ancora in concorso al festival tedesco con “My Favourite Cake”, terzo lungometraggio di Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha.
I due erano già stati in gara a Berlino nel 2021 con “Ballad of a White Cow”, film incentrato sul tema della giustizia in Iran, mentre questa volta si concentrano sul raccontare il personaggio di Mahin, una donna di settant’anni, che vive da sola a Teheran. Il marito è morto in un incidente trent’anni prima, mentre la figlia ha lasciato il paese insieme alla sua nuova famiglia.Mentre sta girando per la città, Mahin entra in un ristorante e si imbatte in un uomo della sua stessa età, solo come lei, che inviterà a casa sua per passare insieme qualche ora.Quello che inizialmente sembra il ritratto un po’ monotono di un’esistenza come tante, si trasforma presto in un film incisivo, capace di proporre diverse dinamiche sociali e politiche della situazione odierna iraniana, prendendo come esempio la vita di una donna anziana che proverà a riaprire il suo cuore dopo tanto tempo.
La condizione femminile
Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha scelgono infatti un caso individuale per parlare di qualcosa di molto più universale, inerente a numerose tematiche del loro paese natale: dalla condizione femminile al dover giustificare qualunque tipo di relazione, sia tra giovanissimi, sia tra persone di una certa età.
Un film emotivamente toccante
Soprattutto nella parte centrale, quando assistiamo alla magica serata che stanno passando i due protagonisti, il tasso emotivo cresce a dismisura, riuscendo a coinvolgere bene il pubblico nelle vicende che vengono raccontate.Il colpo di scena verso la conclusione è piuttosto prevedibile, ma la pellicola può dirsi ugualmente riuscita, grazie alla notevole costruzione dei due personaggi, ben scritti e ben interpretati. Tra i momenti da ricordare, una bellissima sequenza di ballo dove, in mezzo allo sfiorarsi dei corpi, si annida tutto il desiderio di superare le regole – della vita e delle leggi del paese – cercando di tornare davvero a vivere quantomeno per qualche ora.
“My Favourite Cake” è l’ennesima conferma che la cinematografia iraniana è una delle più importanti della contemporaneità, grazie a quella capacità di rappresentare l’urgenza dei messaggi anche in maniera delicata, con la consapevolezza che per scuotere a volte possano bastare poche parole e pochi gesti ben assestati.



